Due chiacchiere con Enzo Decaro al teatro Vittorio Emanuele di Messina

Intervista a Enzo Decaro dopo lo spettacolo teatrale “Il gabbiano Jonathan Livingston”, al Teatro Vittorio Emanuele di Messina.

Andiamo a trovare Enzo Decaro, alla fine dello spettacolo, per complimentarci e chiedergli se accetta di rispondere a qualche domanda per Globus Magazine. Disponibilissimo, risponde: Si, naturalmente! Eccoci qui… 

Con questo spettacolo cosa cerca di trasmettere al pubblico come sensazioni, sentimenti? A parte che si è capito, effettivamente, il senso del testo messo in programma, però volevamo altre due parole in questo senso… cioè, cerca di trasmettere la gioia di vivere?

Ma, intanto, è il testo la cosa più importante; è proprio il messaggio che il testo vuole trasmettere. Abbiamo fatto solo questa trasposizione dalla pagina scritta, che, di solito, si legge e richiede, quindi, attenzione; il “farsi raccontare”, invece, quello che è stato scritto, cercando di non togliere nulla , aggiungendo sì un po’ dell’emozione che succede come al solito in teatro quando c’è  un testo… Ma questi messaggi, proprio in questi giorni, assumono una particolare valenza…

Certamente! Una valenza importante…

Si, una valenza importante e, aggiungerei, per tutti, perché adesso, passata l’onda emotiva, bisognerà riflettere, farsi delle domande sul come, perché e quando è stata violata la libertà degli altri… e quindi col tempo bisognerà, poi, farsi delle domande… e quindi una cosa importante è riportare in teatro qualcosa che di solito in teatro non arriva: la letteratura che si legge.

E questo si lega e richiama il suo progetto dell’Audiobook?

Si, si esattamente! Questo credo che sia uno dei nostri classici contemporanei… quindi va comunque condiviso, come dice lo stesso testo…

Quindi, la scelta che lei fa degli autori dipende, in qualche modo, anche dal momento particolare che si vive?

No, no… i classici valgono socialmente sempre… ci possono essere momenti in cui valgono di più e momenti in cui vengono sentiti meno… Questi grandi scritti, questi grandi pensieri… oggi siamo “contemporanei” di Seneca che diceva le stesse cose che diciamo oggi. Ma, insomma, quando sono pensieri così alti ed importanti sono cose che hanno vita a sé, quando si ripetono le condizioni…

Un’ultima domanda… cosa c’è ancora in lei de “La Smorfia”?

Eh beh… come si fa? sorride e percepisco che è per smorzare quell’emozione che sicuramente ancora sente – Come dice “Il gabbiano Jonathan ”… Si cambia ma poi si resta sempre fedeli alle proprie origini…

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