Rosaria La Rosa, il suo “URLO DI ROSALIA” esplode come il vulcano Etna

Esternazioni di una pittrice stanca della pandemia.

L’arte a porte chiuse ha portato tanto sgomento poiché non è ritenuta un’arte completa in ogni sua parte, per la semplice ragione che le attività artistiche e che ogni attività artistica si dovrebbe ammirare ed applaudire “de visu”. Ecco perché molti artisti mi hanno contattato per esprimere il loro rammarico e la loro voglia di “aria pura” senza più virus per potere esporre le loro opere, come si faceva prima. Rosaria La Rosa, dolce artista dal cuore tenero, vuole dire il suo parere su questo periodo di “transizione “e di confusione che si è venuto a creare con la pandemia. Si presenti ai lettori di Globus Magazine.

“Ho una associazione di cultura e studio d’arte che si chiama “L’urlo di rosalia” sito nel trapanese. Sono scultore, scenografo e critico d’arte. Sono artista fra le più rappresentative dell’arte italiana. Dal 2009 dirigo e accolgo all’interno dell’associazione diverse attività di natura sociale e culturale intrecciando collaborazioni artistiche, poetiche, letterarie”.

Tante le mostre che si sono svolte all’interno dei suoi locali, vero?

“Tantissime le mostre realizzate allo scopo di promuovere i nuovi talenti, tantissimi gli eventi organizzati con i ragazzi diversamente abili in collaborazione con altre associazioni”

Che cosa è successo?

“Dall’8 marzo 2020 tutto ciò si è spento, tutto chiuso in attesa che .......in attesa di....a nulla sono serviti i tentativi di portare le attività on line, i nostri piccoli artisti già appesantiti dagli impegni scolastici non avevano un buon approccio a questo mezzo, del resto come si può interagire con una materia che è principalmente tattile fatta di alchimie, di odori, di densità cromatiche. Con i ragazzi con abilità speciali come si può senza il contatto fisico, senza una mano poggiata sulla spalla in segno di incoraggiamento. Anche le mostre non hanno significato online, perché non si ha la percezione della pennellata sulla tela, o il segno, una sbavatura, una macchia, una traccia su una scultura. Quante volte è capitato che vedendo di presenza un’ opera anche famosa, vista e rivista su tantissime riviste o testi storici,  trovandosela di fronte ci si rende conto dello spessore pittorico diverso da come lo avevamo percepito,  oppure le dimensioni reali dell’ opera ci sorprendono, a volte ci deludono,  oppure rimaniamo estasiati per la potenza emotiva che le foto o i filmati non ci hanno dato. Ancora di più le mostre personali o collettive senza la presenza del pubblico, senza la presenza dell’ artista,  che si relaziona con l’ eventuale acquirente, guardandolo negli occhi cercando di trasmettere l’ emozione che ha scaturito e dato la scintilla per la realizzazione di un particolare lavoro”.

Cosa si auspica per il futuro?

“La mia visione del futuro è nettamente positiva. Come tutti gli eventi pandemici anche questo virus  prima o poi finirà e sono fermamente convinta che dopo ci sarà un boom di entusiasmo, di voglia di fare prevedo esplosioni di idee, di iniziate culturali, commerciali tutto in una nuova visione!”

In questo periodo, la sua attività artistica personale ha subito una battuta d’arresto?

“In parte sì e in parte no, perché fortunatamente ho realizzato delle opere su commissione per collezionisti o per inserimenti in opere letterarie e tante, tante opere del mio sentire che riguardano questo periodo che stiamo tutti attraversando, che a fine pandemia,  saranno oggetto di una mostra a tema”.

Chiudiamo questa breve intervista con un “gioco”. Si immagini di entrare nei suoi locali adibiti all’arte. Che cosa immagina?

A quasi un anno di chiusura entrando in galleria ascoltando solamente i miei passi, guidandomi attorno, in questo silenzio irreale, ho la sensazione di sentire le vocine dei piccoli artisti, le voci, le idee dei collaboratori che lanciano idee punti di vista per organizzare mostre ed eventi,  mi sembra di sentire la macchina organizzativa, prove di stampa,  accordi, disaccordi, risate,  rumori di sedie, spostamenti di tavoli, cavalletti, prova microfono, preparandoci ad incontri letterari o mostre e convegni”. Spero che questo mio sogno diventerà realtà al più presto!”

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