I Salitomani dell’Etna, Giro d’Italia per #fermareladuchenne

I Salitomani dell’Etna sulle strade del Giro d’Italia per #fermareladuchenne. Sulla salita di Salto del Cane, ascesa finale della quarta tappa del Giro 2017 Cefalù – Etna/Rifugio Sapienza.

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I Salitomani dell’Etna, gruppo fondato dallo scrivente dedito a un cicloturismo evoluto fortemente orientato all’esplorazione del territorio in sella, all’indomani dell’ufficializzazione delle due tappe siciliane del prossimo Giro d’Italia, legando le loro pedalate da qui ai prossimi mesi alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla ricerca contro la distrofia di Duchenne, lo scorso martedì hanno intrapreso l’ascesa finale della quarta tappa, Cefalù – Etna/Rifugio Sapienza, frazione di 180 km che vedrà certamente al traguardo la prima selezione della Corsa Rosa, con l’auspicio di un Vincenzo Nibali in Maglia Rosa, da portare l’indomani a Messina, sua città natale.

La salita di Salto del Cane, quella prescelta per concludere la tappa, è la più impegnativa del versante Sud del vulcano, con una lunghezza complessiva da Nicolosi di circa 17 km e pendenze con punte superiori al 12%, per una media totale ben oltre il 7%. Prima di giungere sulle sue rampe i corridori avranno già affrontato la costa tirrenica da Cefalù a Sant’Agata di Militello, i 30 km di salita, passando da San Fratello, fino ai 1524 mt di Portella Femmina Morta, il più alto valico dei Nebrodi per gran parte immerso nella splendida faggeta che avvolge questo gruppo montuoso, la discesa verso Cesarò e la valle del Simeto, la risalita verso Bronte, quindi tutto il versante Ovest del vulcano transitando da Adrano, Biancavilla e Santa Maria di Licodia, la salita verso Ragalna e infine Nicolosi. Da qui, in un ambiente unico al mondo composto da sciare e boschi, si salirà dunque fino ai 1921 mt del Rifugio Sapienza, dove sarà posto il traguardo, così come accaduto nel 2011, anno della vittoria di Alberto Contador, sia in quella frazione sia nella classifica finale, successo poi revocatogli a causa della nota vicenda della bistecca al clembuterolo, che gli costò il Tour 2010 e il Giro 2011. Ed è proprio lungo la dura ascesa di Salto del Cane che i Salitomani dell’Etna hanno testimoniato la causa della lotta alla Duchenne, pedalando nel loro habitat naturale.

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E’ stato un Giro invocato a gran voce dopo un’assenza di sei anni dalla Sicilia. Non si tratta solo di una corsa ciclistica, ma di un fatto di costume che parte della storia della nostra nazione. Il Giro è un patrimonio che ci appartiene. Sulle sue strade si intrecciano tante storie, storie di coraggio e di speranza, come quella di Maurizio Guanta, che combatte ogni giorno come tanti altri genitori contro la distrofia di Duchenne, tramite l’associazione Amici di Edy, sostenuta da Vincenzo Nibali in prima persona, e il Parent Project, testimoniando tra le altre iniziative nelle recenti edizioni del Giro d’Italia pedalando lungo il percorso delle cronometro prima della partenza dei corridori, e con la pedalata benefica che si tiene ogni anno a Messina, con la presenza dello stesso Nibali e di altri corridori professionisti.

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Maurizio Guanta sulla strada ha trovato l’aiuto di tutti coloro che inforcano una bicicletta per testimoniare questa lotta e sensibilizzare l’opinione pubblica. I Salitomani dell’Etna non si tirati indietro, e dunque sulle strade del Giro vogliono raccontare questa storia, pedalando lungo le sue strade. A breve affronteranno insieme a lui il percorso della quinta tappa dell’edizione numero 100 della Corsa Rosa, da Pedara, alle pendici dell’Etna, fino a Messina, la città dello Stretto. Tutti coloro che vorranno condividere questa giornata testimonieranno per la causa, anche semplicemente usando l’ashtag #fermareladuchenne in occasione di ogni uscita in bicicletta, sulle strade del Giro e sulle strade di tutta Italia.

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