Il 30 luglio lo spettacolo dal titolo “U cavaddu di Troia” di Carlo Barbera a Santa Teresa Di Riva

Cunti e canti del cantastorie più amato della Sicilia ore 21,30 Piazzetta Borgo Marino (Santa Teresa di Riva).

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Parliamo del suo spettacolo. Come le è venuta questa idea?

“Il mio spettacolo solitamente cerca di coniugare l’ironia e l’impegno, non soltanto artistico, ma filosofico e morale, laddove questo termine significa studio della società che mi circonda. Nella Fattispecie ‘U Cavaddu di Troia è una rilettura, in chiave comica, della storia omerica, in cui faccio tanto l’attore quanto il Cantastorie, difatti la prima parte, introduttiva, è realizzata con la tecnica dell’improvvisazione teatrale; la seconda è cantastoriale nel senso più puro del termine. Lo spettacolo è un’occasione di riflessione sulla guerra e sulle basi su cui si fonda”.

Che premi ha ricevuto per le sue doti artistiche?

“Ho ricevuto diversi premi, alcuni nati da concorsi, come il premio Martucci per attore solo, a Bari, che ho vinto nel 2009 (secondo posto) e nel 2010 (primo posto; Premio Valle d’Agrò (narrativa); premio Boccavento (narrativa); poi ho ricevuto alcuni riconoscimenti alla carriera, tra cui quello consegnatomi dal Caffè d’arte il Paese di fronte al mare; il premio Turiddu Bella come Cantastorie; riceverò il Premio AKIS ala carriera a Valverde. Ma sono tanti i riconoscimenti ricevuti, partendo dal Premio Kaligi d’argento ricevuto come emergente nel 1995”

Tra le sue doti artistiche, lei si diletta anche con la  scrittura; infatti è anche uno scrittore di successo. Che libro ha scritto?

“Fino ad oggi ho pubblicato due raccolte di testi delle mie ballate intitolati “Povira genti nui” e “Ti cuntu e ti ricuntu”; poi ho pubblicato due romanzi, nati da due mie sceneggiature cinematografiche, dal titolo “Il migliore dei padri” e “Il ritorno”, pubblicato proprio nel mese di maggio scorso”.

Un commento sulla sua arte e che consigli darebbe ai giovani artisti?

“La mia arte è assolutamente complessa, prima di arrivarci ho attraversato varie fasi. Sono stato chitarrista a partire dall’età di 13 anni; dall’86 ho cominciato col teatro di prosa, recitazione, regia e scrittura teatrale; dal 2007 ho cominciato a fare il Cantastorie, che raccoglie dentro diverse espressioni artistiche. Bisogna essere attori, cantanti, scrittori, compositori e se ci si riesce anche pittori. Ai giovani artisti do il consiglio di essere umili e studiare sempre, perché non si finisce mai di crescere”.

Pensa che anche a Palermo potrebbe organizzare uno spettacolo di cunti e canti?

“A Palermo mi sono esibito una sola volta mi pare a gennaio 2009, quando sono stato insignito del Premio Paladino per la mia ballata “Du’ picciotti palermitani”, che racconta la vicenda di Falcone e Borsellino. E’ stato emozionante esibirmi in un grande teatro davanti ad un folto pubblico e ai giudici popolari del Maxi processo. Mi piacerebbe certamente esibirmi e portare la mia arte, che coniuga la tradizione e la modernità”.

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