71 anni dopo: nel ricordo dell’epica battaglia di El ALAMEIN. La festa del Corpo del 62° a Catania

La festa di corpo del 62º Reggimento Fanteria Sicilia nella ricorrenza di El Alamein

Nella Caserma Erminio Sommaruga, ieri mattina si è celebrata la Festa di Corpo del 62° Reggimento Fanteria “Sicilia”. Erano presenti il prefetto Maria Guia Federico (nella foto) e le più alte autorità civili, religiose e militari della Città di Catania. La ricorrenza cade nel giorno del 71° anniversario della battaglia di El Alamein (Africa settentrionale, 23 ottobre – 4 novembre 1942), nella quale presero parte i Fanti del 62° Reggimento Fanteria, inquadrati nella 102ª Divisione Trento.
In quei giorni dell’ottobre 1942, i soldati italiani si imposero, per l’indomito coraggio, la tenacia combattiva e lo sprezzo supremo del pericolo, all’ammirazione dell’avversario e del mondo intero. Per l’eroico comportamento tenuto durante la battaglia di El Alamein, la Bandiera di Guerra del 62° Reggimento Fanteria “Sicilia”, venne decorata di medaglia di argento al Valor Militare. Le celebrazioni hanno avuto inizio con l’Alzabandiera; sono seguite: la deposizione di una corona d’alloro in onore ai Caduti da parte del comandante di Reggimento, Col. Leonardo Privitera, accompagnato dal Prefetto della Provincia di Catania, Maria Guia Federico e dall’assessore Rosario D’Agata in rappresentanza del sindaco di Catania; la rievocazione storica; la Messa solenne celebrata dal cappellano capo don. Alfio Spampinato; le fasi della Cerimonia sono state sottolineate dalle note della Banda musicale della Brigata “Aosta“. (fonte LaSicilia.it)

IL RICORDO 

El Alamein 23 ottobre 1942 – 23 ottobre 2013

El Alamein, 23 ottobre 1942. Poco prima delle 21 il cielo, in una sera di luna, s’illumina; sono oltre mille pezzi d’artiglieria delle forze nemiche che vomitano fuoco sulla nostra linea. Quel momento qualche superstite lo descriverà come i fuochi a mare della festa di Piedigrotta a Napoli, la sera dell’otto settembre. Un bombardamento aero-terrestre che durò parecchie ore. Ne seguì l’attacco della fanteria coperta dai carri armati. Trovarono, però, su tutto il fronte di circa 70 chilometri lo schieramento italo-tedesco; il contrattacco inflisse agli inglesi un durissimo colpo. Questa prima dura sconfitta mandò su tutte le furie Wiston Churchill. Il primo ministro aveva fatto male i conti; pensava di poter sfondare il fronte al primo attacco sapendo che l’inferiorità era di uno a dieci. I reparti dell’Asse erano così schierati: a nord, in prossimità della costa, a difesa, il XXI Corpo d’armata comandato prima dal generale Gloria e poi da Navvarrini.

La Grande unità comprendeva, in ordine, il 7° Reggimento bersaglieri, la Divisione di fanteria Trento (vi era inquadrato il 62° Reggimento  fanteria oggi di stanza a Catania ed erede della bandiera di guerra fregiata della croce dell’ordine militare d’Italia, due medaglie d’argento e due di bronzo al valor militare), la Divisione di fanteria Bologna, la 164° Divisione di fanteria tedesca, due battaglioni della Brigata paracadutisti Ramcke. 
Più a sud il X Corpo d’armata comandato dal generale Frattini, prima e Nebbia poi, comprendente la Divisione di fanteria Brescia, la Divisione di fanteria paracadutisti Folgore, la divisione di fanteria Pavia  2 battaglioni di paracadutisti Ramcke.

 

nella foto: artiglieri italiani, sul fronte di El Alamein, prima della battaglia.

In seconda linea si trovava il gruppo divisioni corazzate e motorizzate: XX Corpo d’armata disposto: a nord Divisione corazzata Littorio, 15° Panzer divisione; a sud 21° Panzer divisione, Divisione corazzata Ariete mentre in riserva vi erano le divisioni Trieste motorizzata e la 90* Divisione leggera con il 580° reparto esploratore tedesco.
Di contro le nostre
truppe, con gran superiorità numerica, avevano quattro divisioni corazzate inglesi, 1° Divisione sud africana, 2° Divisione neozelandese, 4° Divisione indiana, 9° Divisione australiana, 44° Divisione fanteria inglese, 50° Divisione fanteria inglese 51° Divisione Highland, una Brigata greca, una Brigata francesi liberi e altri reparti composti di truppe coloniali.

Un durissimo colpo lo subì il 62° Reggimento fanteria. Attaccato dalla Divisione neozelandese e da quella sud africana, resistette strenuamente per oltre 48 ore e l’eroismo dei fanti riuscì ad arrestare il nemico e a non fargli creare un varco. Ridotto a pochi uomini, fu rinforzato e ricostituito con uomini bronzo al valor militare. Dalla depressione di El Qattara fino al mare era  un gigantesco lampeggiare  che si fondeva con migliaia di scoppi che sgominavano il nostro schieramento.
La folgore attendeva l’imminente urto con ferma volontà e al comando di “pronti al combattimento” su quel fronte si udì un urlo: “Folgore”.
Erano soldati  con la ferma volontà di opporsi all’avversario con il massimo impegno e a far pagare, agli inglesi, a caro prezzo, il loro ambizioso progetto. La ‘Folgore’ 
il cui organico, con l’inglobamento della divisione aviotrasportata “LaSpezia” era di seimila uomini, il 4 novembre, rimase in soli 304 paracadutisti. Il 20 novembre, quindici giorni dopo la fine della battaglia, Churcill, nel contesto del discorso che pronunciò alla Camera disse: “Dobbiamo inchinarci davanti ai resti di ciò che rimane dei leoni della Folgore”.

RICOMPENSE AL VALORE

Medaglie d’oro collettive 

Reggimenti 186° e 187° Paracadutisti “Folgore” e 185° Artiglieria Paracadutisti “Folgore” Divisione paracadutisti “Folgore” (185^) Reggimento Paracadutisti della gloriosa Divisione “Folgore”, in unione alle aliquote divisionali ad esso assegnate, per tre mesi, senza soste, si prodigò valorosamente in numerose azioni offensive e difensive stroncando sempre l’impetuosa avanzata del nemico enormemente superiore per numero e per mezzi. Nell’epica battaglia di El Alamein stremato per le perdite subite, cessato ogni rifornimento di acqua, viveri e munizioni, con la fede che solo il più sublime amor di Patria può generare, respingeva sdegnosamente, al grido di “Folgore”, ripetuti inviti alla resa, dimostrando in tal modo che la superiorità dei mezzi poteva soverchiare i paracadutisti d’Italia, piegarli mai. Attraverso innumerevoli episodi di eroismo collettivi ed individuali, protraeva la resistenza fino al totale esaurimento di ogni mezzo di lotta imponendosi al rispetto e all’ammirazione dello stesso nemico, scrivendo così una delle pagine più fulgide per l’Esercito italiano. 
(Africa Settentrionale, 22 luglio – 12 ottobre 1942; Battaglia di El Alamein, 23 ottobre – 6 novembre 1942 ‘Depressione di El Kattara’, 4 novembre 1942). Agata Pappalardo (fonte ASIS – Agenzia Siciliana Informazione Stampa)

 Le foto:

  • ·  Sacrario di Q 33.
  • ·  Mappa dello schieramento.
  • ·  Cap. par. Gaetano Alfonzetti, medaglia di bronzo al v.m..
  • ·  Artiglieri italiani ripresi prima della battaglia.
  • ·  Un reparto della Divisione La Spezia, inglobato nella Folgore, sfila davanti a S.A.R il principe Umberto di Savoia.
  • ·  Artiglieria sul fronte di El Alamein.
  • ·  Bandiera di guerra della “Folgore

           Preghiera del Paracadutista

Eterno immenso Iddio,
che creasti gli eterni spazi e ne misurasti le misteriose profondità, guarda benigno a noi, Paracadutisti d’Italia
che nell’adempimento del nostro dovere,
balzando dai nostri apparecchi,
ci lanciamo nella vastità dei cieli.
Manda l’Arcangelo S.Michele a nostro custode:
guida e proteggi l’ardimentoso volo.
Candida come la seta del paracadute
sia sempre la nostra fede
e indomito il coraggio.
La nostra giovane vita è tua o Signore!
Se è scritto che cadiamo, sia!
Ma da ogni goccia del nostro sangue
sorgano gagliardi figli e fratelli innumeri,
orgogliosi del nostro passato,
sempre degni del nostro immancabile avvenire.
Benedici, o Signore,
la Patria, le famiglie, i nostri cari
per loro, nell’alba e nel tramonto,
sempre la nostra vita!
E per noi,o Signore, il tuo glorificante sorriso.
Così sia.

 

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