Agenzia delle Entrate: Arrivano in ordine sparso i rimborsi del 45% del triennio 1990-92

L’Agenzia delle Entrate ha ripreso ad erogare la metà del 90% delle imposte pagate dai dipendenti e pensionati nel triennio, e, a sorpresa, anche a qualche titolare di partita Iva, impresa o professionista.

Francofonte, 6 maggio 2022. La telenovela del rimborso del 90% delle imposte del triennio 1990-1992, spettante ai contribuenti delle province di Catania, Ragusa e Siracusa, colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990, rischia di trasformarsi in una continua farsa. Con i rimborsi che vengono fatti in ordine sparso, con esiti sorprendenti: a chi tutto, a chi poco, a chi niente. E con la Cassazione che, in alcune recenti sentenze, oltre a negare il rimborso ai titolari di partita Iva, decide con rinvio alla Commissione tributaria regionale che avrà il compito di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità. Insomma, il contribuente, oltre al danno di non avere ricevuto nulla di quanto pagato per il triennio 1990 – 1992, rischia la beffa di essere condannato al pagamento delle spese di giudizio per avere chiesto il rimborso del 90 per cento delle imposte. Proseguono così le ingiustizie a danno dei contribuenti più diligenti, cioè di quelli che avevano pagato per intero o quasi le imposte del triennio 1990-1992. Con l’articolo 9, comma 17, della legge 27 dicembre 2002, n.289, venne stabilito che i <<soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990, che ha interessato le province di Catania, Ragusa e Siracusa …possono definire in maniera automatica la propria posizione relativa agli anni 1990, 1991 e 1992>> versando l’intero ammontare dovuto per ciascun tributo a titolo di capitale, al netto dei versamenti già eseguiti a titolo di capitale ed interessi, diminuito al 10%, cioè con uno sconto del 90 per cento. In pratica, vennero premiati i contribuenti che non avevano pagato nulla, cioè i contribuenti che rispettano il principio che “per pagare e per morire, c’è sempre tempo”. Per gli altri contribuenti non venne previsto nulla, aprendo, quindi, già dal 2003, la strada ad un contenzioso dagli esiti incerti e imprevedibili.

In alcune sentenze, la Cassazione, oltre a negare la restituzione di quanto pagato in più del 10%, invita i giudici di secondo grado a disporre sulle spese di giudizio a carico del contribuente. Rimborsi del 45% a dipendenti e pensionati

In questi mesi, l’Agenzia delle Entrate ha ripreso ad erogare, in ordine sparso, i rimborsi della metà del 90% delle imposte pagate dai dipendenti e pensionati nel triennio 1990 – 1992. I rimborsi stanno arrivando anche, a sorpresa, a qualche titolare di partita Iva, impresa o professionista. Il rimborso, riconosciuto per la metà del 90%, è effettuato a contribuenti che presentarono l’istanza entro il 1° marzo 2010, a prescindere dagli esiti del contenzioso. Per ottenere l’altra metà, i contribuenti, se nel frattempo non si sono stancati, dovranno proseguire l’eventuale contenzioso instaurato con l’Agenzia delle Entrate. La speranza è che il Governo metta finalmente la parola fine a questa telenovela. Per smetterla con l’inutile e defatigante contenzioso, è indispensabile l’intervento del Governo che riconosca il beneficio della riduzione al 10% a tutti, imprese e professionisti compresi, perché è assurdo favorire chi non ha pagato nulla o quasi, a danno dei contribuenti più diligenti che hanno pagato tutto. Che poi il rimborso avvenga con il riconoscimento di un credito da usare in compensazione con i versamenti dovuti, cambia poco, purché si metta la parola fine ad una vicenda che sta inutilmente gonfiando il contenzioso.

Parità di trattamento da rispettare

L’intervento del Governo è fondamentale per chiudere una vicenda che dura da 20 anni e che sta costringendo gli uffici delle province di Catania, Siracusa e Ragusa, a destinare molte risorse nella gestione di un enorme contenzioso dagli esiti incerti, ma devastanti per gli stessi uffici, impegnati a negare i rimborsi ai contribuenti diligenti e onesti che pagarono tutto o quasi delle imposte del triennio 1990 – 1992, senza avere tempo, però, per scovare gli evasori. Come insegna la Cassazione, devono essere rispettati i principi costituzionali, in particolare, quello di parità di trattamento in situazioni uguali, come stabilito dall’articolo 3 della costituzione della Repubblica Italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”. E’ questa l’ottica da preferire per risolvere ogni dubbio interpretativo. Infatti, diversamente opinando, si realizzerebbe una ingiustificata disparità di trattamento, peraltro assolutamente iniqua, in quanto (assurdamente) a danno del contribuente più diligentemente osservante della legge, tra soggetti passivi della stessa fattispecie tributaria: in modo specifico tra chi non ha pagato nulla (e poteva pagare solo il forfait del 10%) e chi ha pagato tutto (e ha diritto al rimborso del 90%).

Dopo il danno, anche la beffa

Come si è detto, in alcune recenti sentenze, i giudici di legittimità, oltre a negare il rimborso ai titolari di partita Iva, hanno disposto con rinvio alla Commissione tributaria regionale che avrà il compito di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità. In questi casi, il contribuente, oltre al danno di non avere ricevuto nulla di quanto pagato per il triennio 1990 – 1992, rischia la beffa di essere condannato al pagamento delle spese di giudizio. E’ così che la pensa la Cassazione che, con la sentenza 22694/20, depositata il 19 ottobre 2020, a seguito di una sentenza di secondo grado favorevole ad uno studio associato di commercialisti, accoglie il ricorso per Cassazione fatto dall’ufficio, cassa la sentenza e rinvia alla Commissione tributaria regionale per la Sicilia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità. Ed è anche per evitare queste assurdità che è importante l’intervento del Governo, indispensabile per fare rispettare i principi costituzionali di parità di trattamento in situazioni uguali. Solo così, si potrà chiudere questa telenovela che rischia di trasformarsi in una farsa.

La “storia” del soldato giapponese che proseguì la guerra mondiale per 30 anni dopo che era finita

Se non si mette la parola “fine”, la telenovela del rimborso delle imposte del triennio 1990 – 1992 rischia di ripetere, in campo fiscale, la storia del soldato giapponese Onoda Hiroo deceduto nel mese di gennaio 2014, all’età di 91 anni, che non sapeva che la seconda guerra mondiale fosse finita da 30 anni. Infatti, nonostante la guerra fosse finita nel 1945, Onoda Hiroo si credeva ancora in guerra fino al 1974, fino a quando cioè non ricevette l’ordine del suo comandante, Yoshimi Taniguchi, per fortuna ancora vivo e in salute, che gli ordinò di deporre le armi. Il “guaio” è che tutti quanti, difensori, contribuenti e uffici, parlano ancora delle tasse del triennio 1990 – 1992, ma diversi contribuenti sono già passati alla cosiddetta “miglior vita”….

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