La politica, dai muri ai cassetti del collezionista

“Tra manifesti elettorali e internet, le battaglie sul fronte della comunicazione”.

Slogan, volti, simboli, promesse e speranze. Nei manifesti elettorali c’è tutto questo, ma oggi hanno perso il mordente e la univocità che avevano negli anni in cui Internet era ancora nei sogni di qualche giovane studente americano e le battaglie sul fronte della comunicazione si combattevano a suon di macchine tipografiche: chi aveva lo slogan e la foto più accattivante attirava i consensi degli indecisi e gratificava chi aveva già fatto la propria scelta.

Nino Nicolosi è un collezionista di memorabili politiche, 75 anni di Misterbianco, e ha seguito sin da ragazzino le vittorie e le trombature di candidati di vari partiti, da quelli minori ormai scomparsi, a quelli che hanno cambiato nome ma non colore, fino alle neo alleanze e coalizioni capitanate da comici, che stanno dando filo da torcere ai politici navigati, altro che risate! “Da giovane mi sedevo per terra con altri ragazzi per vedere la televisione che in casa non avevamo, nella sede di Misterbianco della Democrazia Cristiana e osservavo i manifesti sulle pareti: saranno stati i colori, i grandi formati, le parole e le immagini, fatto sta che iniziai a collezionare tutto ciò che riguardava la politica, anche depliant e pagine di riviste come Panorama, scegliendo sia pubblicazioni nazionali che locali. Nei miei scaffali si trovano i grandi temi degli anni Settanta/Ottanta, come il referendum sul divorzio o quello sulla scala mobile, e trovano spazio anche i manifesti e le brochure sul compromesso storico.”

A livello locale Nicolosi ha seguito sempre tramite le pubblicazioni tipografiche le gesta politiche di Domenico Magrì, ministro e sindaco di Catania di quella “balena bianca” chiamata Democrazia Cristiana o semplicemente DC, che ha espresso nomi quali Antonino Drago, Giuseppe Aleppo e Rino Nicolosi.  “A Catania Nino Drago la faceva da padrone:  più volte deputato e sottosegretario e presidente della Provincia e sindaco di Catania era parte del triumvirato Drago/Nicolosi/Andò, quest’ultimo del Partito Socialista di Craxi, e controllava le sorti politiche ed economiche di quegli anni. Vi erano tanti partiti cosidetti minori tra i quali il Partito Repubblicano che a Catania faceva capo a Grillo e che annoverava tra le proprie file il futuro sindaco di Catania Enzo Bianco, che fu designato alla candidatura proprio da Drago, visto l’immobilismo politico e le continue liti per il potere”.

Era un Bianco favorevole al ponte sullo stretto all’epoca, in linea con le direttive del PRI, ma si sa, in politica i pareri e le opinioni cambiano, ed ecco che con La Margherita di Rutelli le priorità per il paese diventarono altre. E Nino Nicolosi continua a collezionare, ritagliare, catalogare. “Scapagnini era la longa manus di Berlusconi a Catania, e luci e ombre caratterizzarono la sua sindacatura, ma ebbe il merito di snellire la circonvallazione dai semafori, realizzando le rotonde”. Una volta il politico era quello che ti risolveva il problema, che ti sistemava il figlio da Rendo, da Costanzo o Graci.

Dinosauri dell’economia siciliana che si sono estinti, forse per troppa politica, forse per troppa mafia, o forse per entrambe le cose. “Erano l’onore di tutta la Sicilia, naturalmente ancora di più di Catania e i politici hanno il demerito di avere abbandonato a loro stessi questi imprenditori e i loro imperi, che si sono sfaldati sotto i loro occhi, consentendo infiltrazioni mafiose: io so bene come andavano le cose avendo lavorato proprio da Rendo. Ormai la politica va verso il decadimento, lo abbiamo visto nelle recenti elezioni: la gente preferisce starsene a casa o andarsene a mare piuttosto che andare a votare e nuovi scenari si stanno proponendo nel panorama italiano e locale.”

Le ideologie sono finite e i politici cambiano partiti con la facilità con cui si cambia un calzino. Ma signor Nicolosi, lei che ha seguito forse centinaia di campagne elettorali, come vede il futuro della politica? “Prima c’era il partito a cui si dava fiducia per l’ideologia, successivamente si votava la persona, come accadde per Nello Musumeci, che diventò a metà degli anni novanta il primo presidente della Provincia di Catania di destra, votato anche da persone di centro e di sinistra, adesso non c’è più nulla, manca la trasparenza, la credibilità, la lealtà: siamo la città dei record in negativo e la regione dei ponti che crollano per l’incuria politica“.

Chiedono di fare sacrifici al popolo ma non si abbassano gli stipendi di un centesimo e continuano ad avere i vitalizi. La gente ha bisogno di riferimenti veri, di qualcuno che è disposto a sacrificarsi davvero, a rinunciare ai privilegi, qualcuno che sappia cosa vuol dire tirare avanti ogni giorno per poter arrivare a fine mese. Fine della politica quindi? Sarà… ma la collezione continua.

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