Don Luigi Merola, il prete che combatte la Camorra

 

“La Chiesa deve prendere posizione: solo oggi dice di non dare più i sacramenti ai camorristi mentre fino a ieri l’ha fatto, negandolo, invece, ai divorziati. Fu Giovanni Paolo II il primo a condannare in modo aperto le mafie io seguo il suo esempio: il “cancro”, come la camorra, non si può curare con una caramella, è troppo dolce”. Non è certo un prete che le manda a dire don Luigi Merola. E l’aver parlato gli è costato una vita blindata,  sotto scorta dei carabinieri che sono diventati i suoi  “angeli in terra”. Don Merola è ordinato sacerdote nella Chiesa Cattedrale di Napoli il 22 giugno del 1997. Il 1 ottobre 2000 diventa parroco di San Giorgio, parrocchia del quartiere napoletano di Forcella. Nel 2003 sta per iniziare il calvario. Il parroco anticamorra fa smantellare tutte le telecamere nel quartiere, installate dai clan della camorra e le consegna al questore con una videocassetta per documentare lo spaccio di droga nel quartiere. A seguito di ciò viene intercettata la frase di un camorrista: “Lo ammazzerò sull’altare”. Sono passati sette anni, oggi è Presidente della Fondazione “’a voce d’’e ccreature” e  autore del libro:Forcella. Tra inclusione ed esclusione sociale ed. Guida, Napoli 2007. Il libro è il risultato di riflessioni sulla delinquenza a Napoli e del suo impegno nella lotta alla camorra. Il 23 marzo 2010 viene nominato consulente a titolo gratuito della commissione parlamentare antimafia. La “missione” in 956 istituzioni scolastiche è terminata il 26 maggio 2010. Tuttavia don Luigi continua a promuovere la legalità come Presidente della Fondazione e come consulente della Commissione Antimafia.

 

Nel 2004 inizia il calvario di una vita blindata sotto scorta. Perché?
Nel 2004 muore a Forcella Annalisa Durante, uccisa a 14 anni sotto casa da camorristi in motorino che “sbagliarono” bersaglio. Al funerale attaccai duramente la camorra. Era necessaria una certa chiarezza e soprattutto un sacerdote non può dire bugie. Per questo ignorai gli inviti a mantenere un profilo basso e nell’omelia del funerale, sentii il dovere morale di attaccare duramente la camorra. Successivamente è stata aperta una scuola che tuttora porta il nome di questa ragazza.

La mancanza di lavoro espone i giovani del Sud ad essere avvicinati dalla camorra?

E’ certo che delinquenti non si nasce, delinquenti si diventa. Sono molteplici le dinamiche personali che attraversano i giovani in una città difficile come Napoli, tra queste anche la mancanza di opportunità unita ad una fragilità personale e familiare che non viene essere sostenuta dalle istituzioni.  

Che tipo di impegno si assume oggi  la Chiesa nelle realtà sociali a rischio?

La Chiesa mette oggi l’accento sulla “promozione umana”, sullo sviluppo della persona ed è più sensibile che in passato al problema. Siamo in tanti a condannare senza mezzi termini la camorra e a denunciare l’incompatibilità tra la mentalità camorristica e quella cristiana. Non si può negare però che si sono amministrati sacramenti e impartite benedizioni anche a camorristi, magari a fronte di donazioni generose (ma ovviamente frutto di attività criminali). In tal senso la Chiesa, oltre alle dichiarazioni pubbliche, sta facendo un lavoro di tipo pedagogico e di riflessione sulla criminalità organizzata che coinvolge in primis la formazione dei seminaristi: fondamentale per orientare l’azione cristiana dei futuri sacerdoti.

Le è mai successo di accettare donazioni da famiglie mafiose?

Noi preti di strada conosciamo bene il territorio e le realtà sociali con cui abbiamo a che fare e sappiamo perfettamente da chi si possono accettare donazioni e a chi, invece, dobbiamo opporre un netto rifiuto. Senza questa fermezza sarebbe impossibile affermare una linea etica, circostanza che non esclude l’invito al malavitoso alla conversione, alla riflessione, al pentimento. Cito qui don Puglisi: «il cristiano deve “rompere le scatole”», non tacere, non essere connivente, ma testimone.

E’ vero che alle politiche Berlusconi le ha proposto una canditura?

Sì, ho incontrato Silvio Berlusconi che, in un colloqui lungo e cordiale, mi ha proposto una candidatura nelle liste del suo partito(Pdl). Ma non potevo accettare. Servono politici senza macchia che siano esempio per i giovani. Visto i nomi che girano e la mancanza di programmi di vero cambiamento, ho deciso di continuare il mio impegno nel sociale e a servizio della chiesa rinunciando alla politica.