Orestiadi: in scena “L’AMMENNICOLO” di Calogero Scalici e “SARO”

Domani secondo appuntamento alle Orestiadi con il progetto under 35 #cittàlaboratorio, grazie alla collaborazione con il Teatro Biondo e Scena Aperta di Palermo, quest’anno con ben quattro anteprime di giovani e promettenti artisti siciliani. In apertura, alle 19:00, presentazione dei libri: Tetralogia del dissenno (Editoria e Spettacolo) di Rino Marino, a cura di Vincenza Di Vita e Un femminile per bene: Carmelo Bene e le Ma-donne a cui è apparso (Mimesis Edizioni) di Vincenza Di Vita.

Saro - - Cittalaboratorio

Donani, sabato 1 agosto, alle ore 20,45 andrà in scena L’AMMENNICOLO di Calogero Scalici con Costantino Buttitta, Adriano Di Carlo, Beatrice Raccanello, Francesco Raffaele, Maria Sgro (menzione premio #cittàlaboratorio20): “Qui non è consentito nessuno sgarro, nessun tremolio. Nulla è spontaneo. Bisogna obbedire alla vecchia signora, esaudire la sua volontà, farsi belli come per morire e prepararsi a questo immortale ritratto tanto atteso: lo spessore compatto, crudele e sempre uguale della fotografia. Il tempo stringe ma la maledizione antica si può spezzare!

Cinque personaggi guizzano dal buio imponendo la loro presenza. Vanno di fretta a ricercare la giusta posizione nel mondo e infine stanno in posa, sigillati in un incantesimo. Odorano di naftalina e dopobarba. Parlano, biascicano parole, recuperano ricordi, commentano. Tutti sorridono, eccetto uno che vuole andar via perché fuori è meglio! Fuori, nel mondo che non conosce, dove l’immagine nuda si disperde dall’inquadratura e non ha più importanza. Perché fuori i personaggi non sopravvivono. La facciamo questa fotografia? Non farà male! Ci vorrebbe un attimo, niente di più. Si vivrà insieme per sempre (Calogero Scalici)

Alle ore 21,45 SARO – Il Teatrino (menzione premio #cittàlaboratorio20), scritto e interpretato da Domenico Ciaramitaro, regia Francesco Russo/ Domenico Ciaramitaro e prodotto da Flimflam srl e da Manuela Pincitore e Costantino Margiotta: “Saro” è la storia di un bambino, oggi uomo, che attraverso i sogni ha trovato il modo di resistere ad un mondo che lo rifiutava. Il testo porta in scena un aspetto autobiografico dell’autore, che ha segnato la sua vita familiare e le dinamiche affettive che ne sono conseguite, facendone un’analisi intima ed emotivamente faticosa ma necessaria per compiere un miracolo: rendere Saro libero, soprattutto dal giudizio altrui. Saro è solo un bambino e come tutti che, a quell’età, vorrebbe correre e giocare con i suoi coetanei. Ma la sua non sarà un’infanzia semplice e serena, a causa di un nemico chiamato “malattia”, un nemico che lascerà un segno nel fisico del piccolo Saro, un segno che come un marchio a fuoco lo renderà diverso.  Forse la storia della sua gamba è solo un pretesto per raccontare le conseguenze ancor più gravi che la poliomielite ha su Saro, quel forte senso di inadeguatezza, scaturito dal mancato conforto e supporto da parte della famiglia, in special modo della mamma, che vuole tenere nascosto questo figlio agli occhi del mondo.

La storia è ambientata negli anni ’50, anni in cui la malattia viene vissuta come una vergogna familiare, un ulteriore scenario che si apre anche ad indagare uno spaccato socio-culturale lontano solo nel tempo dai nostri giorni, ma ancora presente.   Rosario è il primo di cinque figli, un figlio “addifittato” che impara presto a convivere con la solitudine e la cattiveria, trovando nei suoi amici immaginari riparo e sfogo.  Un monologo a più voci, tutte frutto del sentire di Saro, della sua esigenza di comunicare e di inseguire il suo destino.  Un incontro cambierà il suo destino, rendendolo un nuovo Saro, coraggioso e pronto a prendersi il suo pezzo di felicità, tenendola per mano e trovando la forza di affrontare la vita.

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