Bufera su Belloli: «Basta dare soldi a queste quattro lesbiche»

Indignazione dal mondo dello sport e non solo per la frase che avrebbe pronunciato il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Belloli nei confronti del calcio femminile: «Basta dare soldi a queste quattro lesbiche». Mentre lui respinge le accuse: «Mai detto quella frase» l'ex calciatrice Sonia Pessotto consigliere del Dipartimento calcio femminile: «Quella frase l'ho sentita». Tavecchio: «Se è vero è inaccettabile»

In queste ore il mondo dello sport e non solo è indignato per l’ennesima bufera mediatica che colpisce i vertici del calcio italiano.Sotto i riflettori questa volta è Felice Belloli, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, sembra che il 5 marzo in una riunione del Dipartimento calcio femminile sui fondi da destinare al settore, non sia riuscito a trattenere un commento  pesante riguardante la sfera sessuale delle sportive: «Basta, non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche».

Belloli, lo ricordiamo, ha preso il posto di Carlo Tavecchio alla Lnd (Lega Nazionale Dilettanti), è consigliere federale ed è il presidente che gestisce il calcio femminile in Italia, un movimento ancora ridotto ma che la Figc adesso vuole rilanciare, anche grazie ai contributi di Fifa e Uefa. Il numero uno della Lega Nazionale Dilettanti nega di aver mai pronunciato quella frase e tuona: « Io non l'ho detto. Questo l'ho detto chiaro e tondo anche perchè io sto lavorando con il settore femminile, ho fatto dei programmi. Mi stanno attribuendo cose che non ho detto, anche su altri argomenti».

A smentire lo stesso Belloli è l’ex calciatrice e consigliera del dipartimento calcio femminile della Figc presente alla riunione: « Io c'ero, quella frase sulle 'quattro lesbiche' Belloli l'ha detta. Ora si deve dimettere da presidente della Lega Dilettanti».

Il primo a prendere posizione su questa triste vicenda è il presidente della Figc Carlo Tavecchio, sì proprio lui che adesso sembra aver dimenticato l’episodio dell'estate scorsa, prima di essere eletto al vertice del calcio italiano, l’ha reso protagonista di una gaffe, a voler essere buoni e anche  ingenui, a sfondo razzista :« Optì Pobà è venuto qua che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così».

Le sue parole suonano come un macigno: « Se Belloli avesse detto quelle parole, sarebbe un fatto grave. Quella è una frase odiosa e inaccettabile – poi aggiunge - gli atti sono stati passati alla Procura, aspettiamo che faccia le sue indagini per appurare il fatto la Federazione è un organo di garanzia che non può e non deve compiere processi sommari».

Dura è la reazione di Patrizia Panico, centravanti del Verona e della nazionale: «Si parla di noi calciatrici di più quando si usa quella parola che quando si gioca una partita di Champions: tutte noi vorremmo essere giudicate per quel facciamo in campo, non per l'orientamento sessuale -poi continua- se le frasi di Belloli sono vere, sono parole sessiste, maschiliste, ignoranti: e noi calciatrici, se verranno provate, siamo pronte alle protesta in campo».

Anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò ha voluto esprimere la sua posizione: « Non ho capito se le ha fatte o no quelle dichiarazioni. Lui sostiene che non le ha fatte, mi auguro che nel più breve tempo possibile si evidenzi per certo se sono state fatte o meno. Ma se sono state fatte sono totalmente inaccettabili».

Tra le voci che si sono unite al coro di indignazione c’è anche quella di Martina Navratilova una leggenda del tennis femminile con 18 titoli vinti nei tornei del Grande Slam e tra le prime sportive al mondo a fare coming out circa il proprio orientamento sessuale: «Vergognoso. Senza dubbio dovrà chiedere scusa».

L'offensiva contro Belloli non risparmia il mondo della politica e dal Pd a Scelta civica, molti sono i parlamentari che ne chiedono le dimissioni. L'olimpionica Josefa Idem, senatrice del Pd, ha annunciato che chiederà al premier di "valutare l'opportunità di intervenire, per quanto di sua competenza, perché sia rimosso. Dimissioni o no resta l’amara constatazione che ancor oggi in Italia sembra quasi una “moda” colpire personaggi in vista, con battute che giudicano la persona per i propri gusti sessuali piuttosto che per competenza e professionalità.

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