I Minori Vietati dell’Universo Tempiano: I protagonisti di Zafferana Etnea

Le interviste dopo la prima assoluta dello spettacolo “Micio Tempio (vietato ai minori)” di sabato 9 settembre all'Anfiteatro di Zafferana Etnea. Giuseppe Castiglia mattatore del risorgimento catanese, nei quadri di Biscari.P9070238

La rappresentazione organizzata e prodotta dall’Associazione Culturale “Le Nuove Muse” ha registrato un grande successo di critica e pubblico. Si replica domenica 17 settembre, ore 20:30, al Parco Urbano “Giuseppe Di Stefano” di Motta Sant’Anastasia (ingresso gratuito). P9090897

Dopo il grande successo riscontrato dalla prima nazionale dell’opera teatrale “Micio Tempio (vietato ai minori)” svoltosi a Zafferana Etnea (Catania), accolta da un pubblico calorosissimo che ha gremito gli spalti dell’Anfiteatro Falcone e Borsellino, un’altra tappa (tutti si augurano che sia la prima di un lungo tour regionale, nazionale e internazionale) prevista per domenica 17 settembre alle ore 20,30 al Parco Urbano “Giuseppe Di Stefano” di Motta Sant’Anastasia, sempre in provincia di Catania.

Grande soddisfazione da parte di Giusi Manna e Simona Di Bella, rappresentanti dell’Associazione “Le Nuove Muse” che ha prodotto questo spettacolo dedicato a Domenico Tempio illustre letterato catanese, coscienza intellettuale e teorico dell’illuminismo catanese, il maggior poeta riformatore siciliano, contemporaneo del Parini in Lombardia. Meno famoso di lui, perché ha quasi sempre scritto in siciliano (lingua ufficiale del Regno di Sicilia, quella degli atti notarili, delle Bolle e de Regi dispacci) che una volta sparito il Regno di Sicilia, il siciliano fu declassato a dialetto rendendo “minore” la sua letteratura.

Eppure ancora oggi il Tempio viene chiamato all’antica “Micio” e fu molto ammirato e lodato dai suoi contemporanei, ma dopo la sua morte la sua opera è caduta nel dimenticatoio ed è stato ricordato solo per i suoi componimenti licenziosi che hanno conferito a Tempio l’ingiusta fama di poeta voluttuoso e pornografico. P9090707Questa messa in scena ha sancito il riscatto di questo poeta catanese. Tante persone hanno contribuito a rendere possibile questo progetto interessante, culturale e assolutamente importante per la citta di Catania. Una sinergia di forze scesa in campo per rivalutare e far rivivere colui che la catanesità ce l’aveva nel cuore e nel sangue.

Innanzitutto l’ideatore di questo progetto Piero Lipera: <<L’emancipazione del nostro popolo passa dalla nostra cultura , una cultura seppellita nel dimenticatoio andava riportata alla luce >> poi l’associazione culturale “Le Nuove Muse” attraverso il grande impegno e lavoro profuso in quest’avventura dalle sue rappresentanti Giusi Manna e Simona Di Bella:  <<Abbiamo voluto innanzitutto rendere omaggio alla città di Catania che ha dato i natali a un uomo così illustre che meritava di essere rivalutato , perché non solo fa parte della storia di Catania, ma della cultura espressa dalla nostra isola. Non a caso è stato apostrofato come “il Dante di Sicilia”. Con grande passione abbiamo messo su questa complessa operazione culturale che ha dato i suoi frutti in termini di successo di pubblico e di critica>>. Grande lavoro è stato fatto dagli autori del copione teatrale scritto a quattro mani da Rosario Minardi e Marco Tringali che a giusto titolo ne sono anche i registi.

Noi di Globus Magazine li abbiamo incontrati a Zafferana, prima dell’inizio della prima.

Questa non è una messa in scena con trama, svolgimento e finale… a cosa è dovuta questa scelta?

<<A noi – spiega Rosario Minardi - premeva offrire “quadri di vita” del poeta che mettessero in risalto la parte reale della sua biografia, la parte romanzata, il suo impegno civile, la sua opera poetica. Abbiamo approntato un prologo in cui appare un Tempio ormai vecchio e stanco e che attraverso il narratore che ha fatto da collante siamo tornati col sistema del flashback al 1798, al tempo dell’illuminismo siciliano di cui Tempio fu il teorico, la coscienza intellettuale e il propugnatore e assertore del risorgimento catanese e del filogiacobinismo che vede la presenza significativa dei catanesi Giovanni Gambino e Giovanni Ardizzone. Tempio fa un’analisi critica e lucida del suo tempo e si impegna in prima persona>>.

P9091002Il suo impegno civile è quello di diffondere le idee di uguaglianza e fratellanza propugnati da Diderot, D’Alambert, Volterre e le tradusse “in siciliano” e divenne sferzata contro gli eccessi della nobiltà, il malgoverno e contro l’ignoranza del popolo.

<<La sua penna fustigava attraverso la piu pungente delle satire - aggiunge Minardi - le pecche dei nobili, gli abusi del malgoverno, le ingiustizie subite dal popolo, lasciato nella sua ignoranza che considerava “causa di tutti i mali”. La sua è una denuncia aperta dei mali della società che vuole assolutamente cambiare attraverso quella che può definirsi una missione pedagogica e morale che vuole eliminare l’ignoranza. Tempio condanna falsità e ipocrisie e “rompe gli schemi convenzionali” e incita alla ribellione quasi come un vate e lo fa anche attraverso i versi licenziosi per avvicinarsi di più al popolo>>.

Lei Minardi interpreta il ruolo di Tempio, come si è trovato nei panni di colui “che non aveva peli sulla lingua”?

<<Penetrare nel personaggio è stato difficile, perché ho dovuto coglierne una molteplicità di aspetti: innanzitutto era schivo, non amava frequentare la vita di corte ma era amico di molti nobili che lo stimavano e gli commissionavano le opere che lui scrisse e che in parte gli servivano anche per potersi mantenere. In particolare lui era amico del Principe di Biscari, uomo colto illuminato e raffinato che fece tanto per la città di Catania. Nei suoi salotti circolavano le idee più moderne e al centro dei discorsi: le richieste giacobine, le cospirazioni rivoluzionarie, insomma c’era la vivacità di una Catania illuminata, parte integrante del circuito della grande cultura europea. Ho dovuto coglierne l’aspetto più intimo e privato, quello di uomo affettuoso di padre che rimasto vedovo e con una figlia non esita “dando scandalo” in quella società ipocrita, a intrecciare una relazione e andare a vivere con la signora Caterina colei che divenne la balia della sua bambina e da cui ebbe un figlio. Tempio amò molto questa donna che era stata costretta dal marito ad abbandonare il proprio figlio. Il loro fu per quei tempi un “rapporto anomalo d fuori dalle regole”>>.

P9090837Una messa in scena questa che offre molti spunti di rifllessione perché fornisce un quadro veramente interessante e significativo della vita reale, autobiografica, ma anche romanzata che fa vedere Micio Tempio come personaggio avvolto nella leggenda, un vero e proprio mito. A quali fonti avete attinto?

<<Abbiamo consultato – spiega Marco Tringalimolti testi accademici, cercati nelle Biblioteche cittadine. Ci siamo avvalsi delle testimonianze scritte e anche orali di personalità come i professori Giarrizzo e Di Grado, Musumarra e poi ancora testi critici dell’800 e pubblicazioni varie. In particolare abbiamo anche letto la pubblicazione di Filippo Arriva. Non potevamo prescindere dal capolavoro che è stato realizzato alcuni anni fa dal Teatro Stabile di Catania. Si tratta della messa in scena “Vita, miseria e dissolutezza di Micio Tempio poeta” fonte prestigiosa di cui è autore Filippo Arriva, diretta magistralmente da Romano Bernardi. Naturalmente abbiamo preso in considerazione le tante fonti a disposizione e abbiamo tratto le nostre conclusioni arricchite da ricerche, approfondimenti n miranti a scavare nella vita lacunosa dell’autore dove a volte non è semplice stabilire il confine tra realtà e fantasia. Abbiamo cercato di dare una visione il più possibile completa ed efficace del poeta, scavando sempre più nel profondo. Un uomo che fa i conti con l’eredità morale e materiale del padre. Infatti rileva l’attività paterna e la gestisce fino a quando la madre vive. Poi la vende per rimanere un anno a casa e leggere l’Eneide. Tempio amava studiare>>. P9070201

Tempio era destinato alla carriera ecclesiastica e il padre lo mandò in Seminario, ma ben presto lascia questo ambiente per dedicarsi agli studi umanistici.

<< Si traduce Livio, Orazio, Tacito, Virgilio, legge Dante, Machiavelli e Guicciardini. E’ un uomo colto che certamente legge, apprende e trae da solo le conclusioni e scrive in un modo suo tutto naturale fatto di libertà e di satira contro il potere. Questa sua concezione del rapporto con il potere, fanno di lui un autore più che mai moderno. Lui scrisse “Tutto cambia per non cambiare mai”. Un uomo colto, impegnato nella società che anche quando cadde in miseria, benché aiutato dagli amici, cercò di mantenersi anche scrivendo i suoi versi licenziosi. Quegli stessi versi che i nobili gli commissionavano e loro circolavano per il diletto e spasso. Un poeta   che si cimenta con successo nel genere letterario di poesia erotica che va da Catullo a Marziale, fino alla produzione licenziosa medioevale>>.

P9090976Lo Spettacolo teatrale è un organismo vivente e al suo sviluppo e alla sua crescita ha contribuito un cast d’attori veramente bravi, convincenti e che con la loro presenza scenica sono penetrati all’interno dell’Universo Tempiano: Rosario Minardi (Micio Tempio), Giuseppe Castiglia, Rossana Bonafede, Luana Toscano, Antonio Caruso, Santo Santonocito e la Compagnia del Teatro degli Specchi: Lara Marta Russo, Antonio Starrantino, Giovanni Bonaventura, Raimondo Catania, Seby Cantarella, Giusy Allegra Filosico, Grazia Ercolano, Carolina Pulvirenti, Danilo Puglisi. Lo scenografo Stefano Gambino, aiuto regista Donatella Marù, costumi di Antoflash e le foto di Gaetana Gagliano.

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