Al Teatro del Molo 2 con “C’è qualcuno là?”

Lo spettacolo, “C’è qualcuno là?”, è il momento conclusivo del laboratorio annuale di recitazione teatrale e cinematografica 2016/17 del Teatro del Molo 2, a Catania, diretto da Gioacchino Palumbo attivo ogni anno dal 1981.

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Questo spettacolo è il momento conclusivo del laboratorio annuale di recitazione teatrale e cinematografica 2016/17 del Teatro del Molo 2, diretto da Gioacchino Palumbo. Il laboratorio/scuola è attivo ogni anno dal 1981.

Nei mesi finali del laboratorio, come ogni anno, il gruppo ha lavorato alla realizzazione di un progetto scenico.

Nel processo di ricerca drammaturgica siamo partiti da un tema, quello del rapporto tra il maschile e il femminile, tra l’uomo e la donna, come un filo rosso che ha ispirato la scelta dei testi con i quali confrontarsi. Alla fine della ricerca sei testi, sei autori, hanno finito per confluire nello spettacolo/studio drammatico, che abbiamo intitolato “C’è qualcuno là?”.

L’ esplorazione del tema non si è limitata all’ambito del rapporto di coppia, anche perchè questo non si esaurisce nel rapporto maschile/femminile, ma si è allargato al rapporto madre/figlio ( Amleto/Geltrude in Amleto di Shakespeare) e fratello/sorella ( Elettra/Oreste in Elettra di Sofocle).

Senza alcuna pretesa di essere esaustivi, abbiamo scelto e assemblato sei frammenti di testi, che, forse, possono funzionare come macchie di Rorschach in cui gli spettatori/ospiti possono proiettare le proprie esperienze.

Della dinamica maschile/femminile abbiamo cercato di far emergre differenze, complementarietà, affinità, incomprensioni ricorrenti, attrazioni.

Siamo partiti dalle “origini”, dall’ Adamo ed Eva di Mark Twain, un testo letterario, non teatrale, breve e di deliziosa leggerezza e ironia. Il testo di Twain è strutturato in due diari, quello di Adamo e quello di Eva. Da questi diari abbiamo estrapolato delle parti, componendole in un “montaggio alternato”. Eva, curiosa e entusiasta, irrompe nel Giardino, dove un Adamo indolente si era abituato a vivere senza troppe preoccupazioni, e comincia a mettere ordine, a dare nomi agli animali e alle cose. I due si studiano, all’inizio con diffidenza e stupore, per approdare all’ incontro tra il primo uomo e la prima donna… Eva si avvicina pericolosamente all’albero di mele.

Dall’Elettra di Sofocle abbiamo scelto una delle scene-madri, la scena dell’agnizione, dello struggente riconoscimento tra fratello e sorella, tra Elettra e Oreste, da lungo tempo, sin dall’infanzia, lontani l’uno dall’altra per l’esilio di quest’ultimo. Nella cultura greca antica il ghenos, il legame di sangue, è il legame più forte. Ed è tra fratello e sorella che questo legame è più presente che in qualunque altro. Elettra e Oreste, ormai ri-uniti, si ritrovano intimamente accomunati dall’intento imprescindibile di vendicare il padre Agamennone, ucciso da Clitennestra ed Egisto al suo ritorno dalla guerra di Troia.

Anche Amleto è alle prese col compito arduo, per lui uomo di lettere e studente di filosofia, di vendicare il padre reclamando i suoi diritti di erede. Nell’aspro dialogo con la madre Geltrude, Amleto le rimprovera di aver sposato lo zio Claudio pochi giorni dopo la morte del padre. Si innesta qui un altro tema. Amleto costringe la madre a un confronto tra il Re/Padre, il vero Re, e l’attuale re, lo zio Claudio, usurpatore del trono e assassino del padre, il falso re. In Shakespeare, secondo alcune letture più attente, il vero Re rappresenta il vero Sé, il falso re simbolizza il falso sé. Il compito di Amleto, come lui stesso prefigura alla madre, è allora quello di elimanare il falso re per ristabilire i diritti del vero Re. Di ritrovare, cioè, anche attraverso la finta follia (e il teatro dei comici itineranti), il proprio vero Sé.

Vittima sfortunata di Amleto, che si finge pazzo per avere conferma dei suoi sospetti, è invece la povera Ofelia, la sua fidanzata, smarrita, ignara dei giochi di potere e ingiustamente ritenuta complice dell’intrigo di palazzo. L’ultimo fatale incontro tra i due innamorati è l’altro frammento prescelto del testo scespiriano.

I due brevi e divertenti scherzi di Maurizio Jurgens, La enciclopedia e La rubrica, sono stati originariamente scritti come sketch radiofonici, non di rado poi assemblati e trasformati in piece teatrali. Il testo originario è stato scritto nella forma di un impietoso scambio di lettere tra marito e moglie. Qui si tratta di una coppia borghese italiana, nei decenni precedenti alla legge sul divorzio, sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Così ai battibecchi feroci e ai ricorrenti ritorni dalla mamma seguono sempre le inevitabili riappacificazioni.

“Cloture de l’amour” è un testo densissimo di Pascal Rambert, uno degli autori più significativi della scena francese degli ultimi decenni. Un regista e un’attrice, compagni da diversi anni nel lavoro e nella vita, sono alla resa dei conti e si scontrano sulla fine impossibile del loro amore.

Ma è possibile “chiudere” un amore? E’ la domanda che si pone l’autore, e che pone a chi si confronta con l’opera. Il testo drammaturgico è scritto in due sequenze, due monologhi, prima quello di Luca, e, in risposta, quello di Anna. Anche in questo caso abbiamo prescelto dei frammenti e li abbiamo rimontati in una struttura a quattro voci, in un montaggio che alterna voce maschile e voce femminile.

“Crave” (Febbre), di Sarah Kane, è il testo che chiude il nostro studio drammatico. L’autrice, scomparsa giovanissima, è l’esponente forse più nota, sicuramente la più amata, della “new angry generation” inglese contemporanea. Aspra, controversa, spesso al centro di scandali e reazioni forti, sempre affamata di amore. Ma di Sarah Kane abbiamo scelto uno dei frammenti più lirici e meno disperati, un toccante monologo incastonato nella non facile tessitura di “Crave”, una lunga, struggente sequenza che evoca i momenti più segreti e quotidiani di un’amore. Anche in questo caso la nostra messa in scena si snoda in una partitura a più voci.a è possibile “chiudere” un amore? E’ la domanda che si pone l’autore, e che pone a chi si confronta con l’opera. Il testo drammaturgico è scritto in due sequenze, due monologhi, prima quello di Luca, e, in risposta, quello di Anna. Anche in questo caso abbiamo prescelto dei frammenti e li abbiamo rimontati in una struttura a quattro voci, in un montaggio che alterna voce maschile e voce femminile.

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