MARCO MASSA è CLANDESTINO. Narrazione musicale e canzone d’autore al “Teatro al buio” dell’Istituto Ciechi di Milano

Un’opera musicale e poetica concepita dall’artista, musicista e compositore Marco Massa, per la completa oscurità. In scena al “Teatro al buio” nell’ambito delle iniziative di “Dialogo nel buio” dell’Istituto dei Ciechi di Milano.

Il progetto
E’ la prima volta che un’opera – nel senso classico del termine, come commistione di parole, musica e azione scenica – viene concepita per la completa oscurità. Il progetto, che andrà in scena al “Teatro al buio” nell’ambito delle iniziative di “Dialogo nel buio” dell’Istituto dei Ciechi di Milano, si fonda su una narrazione poetico-musicale che immerge ogni spettatore nel mondo della cecità e lo porta ad acuire con sorprendente meraviglia tutti gli altri sensi.
Un delicato gioco delle parti, una sorta di transfert emozionale, viene a innescarsi tra l’opera e il suo fruitore, una speciale identificazione con il protagonista insieme al quale lo spettatore condividerà lo stesso spazio, l’identico isolamento, lo stesso visionario smarrimento che coinvolge entrambi. Clandestino sonda l’animo umano, coglie ciò che si agita dentro ognuno di noi e, nello stesso tempo, ci porta a ragionare con una luce tutta nuova sull’idea che oggi abbiamo della clandestinità, di uomini spogliati di ogni parvenza di umanità, alla deriva in un mare di indifferenza, isolati e ignorati nonostante bussino più forte che possono alle porte delle nostre civili fortezze.

Il Faro lancia fasci di Luci inarrivabili ma tutti percettibili (E.Stroscio)

Il luogo e il calendario
Vista la particolarità dello spettacolo e le modalità inusuali di fruizione – specie per il pubblico vedente – è stato scelto un luogo con un numero di posti limitato complessivamente per un massimo di 60 spettatori per ogni esibizione. Spettacolo proposto allo scopo di coinvolgere un numero significativo di spettatori in questa esperienza unica. Lo spettacolo ha debuttato giovedì 28 maggio 2015.

Il libretto
In un unico atto, scandito da quindici sequenze come fossero altrettante soste di una metaforica passione, si racconta la storia di un uomo che approda solitario su un’isola, un lembo di terra sperduto nel mare e bruciato da un sole impietoso, e che, come fantasma, prende a vagare nella speranza di una nuova ripartenza.
Presto, però, quella distesa, selvaggia e famigliare, si trasformerà in un labirinto intricato, dove tempo e spazio perderanno ogni consistenza concreta per divenire il luogo della memoria, una memoria indecisa tra un passato senza tempo e un futuro strabordante di illusioni. Nell’errare ossessivo e insistente del protagonista, immagini paradossali e senza peso prenderanno corpo intorno a lui e lo metteranno di fronte al proprio io, alla propria esistenza indefinita, fino a quando non gli offriranno l’immagine mai spenta dell’amore. 

La regia
La messa in scena, oltre ad organizzare lo spettacolo intorno al complesso universo sonoro che definisce tutta l’opera (musica, suoni, parola, canto), ricorre all’uso di altre fonti percettive, come quelle tattili e olfattive, che entrano nella partitura registica con la stessa importanza e dignità delle note musicali o del testo poetico. Il buio, inteso non come dimensione mortifera del nulla ma come luogo pulsante dell’immaginazione e dell’essenza stessa delle cose, diventa particolarmente funzionale alle esigenze della rappresentazione. In tale contingenza estrema, i sensi dello spettatore vengono attivati a cogliere anche i dettagli minimi del racconto e il nero più pieno, come fosse lo spazio siderale e senza tempo della nostra anima, non è solo la dimensione fruitiva nella quale è immerso lo spettatore, ma la condizione di ognuno di noi quando naviga nel mare aperto dell’esistenza. Con lo scorrere delle sequenze, l’assoluta assenza di luce prenderà le sembianze di uno schermo cinematografico sul quale chiunque potrà proiettare ogni emanazione mentale, anche la più luminosa che egli, con la propria immaginazione e sotto la spinta suggestiva delle parole e della musica, sarà in grado di produrre. 
La musica
La musica di Marco Massa, dal retrogusto jazz e dai vaghi richiami etnici, scioglie l’intricato filo narrativo con passionale leggerezza e originalissime soluzioni sonore. Nella partitura, che attinge alle diverse sfaccettature della contemporaneità, Massa, facendo leva sulle sue caratteristiche di polistrumentista e di vocalist, coniuga, con calibro sottile e delicato, suggestioni musicali e ambientazioni sonore di imprevedibile portata. Tutta la composizione musicale fa i conti con i due distinti piani narrativi del testo, quello della realtà e quello dell’immaginazione, dividendosi, come nel cinema, tra musica diegetica, generata dalla scena, e musica extradiegetica, registrata in studio e proveniente da un altrove indefinito.

Recitazione e Ideazione: Danilo Da Rodda
Libretto e regia: Ignazio Occhipinti
Composizioni, voce, tromba, chitarre, percussioni, elettronica: Marco Massa
Coordinamento: Antonio Ribatti
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *