Idonea sold out al Teatro Metropolitan: ‘La Fortuna con la Effe Maiuscola’

Gilberto Idonea stupisce ancora una volta  il pubblico catanese del Metropolitan. Sold out nelle serate dedicate alla commedia di Eduardo De Filippo rivisitata nella lingua siciliana.

CATANIA - La commedia napoletana in tre atti dal titolo La fortuna con la EFFE maiuscola, andata in scena in due serate consecutive al Metropolitan di Catania, ha riempito il teatro di risate e  commozione.

Porta la doppia firma di Eduardo De Filippo e Armando Curcio e in diverse scene è evidente lo stile e il colore del teatro eduardiano.

Il copione rivisitato nella lingua siciliana, ha messo in evidenza la versatilità del cast di attori.

Racconta la favola della vita che si fa strada malgrado le avversità e gli inganni, giungendo ad un finale intriso di una profonda morale.

Gilberto Idonea che ha curato la regia, veste i panni del protagonista, lo scrivano Giovanni. Ottima la sua interpretazione colorita di pause, gestualità e accento catanese, dove quel pizzico di cuore ha fatto da cornice alla sua bravura. Il pubblico ha dimostrato il suo affetto con risate spontanee, sinceri applausi e momenti di significativo silenzio.

Erricuccio, interpretato da Plinio Milazzo in apparente veste di spalla, diviene a volte anch’esso protagonista. Il personaggio da lui interpretato è un orfano che sin dalla tenera età viene allevato da Giovanni e dalla moglie Cristina. Si districa furbescamente, malgrado la sua disabilità mentale, tra equivoci e fortuite coincidenze, riuscendo a trovare sempre un escamotage per soddisfare i suoi desideri. Nell’interpretazione di entrambi traspare una sorta di rapporto armonico, una scambievole complicità che diviene il motore propulsore di tutta quanta la commedia tragicomica.

Siamo negli anni ‘40 e tutto si svolge in uno stabile con portineria annessa, abitato da diverse famiglie. Giovanni con la sua famiglia vive in una gelida casa la cui povertà è palpabile. L’umidità penetra nelle ossa e intristisce l’anima, ma la speranza che qualcosa possa sollevare il velo di tanta miseria riluce tra quelle quattro mura e Giovanni cerca come può, di arrangiarsi con lavoretti saltuari, smorzando la povertà con chiari accenti umoristici.  

Una mattina bussa alla sua porta un’apparente fortuna, che solleverà dai debiti e da un lungo digiuno lui e la sua famiglia. L’avvocato per il quale aveva eseguito piccoli lavori, gli propone un buon guadagno se legittima come figlio Sandrino un suo cliente che non ha mai conosciuto i genitori, ma essendo prossimo alle nozze con una ricca signorina di nobile famiglia, deve presentare il padre ai futuri parenti. Accetta l’accordo, ma ecco entrare in scena l’imprevisto e l’intrigo legale tipico dello stile di  Armando Curcio

Intanto, per ironia della sorte, giunge in casa sua il notaio, latore di una notizia strepitosa che, non trovando Giovanni, lascia l’ambasciata ad Erricucio.

È il destinatario testamentario di una inattesa fortuna con la Effe maiuscola. Si tratta di un lascito milionario da parte del fratello americano da poco deceduto. Il documento però specifica in una clausola che riceverà l’ingente ricchezza solo se non ha figli, altrimenti tutto passa all’eventuale erede. E qui la matassa si ingarbuglia, perché Erricuccio perde la parola a causa di un forte shock. Tuttavia cerca tra gesti e monosillabi, di dare l’importante notizia al padre putativo, che intanto ha già firmato dall’avvocato il documento riguardante la falsa paternità. Quando ormai i giochi sono fatti, Giovanni apprende dal notaio l’inattesa notizia, che gli viene confermata da Erricuccio appena riacquista la parola.

È  in un guaio serio; rischia di vedersi scivolare tra le mani una fortuna unica e irripetibile.

Quando sembra che non ci sia più niente da fare ecco il colpo di scena: Giovanni aguzza l’ingegno e decide di auto denunciare il falso commesso in atto pubblico. Il fantomatico figlio Sandrino avido e privo di scrupoli, alla fine rimane solo, nullatenente, legittimato dalla sua stessa vana gloria, ricco di una profonda miseria interiore e della vergogna della propria disonestà.

Giovanni è pronto ad affrontare il carcere pur di ereditare la tanto agognata fortuna.

In tutto ciò fanno da sovrane la comicità e la commozione, che tutti i personaggi presenti sul palcoscenico hanno saputo esprimere in maniera coinvolgente.

La storia raccontata sulle tavole del palcoscenico, mette in risalto dei valori fondamentali. Il denaro, pur avendo la sua importanza, non è il valore supremo nella vita, se così fosse si rischierebbe di dargli un potere esagerato, rendendolo padrone dell’uomo ridotto alla sua totale schiavitù. Ciò che in effetti lo rende libero è una vita decorosa e onesta che alla fine premia sempre. La fortuna spesso ha un prezzo da pagare, che diviene però il mezzo per riscattare la propria dignità e permette di vedere con occhi diversi la vita, i gesti di altruismo e il valore incommensurabile dell’amore di chi ci sta accanto!

 Note di redazione: Tutti bravi gli attori sul palco per un'ottimo cast di valenza nazionale. Il Commissario Bruno Torrisi, il Barone Sandrino, ben curato nell'aspetto esteriore - Mario Opinato, Concetta la portinaia pettegola - Margherita Mignemi, Nellina Fichera, Maria Caico e tanti altri attori .. 
Apprezzata la nota fuori scena di Gilberto Idonea nel ricordare il rispetto che si deve tenere in Teatro, e cioè la presenza di un pubblico attento e soprattutto presente: "il Teatro fa parte di noi e siamo noi tutti in debito verso di lui, attori e pubblico". 

Ospite dello spettacolo il regista e attore teatrale Lamberto Puggelli che ha dato tantissimo alla prosa del Teatro Catanese.  

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