Arquette, duro invecchiare a Hollywood

“L’attrice ha tenuto oggi la sua tao class”.

No, non ho nessun merito ad essere invecchiata in “Boyhood”, invecchiare è una cosa del tutto normale. Non voglio giudicare le persone che adoperano la chirurgia estetica ma è normale perché a Hollywood ci sono pochi ruoli e se non sei giovane non ti scelgono“.

Così oggi al Taormina Film Fest, Patricia Arquette parla del suo ruolo nel film di Richard Linklater durato dal 2002 al 2013, e del rapporto che c’è tra vecchiaia e lavoro sopratutto se sei un’attrice.

Ho saputo di un’attrice che a 37 anni è stata considerata dagli Studios troppo vecchia per avere una storia con un cinquantacinquenne. Può darsi che in futuro ricorrerò anch’io alla chirurgia estetica, ma ora lascio che la natura faccia i suoi cambiamenti sul mio corpo e sulla mia faccia“.

Dura, solida, poco americana, l’attrice ha parlato nell’incontro stampa di Oscar, futuro, e soprattutto di cinema indipendente americano. Del discorso fatto nel ricevere l’Oscar per la migliore attrice non protagonista in Boyhood, dice:”

L’ho fatto perché il mio ruolo è quello di una donna normale che lavora tutto il giorno e sta con i figli. Va detto che il 50% delle madri sono single e lei, il mio personaggio, è una che ha sempre problemi di sicurezza economica, e molte sue scelte anche sentimentali sono legate a questo problema. Le donne negli USA rappresentano la maggioranza ma non vengono mai trattate in maniera equa. In California sta passando un progetto di legge sb345, che garantisce un po’ più il lavoro. Perché molte donne sono pagate meno? Se venissero pagate il giusto, avremmo eliminato il tema della povertà”.

Nota per aver interpretato la protagonista Allison DuBois nella serie TV “Medium”, l’attrice ha collaborato negli anni ’90 con registi come Sean Penn (“Lupo Solitario”), Tony Scott  (“Una vita al massimo”), “Strade perdute” di David Lynch, ispirato alla misoginia di O.J.Simpson (il giocatore di football americano accusato di aver ucciso la sua ex moglie,n.d.r.), e “Al di là della vita” di Martin Scorsese insieme all’ex marito Nicolas Cage.

Dice poi di sé e dei suoi ruoli nel cinema indipendente americano: “Non volevo fare l’attrice, la mia agenda dei desideri era un’altra, non sognavo il tappeto rosso. Perché tanti ruoli coraggiosi? Perché ogni volta che avevo paura capivo che quel ruolo poteva insegnarmi alla fine qualcosa. Il cinema mainstream è molto attento ai desideri del pubblico e non ama far vedere cose diverse. Temo che a Hollywood per molto tempo non cambieranno i modi di produrre film fino a quando non cominceranno a perdere soldi, perché il pubblico ha voglia di vedere generi diversi da quelli attuali“.

Il cinema italiano? “Subito mi viene in mente Giulietta Masina e Federico Fellini, e anche Valeria Golino. Il vostro è un cinema così debordante, grottesco che ti travolge. Io ho iniziato ad amare l’arte attraverso i vostri film, un mondo artisticamente diverso da quello USA“.

Per quanto riguarda il presente, l’attrice sta lavorando ad una nuova serie TV, esattamente “CSI: Cyber”: “Sono contenta, dice, “perché è la prima volta che c’è una protagonista donna nella serie. E anche il tema è molto interessante, ovvero i crimini informatici. Tutto è ormai virtuale anche il nostro conto in banca“.

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