Alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Piero Messina: “Non copio Sorrentino”

Alla settantaduesima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Piero Messina liquida la domanda sull'influenza del suo maestro Sorrentino.

Piero Messina spegne le polemiche di chi vuole farne un emulatore del regista Sorrentino, di cui è stato aiuto-regista in "This Must be the Place" e "La grande bellezza" e dichiara: "L'attesa" ha un impianto visivo importante. L'esemplificazione delle immagini che possono far dire che è un film alla Sorrentino la trovo superficiale".

Il regista siciliano de "L'attesa", primo film italiano in corsa per il Leone d'oro a Venezia liquida così le allusioni agli eventuali accostamenti al suo maestro. La pellicola, che ha diviso la stampa, vede due donne protagoniste, e cioè Anna (Juliette Binoche), e Jeanne (Lou de Laage) unite da una morte da esorcizzare. Anna vive nella campagna siciliana in una villa ancora arredata a lutto e riceve la telefonata di Jeanne, ragazza del figlio Giuseppe, che l'ha invitata a passare qualche giorno da lui. Anna la invita anche se il figlio non c'è. Lui è come sparito, ma le due donne  aspetteranno il suo arrivo che forse non ci sarà mai.

"Questo film nasce da ricordi infantili- spiega il regista nato a Caltagirone nel 1981 - da suggestioni e soprattutto da una storia raccontatami da un amico. E cioè la storia un padre che, dopo la morte del figlio, aveva deciso di non parlarne, tanto che a un certo punto anche chi gli era intorno faceva finta che quel fatto non fosse mai davvero accaduto. E' terribile - dice Messina in conferenza stampa - nei funerali vedere tante persone, anche bambini, che piangono verso un pezzo di legno. Così è anche possibile decidere di credere a una cosa che è al di là della realtà".

Riguardo la partecipazione della Binoche, spiega il regista, "è un sogno che poi si è avverato, e Lou De Laage l'ho scoperta solo alla fine di un lungo casting. E mi ricordo che mi aveva fatto anche arrabbiare perché era arrivata al provino in ritardo, ma poi, appena ha iniziato a leggere qualcosa della sceneggiatura ho capito che era proprio lei quella giusta".

 

Riguardo l'anacronismo di rendere credibile la storia di una scomparsa in un'epoca governata da cellulari e social network, spiega Messina: "Abbiamo  riflettuto a lungo su questo problema tanto che avevamo pensato inizialmente di fare un film in costume. Poi abbiamo riflettuto che forse non era un problema così insormontabile. Ci sono sempre le segreterie telefoniche per comunicare con una persona che non vuole essere raggiunta''. Il fatto è che ''nel caso di questi personaggi c'è molta autoillusione. Sono persone che non vogliono davvero andare a vedere cosa c'è dietro quella porta. E' il caso di Jeanne che fa solo piccoli passi verso quell'entrata per ritardare di aprirla davvero".

"Lieve, l'influenza di Pirandello"- spiega Messina sulla pellicola che sarà in sala dal 17 settembre in 150 copie distribuite da Medusa, e continua "Ho scritto decine di stesure delle sceneggiatura e solo alla fine mi hanno indicato il libro-tragedia di Pirandello "La vita che ti diedi" e la novella "La camera in attesa". Due testi che mi hanno comunque aiutato".

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