Riuscita Tosca al cortile Platamone di Catania per il Mythos Opera Festival

Il cartellone del Mythos Opera Festival si è aperto a Catania la sera del 10 agosto (un San Lorenzo che sarà ricordato per l’afa…) con la sempre verde rappresentazione di Tosca, data al cortile Platamone del palazzo comunale sito nella meravigliosa via Vittorio Emanuele, ovvero l’autentico cuore della città etnea

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Il cartellone del Mythos Opera Festival si è aperto a Catania la sera del 10 agosto (un San Lorenzo che sarà ricordato per l’afa…) con la sempre verde rappresentazione di Tosca, data al cortile Platamone del palazzo comunale sito nella meravigliosa via Vittorio Emanuele, ovvero l’autentico cuore della città etnea. L’intuizione del Maestro -nonché apprezzato pianista- Gianfranco Pappalardo Fiumara sovrintendente del Festival, di inaugurare in città con la celebre opera pucciniana per proseguire con gli appuntamenti taorminesi, è stata premiata innanzi tutto dal pubblico che ha gremito l’ampio cortile, a dispetto della calura, occupando tutti i posti: poi da una rappresentazione che può dirsi riescita positivamente. Anche la nuova amministrazione comunale guidata da Salvo Pogliese ha accolto con grande positività l’evento, concedendo lo spazio della struttura pubblica che sèrba il lacerto del palazzo che fu dei Platamone, già convento delle Suore Benedettine.

Alla nostra memoria, nel seguire i tre atti del Maestro di Torre del Lago, non poteva che tornare l’immensa Sarah Bernhardt, protagonista del dramma a fosche tinte di Sardou da cui il Puccini trasse, con Giacosa e Illica, il libretto di Tosca: autorizzato dallo stesso scrittore francese e con l’avallo del vecchio Verdi, il quale confessò poi che se non fosse stato per la tarda età, avrebbe voluto lui musicare l’opera: ma Verdi era già il distaccato Cavaliere del Falstaff, ove “tutto è burla”, là ove echi latomistici si scorgono. Così anche in Puccini, tanto devoto alla Casa Reale di Savoja da essere orgoglioso che alla prima romana, in quel gennajo del 1900, oltre al Presidente del Consiglio Generale Luigi Pelloux, fosse presente Sua Maestà la Regina Margherita, protettrice delle Arti italiche;  rimarrà tale anche dopo il feroce assassinio del Re, avvenuto in quella estate e l’avvento del Sovrano “venuto dal mare”, come scrisse D’Annunzio: altri tempi. Ma son 118 anni che Tosca viene rappresentata, un motivo ci sarà, non risiedendo soltanto nelle celebri arie che anche i profani di lirica ben conoscono e canticchiano sotto la doccia o sbarbandosi, da “Vissi d’arte” a “E lucean le stelle”. Gli è che la tradizionale gelosia di Floria per il povero Cavaradossi, è diventata un ossimoro per molte donne, siano dell’ambiente o meno: quasi una “psicologìa dell’amore istintivo”, avrebbe detto il buon Paolo Mantegazza, se fosse vissuto abbastanza da vederne le degenerazioni.

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  La Tosca catanese del 10 agosto (data pascolianamente fatale!) ebbe la regìa dell’ottimo Enrico Stinchelli (che un imprevisto non poté far giungere a Catania), personalità artistica universalmente nota e di grande levatura e quali protagonisti il soprano statunitense Emma McDermott, il baritono Alberto Mastromarino e il tenore Roberto Cresca. Diciamo subito che si distinse nettamente l’apporto del Coro Lirico Siciliano, il cui Maestro Francesco Costa e il cui Presidente Alberto M.A.Munafò (bravo attore anche in scena) si impegnano grandemente per valorizzare codesta compagine che miete successi nel mondo e sostiene notevoli collaborazioni con grandi teatri italiani e stranieri; l’Orchestra filarmonica della Calabria, che sarà una costante degli eventi del Mythos, già nota per la sua bravura, ha dato buonissima prova di qualità, essendo anche ben diretta in modo “vivace” da Hobart Earle, direttore venezuelano che ha concertato in grandi teatri del mondo; è molto noto in Ucraina negli USA e in Russia, dove ha diretto l’Orchestra di Odessa: una delle stelle della costellazione di Perseo porta il suo nome, buon auspicio per la Tosca decimo agostana catanese.

Le scene e lo stile sono stati quelli della tradizione classica, come i costumi, senza alcuna variante modernistica come oggi usa: di ciò va dato atto e plauso al Maestro Stinchelli.

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Sulle voci, laude amplissima alla giovine Emma McDermott, la quale si dimostrò veramente all’altezza del ruolo: quello di Catania fu il suo debutto italiano in Tosca e dobbiamo dire che la città non solo di Bellini ma dei veristi De Roberto, Rapisardi, Verga, ha ben auspicato il gemmare di codesta voce ampia, tonale, non acuta ma densa, versatile, che può stare in ruoli diversi; voce che deve crescere (infatti apprendiamo che l’artista californiana si produrrà in repertorio wagneriano) e che senza dubbio, se ben gestita, farà parlare di sé.

Alberto Mastromarino è oltremodo noto perché si possa aggiungere qualcosa sul ruolo: Scarpia è intimamente “suo”, sin dai tempi dell’Arena di Verona del 2009 e anche prima: la sicurezza del declamato non mancò per cui il pubblico mostrò di molto gradire.  Infine il Cavaradossi di Roberto Cresca: giustificato nella iniziale presentazione con grande affetto dal Maestro Pappalardo Fiumara per una indisposizione che non gli ha impedito di svolgere il ruolo, egli ha indubbiamente la presenza scenica e si è apprezzata la buona volontà della intenzione.

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Alfine circa quattro minuti abbondanti di applausi e sentite lodi alla McDermott, hanno certificato il successo della serata: qualche sprazzo di mondanità con la presenza fra gli altri, di Nino Strano scrittore e già senatore della Repubblica  -che sarà regista di Aida il 24 agosto a Taormina- , del mezzosoprano Sabrina Messina, di esponenti del Rotary Paternò alto Simeto e della Legione Garibaldina Coordinamento per la Sicilia; gli eventi continuano il 22 agosto col Gala internazionale dedicato a Giuseppe Di Stefano nel decennale della morte con una presenza stellare di famosissimi artisti, da Maria Dragoni a Rudy Park a Fiorenza Cossotto, con Cavalleria Rusticana in forma concertata con Giovanna Casolla.

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