Carteggio d’amore tra Federico De Roberto e Ernesta Valle

Venerdì 12 maggio, a 
Catania, Casa Museo Giovanni Verga, “Il carteggio Federico De Roberto – Ernesta Valle, tra amore e letteratura” dal titolo Si dubita sempre delle cose più belle, a cura di Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla.

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Venerdì 12 maggio, alle ore 18,30, presso Casa-Museo Verga (via S. Anna, 8), avrà luogo la presentazione del carteggio d’amore e di letteratura tra Federico De Roberto e Ernesta Valle, Si dubita sempre delle cose più belle,  a cura di Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla, leggeranno Valentina Ferrante e Agostino Zumbo.

Il lettore potrà conoscere una storia d’amore segreta che ci fa ripercorrere una grande stagione letteraria, tra la Sicilia e Milano.

Frugare nel monumentale carteggio d’amore stilato a mano oltre un secolo fa da Federico De Roberto e Ernesta Valle non ci restituisce soltanto il segno della penna e il carattere della grafia ma pure un commovente piacere quasi dimenticato che ci fa rivivere la gioia di ricevere lettere gelosamente custodite in buste affrancate e timbrate. Un rito di irripetibili emozioni che rischia di essere definitivamente archiviato.

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Preziose per il valore storico, culturale, sociale, documentario e l’eleganza della scrittura di entrambi i corrispondenti, quello ora consegnataci dal corposo epistolario inedito di straordinario interesse anche perché, cosa rarissima, sono state conservate sia le lettere di Federico che quelle di Ernesta. A differenza della maggior parte dei carteggi pervenutici, ricordiamo per quello di Gabriele d’Annunzio e Eleonora Duse e di Luigi Pirandello e Marta Abba.

Un amore segreto quello che ci consegna il carteggio fra Federico De Roberto, già celebre autore del romanzo I Vicerè, e Ernesta Valle, moglie dell’avvocato Guido Ribera, giovane e bella. Fra sotterfugi, stratagemmi, astuzie, la corrispondenza si snoda dal  maggio 1897 al novembre 1903 in un intricato, durevole intreccio di temi intimi e letterari, in un continuo alternarsi di effusioni del cuore e tensioni creative.

Un’ardente storia d’amore che ci rivela aspetti che smentiscono l’immagine consegnataci dalla sua stessa opera, dell’austero, schivo, riservato, misogino Federico, Rico come lo chiama Ernesta, a sua volta ribattezzata Renata (perché “rinata” all’amore) o Nuccia (diminutivo di “femminuccia”), e insieme della vita intellettuale e mondana dei due poli fra cui si snoda, Milano e Catania, dalla fine dell’Ottocento ai primi del Novecento. Una donna di singolare modernità Renata, colta, raffinata, brillante, anche nella scrittura, i cui giudizi De Roberto sollecita e accoglie.

Meta prediletta di De Roberto è Milano, si può dedurre dall’epistole, la capitale dei poteri mediatici, finanziari, culturali, la città più progredita, operosa, ricca di vivacità artistica e di brulicanti iniziative, con le sue prestigiose case editrici, testate giornalistiche, rinomati teatri e gli elitari salotti. È lì che gli sono consentite assidue frequentazioni con i maggiori esponenti dell’intellighentia dell’epoca, giornalisti, scrittori, attori, editori.

Un carteggio che ci permette di seguire inoltre passo dopo passo le tappe dell’itinerario scrittorio di De Roberto, di penetrare nella sua officina nascosta, nella camera oscura dell’ispirazione, svelandoci progetti, fervori, traguardi, e soprattutto ansie, inquietudini, sconfitte.

Addentrarsi nell’intimità di De Roberto ci consente di attingere un ventaglio di notizie private della vita dello scrittore, indispensabili per ricostruirne nel dettaglio la biografia e per meglio mettere a fuoco il rapporto vita-opere.

Le lettere d’amore, infatti, si distinguono da tutte le altre dal momento in cui le leggiamo e cogliamo delle intercettazioni sui nostri momenti più riservati. Ciò le rende uniche per la sensazione che stiamo gettando lo sguardo su qualcosa che non ci appartiene. Quasi spiando. Instaurando un rapporto da complice, ambiguo, tra noi e i due amanti.

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Nella foto Federico De Roberto