“Miseria e nobiltà” in scena al Teatro Don Bosco

Sabato 16 e domenica 17 maggio si svolgerà la celeberrima pièce per la regia di Totò Calì.

Un “classico” del teatro italiano, una commedia evergreen che affonda le proprie radici nel passato ma che propone messaggi di strettissima attualità. La compagnia Teatro a Tre Alterazione proporrà sabato, con doppio spettacolo alle ore 17 e alle ore 21, e domenica alle ore 18 al teatro Don Bosco di Catania, nell’ambito del cartellone curato dalla direzione artistica di Melina Distefano, la celeberrima pièce “Miseria e nobiltà” di E. Scarpetta.

A curare la regia dello spettacolo sarà Totò Calì. “Confrontarsi con un’opera che è entrata nell’immaginario collettivo rappresenta da un lato una sfida, dall’altro ci pone di fronte ad alcune domande, – sottolinea Calìossia, cosa può rappresentare per l’uomo contemporaneo un copione che è stato scritto più di un secolo fa? Quali significati simbolici possiamo ricercare in una  commedia  così tante volte rappresentata affinché susciti in noi spettatori e attori moderni ulteriori  spunti di riflessioneLo status, tema centrale della messinscena, mostra un divario insanabile e differenze sostanziali tra l’estrema indigenza e il lusso sfarzoso e questo è il livello di lettura che possiamo registrare a livello sociale”.

Ma nella commedia non si dibatte soltanto attorno alla lotta di ceto. “Vi è anche il livello intellettuale dove possiamo riscontrare che vi sono nobiltà che vanno oltre ogni forma di baratto economico, la nobiltà degli affetti, delle relazioni, – aggiunge Calì – i rapporti umani rendono tutti nobili e alla fine spezzano il divario accompagnando la pièce al “conquistato” lieto fine”.

La versione che sarà proposta nel week end presenterà, a livello scenografico, due ambienti, uno svuotato, senza strutture, dove la casa perde i confini, una casa che rappresenta  la periferia moderna,  spazio tristemente noto dove non vi sono regole, norme, organizzazione e quindi dove non vi è possibilità di avere contenimento e struttura; il secondo atto si trasforma, invece, in un circo delle vanità, tutto è sfarzoso, ai limiti del kitsch: la struttura scenografica questa volta esiste, le mura sono reali e contengono un’umanitá disumana, grottesca, una nobiltà che si isola dalle problematiche del mondo, impegnata a soddisfare il godimento, una forma di desiderio mortifero che si contorce imprigionato in una gabbia di perpetua insoddisfazione.

Cast composto da: Salvatore Sottile, Melina Distefano, Giovanni Puglisi, Gisella Nicolosi, Tino Mazzaglia, Alba La Rosa, Carmelo Lo Faro, Giovanni Maugeri, Marzia Fiume, Antonio Parisi, Alfonso Monaco. Musicanti: Totò Calì, Carmen Zappalà, Massimo Arena, Rosario Gianino.

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