INTENSA L’INTERPRETAZIONE DI MASSIMO RANIERI NELLA RILETTURA DI SEPE DE “IL GABBIANO” DI ČECHOV

In scena al Teatro Vittorio Emanuele di Messina “Il Gabbiano” (à ma mère) da Anton Čechov  sotto il segno e  l’originalità della regia di Giancarlo Sepe insieme alla grande personalità artistica di Massimo Ranieri

Il Gabbiano 1

Per la stagione di prosa 2018/2019 del Teatro Vittorio Emanuele dal 12 al 14 aprile è in scena “Il Gabbiano“ (à ma mère) da Anton Čechov, spettacolo teatrale con protagonisti di primissimo piano: un eccezionale Massimo Ranieri e l’originale regia di Giancarlo Sepe.  

Un teatro di ricerca quello di Sepe, un teatro che non è mera e semplice divulgazione; fuori dai canoni accademici in cui, sicuramente, non trovi la classica messa in scena e la riproposizione di un testo conosciuto ma che offre, in ogni suo lavoro, una singolare e personalissima rilettura.

Manifesto Il Gabbiano

E nel contesto di questa ricerca anche la Musica gioca un ruolo fondamentale e di primissimo piano: la “musica”, fonte di emozioni ed anche forza rigeneratrice, che può dettare stati d’animo, suggerire stimoli, ispirazioni e quindi aprire la strada per nuove scelte.

Ed ecco quindi la presenza nel contesto di una forte personalità come quella di Massimo Ranieri, artista a tutto tondo, questo è vero, ma che al centro della Musica c’è e fuori da ogni dubbio, con i suoi più di quattordici milioni di dischi venduti è tra gli artisti italiani che hanno venduto il maggior numero di dischi nel mondo.

“Il Gabbiano” (del 1895) uno dei testi teatrali più noti del drammaturgo russo, pietra miliare del Novecento e tra i più rappresentati in assoluto, nella sua prima del 1896 fu un insuccesso clamoroso. Grazie a Konstantin Sergeevič Stanislavskij (ideatore dell’omonimo celebre metodo  attoriale) e Vladimir Nemirovič Dančenko (insieme fondatori del Teatro d’Arte di Mosca) nel 1898 l’opera venne riproposta in una nuova versione che ne segnò il trionfo.Massimo Ranieri

Nella sua rilettura Sepe trova alimento proprio dall’insuccesso de “Il Gabbiano”, insuccessoper cui Čechov, volendo comprenderne fino in fondo le motivazioni, chiamò a supporto il critico musicale Marcel, di origine francese, al di fuori dell’ambiente culturale russo. Ecco allora il nesso fra Čechov e la Musica come anche la correlazione che conduce alla presenza in scena, da vero mattatore, di Massimo Ranieri che, tra l’essere una sorta di narratore e nello stesso tempo quasi a dare vita ai personaggi, assolve una funzione di vitale centralità nel divenire delle complesse vicende del dramma.

Si narra della storia di Kostja (Francesco Jacopo Provenzano insieme a Massimo Ranieri), scrittore di teatro, del suo amore per Nina (Federica Stefanelli), del suo sentirsi scrittore/artista incompreso, del suo conflittuale rapporto amore/odio con la madre Irina Arkadina (Caterina Vertova), famosa attrice ormai sul viale del tramonto, in lotta con le proprie frustrazioni, cui si aggiungono le complessità delle storie degli altri personaggi. Non a caso Sepe aggiunge al titolo “Il Gabbiano” il sottotitolo “à ma mère” (a mia madre) per mettere in luce, riguardo al tema dell’amore, il difficile legame affettivo del protagonista con la madre.

Il tema dell’amore, infatti, è una delle linee portanti del testo con i suoi aspetti dolorosi e laceranti insieme ai compromessi e alle sue debolezze: Maša (Martina Grilli) ama Kostja; Kostja ama Nina che ama Trigorin (Pino Tufillaro); Trigorin, amato da Irina, a sua volta rincorre la giovane Nina. Di rilievo anche il tema dell’arte, protagonista e basilare nutrimento delle passioni, dei conflitti e delle speranze dei personaggi.

Il Gabbiano 4Si apre il sipario e, a parte una poltrona di velluto rosso, colpisce subito al centro della scena un lunghissimo pianoforte, come simbolo della centralità della Musica nella rilettura del testo, ed è quasi fisiologico il ruolo di Ranieri principale protagonista e, se musica deve essere, è tra il repertorio delle chanson dei cantori e poeti dell’esistenzialismo francese che l’impeccabile interprete ci propone brani in sintonia con particolari momenti dell’opera teatrale come: “Avec le temps” di Leo Ferrè, “Je suis malade” di Serge Lama, “Hier encore” di Charles Aznavour, “Et maintenant” di Gilbert Bécaud, “La foule” di Angel Cabral interpretata da Édith Piaf, “La chanson des vieux amants” di Jacques Brel ed ancora altro.

Quindi sul palco vengono proiettati, sui pannelli in fondo, i nomi di ciascun protagonista ed effetti di fumo accompagnano l’ingresso di ognuno, come se emergessero dal passato; un passato in cui ancora ci sono dei “conti aperti” ed è allora che si capisce come il personaggio interpretato da Ranieri non riveste solo il ruolo del narratore. Egli conosce troppo bene il corso degli eventi e si intuisce che anche lui è Kostja, una sorta di proiezione di come avrebbe voluto essere da adulto, del sostegno e delle parole di cui probabilmente sentiva il bisogno e che avrebbero scritto un altro finale per la sua vita. Il maturo Kostja è tra i personaggi l’unico a credere nel giovane Kostja: sarà un intenso abbraccio tra i due uno dei momenti più toccanti e suggestivi, segno di quella comprensione che può dare la forza per andare avanti e che avrebbe potuto evitare il suo tragico epilogo nel suicidio.

Il gabbiano, titolo dell’opera teatrale e, di fatto, offerto da Kostja a Nina (come segno del suo amore) e in vario modo menzionato da tutti i protagonisti, è il simbolo della libertà dell’artista, della libertà nelle sue scelte mentre la sua morte diviene metafora di chi da tale libertà non ha tratto i risultati sperati, condizione espressa nella dimensione dell’insoddisfazione esistenziale che trapela da ciascuno dei personaggi.

L’essenzialità e la forza delle scene insieme ai costumi di Uberto Bertacca, il disegno delle luci di Maurizio Fabretti racchiudono in una appropriata cornice il dramma in atto come anche incisive sono le musiche di Davide Mastrogiovanni e dell’Harmonia Team.

Il Gabbiano 5

Eccellente risalto quindi per tutti i protagonisti di questo nuovo ed originale adattamento de “Il Gabbiano“ che, nei quasi 120 minuti della sua durata, conferma il valore dell’anticonformistico volo nella visione della regia di Giancarlo Sepe, l’inossidabile talento di Massimo Ranieri ed, insieme alla bella ed intensa interpretazione di Caterina Vertova, un giusto plauso va ai più che eccellenti Pino Tufillaro, Federica Stefanelli, Martina Grilli, Francesco Jacopo Provenzano e a tutta la compagnia che l’attento pubblico ha salutato con una standing ovation finale e scroscianti e meritatissimi applausi.

Francesco Jacopo Provenzano, il giovane Kostja de "Il Gabbiano", per GLOBUS Magazine

Francesco Jacopo Provenzano, il giovane Kostja de “Il Gabbiano” (à ma mère), per GLOBUS Magazine 

Teatro Vittorio Emanuele:

Venerdì 12 aprile 2019, ore 21:00 – Turno A

Sabato 13 aprile 2019, ore 21:00 – Turno B

Domenica 14 aprile 2019. Ore 17,30 – Turno 

 

IL GABBIANO

di Anton Čechov

adattamento Giancarlo Sepe

con Massimo Ranieri

Caterina Vertova

Pino Tufillaro e Federica Stefanelli

Martina Grilli, Francesco Jacopo Provenzano

scene e costumi Uberto Bertacca

disegno luci Maurizio Fabretti

musiche a cura di Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team

produzione esecutiva Giampiero Mirra

regia Giancarlo Sepe

coproduzione Diana Or.i.s. srl Rama 2000 srl

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