Geografie sentimentali con Giorgio Distefano e Marilina Marchica, a cura di Cristina Costanzo

Si inaugura il prossimo 21 luglio, alle ore 18.30, negli spazi di 091 Art Project c/o RizzutoGallery a Palermo, Geografie sentimentali, la bipersonale di Giorgio Distefano e Marilina Marchica, a cura di Cristina Costanzo

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La mostra è dedicata a due differenti ricerche riconducibili a un’affine geografia sentimentale, in riferimento a una riflessione del noto fotografo Luigi Ghirri che, nell’introduzione a Paesaggio italiano (1989), notava:“Questo lavoro sul paesaggio italiano vorrei che apparisse un po’ così, come questi disegni mutevoli, […] una cartografia imprecisa, senza punti cardinali, che riguarda più la percezione di un luogo che la sua catalogazione o descrizione, come una geografia sentimentale dove gli itinerari non sono segnati e precisi, ma ubbidiscono agli strani grovigli del vedere”.

Giorgio Distefano presenta “Carte della Sopravvivenza nel Mediterraneo”, serie in corso d’opera che rende omaggio all’inesorabile spettacolo della Natura, in cui confluiscono i tratti peculiari della produzione dell’artista: la sperimentazione trasversale di tecniche, lo studio del paesaggio e la ricerca della resa materica e dei valori ottici legati alla distanza e al senso di astrazione di cui la figurazione è portatrice. Fonte di ispirazione primaria del progetto sono le mappe geografiche dei Musei Vaticani di Roma, che si aprono alla suggestiva commistione con diversi registri iconografici e all’uso dei cartamodelli, leit motiv dell’attività di Distefano, già scenografo e costumista. I cartamodelli, con la loro struttura geometrica e funzionale ma anche decorativa, esaltata dall’oro e dal colore, accolgono il gesto pittorico che si manifesta in un’intricata trama di linee e segni da cui scaturiscono visioni e atmosfere sospese. Opere come “Aphricum Mare”, “Ionio Pelagos”, “Mare Tirrenum”, esposte insieme a una selezione di “Ex voto”, sono la testimonianza di una o più sopravvivenze – tanto umane quanto territoriali – tra cielo e terra, “carte” liricamente fragili come le rotte della vita eppur capaci di misurarsi conl’infinito.

Nelle opere di Marilina Marchica il paesaggio e la natura conducono la visione oggettiva del reale al limite dell’astrazione attraverso un procedimento a levare, volto a rimuovere ciò che è superfluo, alla ricerca del senso che strappi, lacerazioni e scarti lasciano emergere dall’ambiente circostante e dal vissuto comune. La traccia e il segno, come riduzione del passaggio dell’uomo e testimonianza di un tempo in continuo divenire, sono i protagonisti privilegiati della ricerca dell’artista. Nelle serie “Landscapes” e “Signs”, immagini poetiche e rarefatte in cui si fondono stasi e memoria, il tratto sintetico e la prassi minimalista danno origine a paesaggi entropici e segni, impronte di un universo fatto di abbandoni e fragilità, crolli e demolizioni ma anche rinascite. In equilibrio tra ordine e disordine, caos e cosmo, queste opere sono emblematiche delle mutevoli e incerte costellazioni di significato del quotidiano, icone intime e misteriose che scaturiscono dalla scarnificazione di segni e contenuti per scandagliare il significato più profondo della relazione tra uomo e natura nel tempo.

Lo sguardo sulla natura come metafora del viaggio e l’urgenza esistenziale della rigenerazione sono alcune tra le assonanze delle Geografie sentimentali di Giorgio Distefano e Marilina Marchica.

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