Vicenda giudiziaria con risvolti a lieto fine

Quanto dichiara l’avvocato Rocco Viggiano, avvocato cassazionista, difensore di una triste vicenda che si è conclusa in queste ore a lieto fine

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“Fin dall’inizio c’erano gli elementi per archiviare. Molti erano gli elementi di incertezza che la notizia di reato presentava fin dall’inizio. Tant’ è che il minore non è mai stato allontanato dal padre. Né vennero emessi provvedimenti restrittivi della libertà o di altra natura nei confronti del padre. Sí è trattato di un equivoco sorto a scuola e ingigantito con il passaparola tra le insegnanti. Peraltro l’episodio risultato, poi infondato, si sarebbe verificato cinque anni fa. Ma nel corso dei questi anni il minore ha sempre vissuto serenamente con i genitori”.

É quanto dichiara l’avvocato Rocco Viggiano, avvocato cassazionista, difensore di una triste vicenda che si è conclusa in queste ore a lieto fine.

Un vero calvario durato cinque anni quello subito da un uomo di Potenza accusato ingiustamente di aver abusato del figlio minore al tempo frequentante la scuola elementare.

Tutto inizia cinque anni fa quando durante l’orario scolastico il bambino inizia a toccarsi le parti genitali, un comportamento insolito non proprio consono alla sua età.

Le maestre insospettite hanno quindi iniziato ad indagare per capire un po’ di più rispetto a ciò che stava accadendo al minore.

Il piccolo affetto da disabilità alle richieste di chiarimenti ha erroneamente affermato che queste cose le faceva con il papà… un’affermazione candida e forse un po’ a cuor leggero che ha pesato come un macigno sul percorso d’indagine che si sarebbe avviata da lì a poco.

Solo successivamente, alla luce del processo, é stata fatta chiarezza: il bambino avrebbe infatti detto quelle parole descrittive di un fatto intimo – in cui accusava il papà – per non sentirsi colpevole di un comportamento che percepiva come “sbagliato”.

Ad accendere ancora di più il dibattito é stato un disegno nel quale bambino rappresentava la sua famiglia in modo ambiguo… é proprio questo il disegno che ha suscitato scalpore, il padre infatti veniva rappresentato con una spada all’altezza della vita… ma si trattava effettivamente di una spada? E’ qui che inizia il calvario per fare chiarezza su quanto stava accadendo.

Il bambino ha perciò intrapreso un percorso con una psicologa, ha assistito e testimoniato al processo che é terminato l’11 Dicembre 2017. Un bambino sereno e “tranquillo” a detta dell’avvocato cassazionista Rocco Viggiano difensore del papà del minore.

I genitori hanno dichiarato che il bambino a causa di un problema di crescita assumeva farmaci che lo hanno portato ad uno sviluppo precoce rispetto agli altri bambini, e che talvolta il papà lo aiutava nei bisogni: questo gesto potrebbe essere stato frainteso dal bambino e potrebbe essere la causa del racconto che faceva a scuola.

Il Tribunale dopo aver sentito un esperto da Matera – sottolinea l’avvocato difensore Rocco Viggiano – ha ritenuto di non sentire gli altri testi del Pubblico Ministero a causa della chiara infondatezza dell’ imputazione che emergeva man mano che veniva ascoltato il minore e la madre”.

Fortunatamente il piccolo ha continuato la sua crescita a casa con i suoi genitori che si sono sempre mostrati uniti nell’affermare che gli abusi non erano realmente avvenuti.

Il fatto che il ragazzino non sia mai stato allontanato dalla sua famiglia, che è riuscita comunque a farlo crescere in una possibile serenità dimostra che quell’accusa sin dall’inizio non sembrava così forte né suffragata da prove stringenti. Diversamente il bambino sarebbe stato immediatamente allontanato dalla famiglia.

E le deposizioni della madre, dello stesso ragazzino nel frattempo cresciuto e del consulente tecnico di ufficio, la psicologa Ciriaca Erika Cotugno, sono andate tutte nella stessa direzione, vale a dire l’innocenza del padre finalmente dimostrata ieri da una sentenza le cui motivazioni saranno depositate in novanta giorni.

Il processo é iniziato dopo tre anni ed é durato un anno e mezzo circa, un percorso molto lungo che sicuramente ha inciso notevolmente nella vita di questa famiglia.

Tutto é terminato con la sentenza del giudice che afferma che il fatto non sussiste e perciò l’assoluzione dell’uomo é stata pronunciata.

Una storia a lieto fine perchè il ragazzo che nel 2012 frequentava la quinta elementare adesso frequenta le superiori ed è perfettamente integrato con i coetanei e i familiari compatibilmente con la sua disabilità.

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