È morto ‘Freak’ Antoni, ex leader Skiantos

Bologna – Malato da tempo, diceva “Se non altro la malattia mi ha fatto smettere con la droga”. Nel ’77 fu tra inventori del ‘rock demenziale’, esordendo con gli “Skiantos”, di cui fu fondatore e paroliere

É morto questa mattina Roberto ‘Freak’ Antoni, ex leader del gruppo degli Skiantos, il primo vero gruppo rock demenziale italiano.

“Se non altro la malattia mi ha fatto smettere con la droga”, scherzava un anno fa Freak Antoni, che nel 2012 lasciò gli Skiantos dopo 35 anni assieme, per dedicarsi alla carriera da solista. L’eccesso, l’eroina, la provocazione, sono stati la cifra stilistica di una vita sempre vissuta di corsa, ma con grande autoconsapevolezza e ironia. Roberto è stato tra i fondatori e animatore della band, un vero e proprio genio, anzi, un “geniaccio”. Non è mai passato attraverso un’opera di photo-editing del suo talento. Non si è mai de-bolognesizzato (nato nella città rossa nel 1954), un po’ perché il successo vero – quello che rende ricchi, per parlar chiaro – non lo aveva mai raggiunto, un po’ perché la sua arte di cabarettista, cantante e autore era nata e cresciuta in un contesto underground e lì era rimasta. Gli Skiantos sono stati un gruppo sostanzialmente “provocatorio”, nato a Bologna all’interno del movimento del ’77.  Lui ne è stato animatore, paroliere e leader per 35 anni, prima di dedicarsi alla carriera solista.

Cresciuto all’ombra di una facoltà “maledetta” come il DAMS (Discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo), si era laureato discutendo una tesi sui Beatles, con l’allora professore Gianni Celati.

In campo musicale, Freak Antoni emerse nel 1977 proprio insieme agli Skiantos, con il primo album, “Inascoltabile”, uscito su musicassetta per la Harpo’s Bazaar (in seguito Italian Records). Ne seguirono altri, con titoli che hanno fatto la storia del rock demenziale. Tra i brani, ricordiamo “Ti rullo di kartoni”, “Kinotto”, “Mi piaccion le sbarbine”, “Italiano terrone che amo”, “Calpesta il paralitico”. Rimangono celebri anche le performance di Freak Antoni, che era solito rispondere ai fischi e ai lanci di ortaggi del pubblico, lanciandone a sua volta, insieme alle mutande sporche.

Da “provocatore di razza”, non aveva peli sulla lingua, non risparmiando spesso commenti “poco carini ed edificanti” su colleghi musicisti, come VascoElio e le storie tese.

Rimangono famosi alcuni suoi modi di dire: “Dio c’è ma ci odia!”, “La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo”, ”Si dice che una volta toccato il fondo non puoi che risalire. A me capita di cominciare a scavare”.

È stato un vero protagonista della corrente culturale, emersa dopo i movimenti giovanili del 1977, in vari campi.

In curriculum anche nove libri, come il suo manifesto “Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti” e la partecipazione a film, come “Paz!” e “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”. Sulla sua vita, hanno scritto anche un fumetto, “Freak”. Di lui, nella storia di Bologna e del rock italiano, resterà un ricordo indelebile, di una delle ultime rockstar di casa nostra capaci nello stesso tempo di fare ridere, riflettere e cantare.

Il 16 aprile avrebbe compiuto 60 anni.

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