Incontro con….Danila Satragno

In un momento, a mio avviso, non felice per il canto, per il vero canto, quello supportato da anni di studio, poter parlare con una persona che del canto ha fatto la sua ragione di vita, credo sia un’ opportunità imperdibile.

Pertanto non mi sono lasciata sfuggire l’ opportunità di fare una bella chiacchierata con una persona solare come Danila Satragno, splendida voce e concertista  della quale è appena uscito un album molto raffinato “Sanremo in Jazz.

Danila, però, è anche una stimata vocal coach, molti nomi illustri hanno affidato la propria ugola alle sue sapienti mani, talmente sapienti da pubblicare due metodi di studio di grande successo “Voglia di cantare” e “Accademia di canto”, dove viene illustrato il metodo d’ insegnamento da lei elaborato in 27 anni di studio.

Ho ascoltato con molto piacere il tuo ultimo lavoro “Sanremo in Jazz” che trovo molto raffinato e piacevole, come mai la tua scelta è caduta proprio su alcuni brani del Festival?

E’ nato tutto da un suggerimento di Stefano Senardi, (discografico e produttore n.d.r.), che mi ha proposto proprio di rivisitare dei sanremesi, nel contempo col mio gruppo di musicisti avevamo pensato di rivisitare in chiave jazz dei brani italiani, la nostra scelta era caduta su Fabrizio De Andrè, con il quale ho avuto il piacere di lavorare. La proposta di Senardi ha dato una svolta al tutto ed abbiamo optato proprio dei sanremesi.

Gli italiani sono molto attaccati alle tradizioni, sarà stata una bella sfida riproporre dei classici di Sanremo in chiave jazz?

“Si, lo è stato assolutamente, per quello che hai detto tu dell’ attaccamento alle tradizioni, ma anche perchè essendo vocal coach, dovevo “sfidare” delle grandi voci e mettere in pratica ciò che insegno quotidianamente, per cui dovevo mettermi in gioco a 360°. Ecco perchè ho scelto brani cantati da grandissimi interpreti. Per fortuna ho ricevuto dei grandissimi complimenti, soprattutto da Maurizio Fabrizio, autore di “Almeno tu nell’ universo” che reputa questa versione la più bella dopo quella di Mia.”

Una bellissima soddisfazione direi….

“….E non è stata l’unica. Per “La musica è finita” ho avuto il piacere di avere accanto Ornella Vanoni, che mi ha dato dei preziosi consigli sul come interpretare questo suo brano meraviglioso.”

Leggendo la tua biografia, la prima cosa che salta all’ occhio, sono le innumerevoli collaborazioni, davvero tantissime e con grossi nomi, ma sarà rimasto qualcuno con il quale ti piacerebbe lavorare?

“Assolutamente si, Sting, andrei anche a fargli da corista.

Allora dovresti farglielo presente….

… sicuramente, glielo farò sapere…”

…Anche per il tuo ultimo lavoro non sono mancate le grosse collaborazioni, una su tutte quella con Franco Cerri, perché proprio Cerri?

“Franco mi ha tenuto a battesimo, è stato il mio mentore, impossibile pensare che non mi affiancasse in questo lavoro.”

Cantante, ma anche vocal coach, tu che sai cosa significa la cura della voce, lo studio, non pensi che attualmente ci sia troppa esposizione vocale e ben poca cura del canto quello vero,corretto che arriva dallo studio?

“Ci sono dei giovani molto agguerriti, giovani che hanno finalmente compreso che lo studio è basilare nel canto, mentre qualche tempo fa lo studio era stato messo da parte. L’ avvio dei talent ha portato ad una ricerca ad uno studio, magari anche forzato dalla competitività, perchè vince il più bravo e pertanto, si cerca il miglioramento. Quello che penalizza il contenuto è la facilità di raggiungere il successo, per cui, manca la gavetta e tutto il lavoro che questa comportava, anche nella conoscenza dei grandi artisti dai quali carpire insegnamenti.

Per cui se da un lato, per fortuna, si tende allo studio dall’ altro la velocità di raggiungimento del successo, impedisce loro, l’ approfondimento che, invece, era ad appannaggio della vecchia guardia.”

La mia opinione è che ci sia troppa esposizione delle note alte, anche li dove non dovrebbero esserci e poca cura dell’ uso della voce, che poi porta a non interpretare bene il pezzo, perchè alla fine non riesci ad arrivarci…

“… Sono d’ accordo, molti poi dopo due concerti li devi curare perché si sono giocati tutto, non sapendo come gestire bene la propria voce. Il lavoro di un vocal coach è proprio quello di farti arrivare al massimo della tua potenza vocale, nel modo migliore, senza creare alcun danno.”

Hai partecipato anche alle selezioni di Amici, c’è una maggiore predisposizione verso il canto oppure verso il cantautorato?

“Assolutamente in Italia si tende ancora al bel canto. Per cui siamo ancora innamorati della nota alta e di dimostrare quanto siamo bravi. Il cantautorato era veramente debole, a parte Pierdavide Carone, che fu un’ eccezione, siamo veramente protesti verso il bel canto.”

Tu fai tantissime cose, ma se un giorno ti trovassi davanti ad una scelta cosa faresti?

“Questa è la domanda principale della mia vita ed è stata anche fonte di sofferenza per me. Molte persone mi hanno criticato per questa mia scelta di fare la vocal coach e contemporaneamente la cantante. A loro opinione sono due figure che  non potevano coesistere, il lavoro eccessivo ed alla fine sarebbe stato impossibile portare avanti entrambi dando il massimo. Invece, per me, entrambe le attività sono fondamentali e le porto avanti con scrupolo e molta convinzione. Non ho avuto né una famiglia, né figli, proprio per vivere in pieno il mio lavoro che amo profondamente. Anche Ornella Vanoni che si preoccupa molto carinamente della mia salute, crede che debba fare una scelta che renda anche riconoscibile agli altri o come vocal coach o come cantante. Personalmente, invece, penso che entrambe l’ espressioni convivono dentro di me, in quanto una cosa alimenta l’altra, pertanto non voglio fare una scelta perché mi sento di essere sia l’ una che l’ altra.”

L’ affibbiare etichette è una prerogativa tutta italiana…

“….sicuramente, se scegli un mestiere ben preciso sei più brava. Forse è anche così, ma penso che se non avessi studiato canto non sarei una cantante e se non fossi una cantante non potrei capire bene tutte le problematiche umane, artistiche e fisiche dei miei allievi. Pensa che da piccola sono andata allo Zecchino d’ Oro avevo nove anni e poi andavo in giro per l’ Italia a cercare delle belle voci….

…Insomma era nel DNA fare entrambe le cose…”

…Assolutamente si, per cui continuo a portarle avanti col massimo del mio impegno sempre.

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