Crisi in Siria: si pensa all’attacco aereo su larga scala

Il piano d’attacco contro la Siria continua a cambiare di giorno in giorno. E’ quanto dichiarano dal Pentagono

Oltre all’opzione missilistica portata dalle navi e dai sottomarini rischierati nel Mar Mediterraneo, si sta valutando la possibilità di lanciare un attacco aereo su larga scala.

Ricordiamo che questa opzione è stata scartata sia dall’inizio per svariati motivi, primo tra tutti per il rischio che un attacco del genere comporta. Con le attuali forze messe in campo, gli Stati Uniti potrebbero attaccare con i cacciabombardieri F-18 imbarcati sulla portaerei Nimitz e Truman e con gli F-15 ed F-16 che decollerebbero dalla base Daharan, in Arabia Saudita.

Parteciperebbero anche i francesi con i caccia Rafale imbarcati sulla Charles de Gaulle. Ma non si tratterebbe più di quell’azione “limitata”, annunciata dalla Casa Bianca. Sarebbe in realtà un attacco su larga scala in territorio nemico, con tutte le difficoltà del caso. Infatti, se davvero si decidesse di percorrere questa strada, gli Stati Uniti dovrebbero prima imporre la supremazia aerea, distruggendo capacità aeree e di difesa di Damasco. Divenuti padroni dell’aria, il gruppo d’attacco agirebbe impunito.

Fin qui la teoria.

La realtà è molto ben diversa, perchè Damasco è dotata di almeno 900 missili terra aria Sam di diversa tipologia. Il nemico numero uno che si pensava potesse far desistere gli Usa da un attacco aereo, il sistema missilistico S-300, non è stato fornito in tutte le sue componenti dalla Russia. Un attacco aereo quindi, resta fattibile, ma valutando anche i rischi collaterali e cioè, l’intercettazione nemica. Un attacco su larga scala, con piene capacità di difesa del nemico, intaccate da anni, comporterebbe certamente delle perdite. Gli Stati Uniti sono pronti a subirle? Gli americani sono pronti a vedere in tv i propri piloti torturati, imprigionati ed utilizzati per propaganda? Sono queste le domande che si stanno facendo gli strateghi americani in queste ore. Il problema è che più ti avvicini al nemico, più aumentano le probabilità che questo ti colpisca.

Ritorna valida l’opzione dei bombardieri B-2 (scartata poche settimane fa). Questi decollerebbero dalla base americana Whiteman, nel Missouri. Probabile anche l’utilizzo dei bombardieri B-1.

Le capacità stealth garantirebbero l’azzeramento delle difese (almeno quelle individuate dai satelliti e dai Seal in Siria) senza subire perdite, ma ad un costo esorbitante.

Ma perché l’attacco missilistico non rappresenta più la prima opzione? Il fatto è che il preavviso è stato tale che i siriani hanno avuto tutto il tempo di nascondere le proprie armi, assicurare i loro aeroplani, e disperdere i comandi. Il rischio è che i Tomahawk demoliscano strutture vuote o piene di civili. Svanito l’effetto sorpresa, le alternative non mancano, ma sono tutte rischiose. Per ogni opzione militare, si stanno valutando le perdite possibili. C’è da chiedersi se l’opinione pubblica sia in grado di tollerarle. (Spaziodifesa)

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