ERIC CLAPTON E IL SUO CONCERTO SOLD OUT A NEW YORK

ERIC CLAPTON HA FESTEGGIATO 72 ANNI CON UN CONCERTO SOLD OUT AL MADISON SQUARE GARDEN DI NEW YORK LO SCORSO 19 MARZO. È STATA ANCHE L’OCCASIONE PER CELEBRARE I 50 ANNI DI CARRIERA. 

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Non è stata la tappa di un tour. Non ne fa uno dal 2014. Ma per i fan di Eric Clapton anche un breve serie di concerti rappresentano un motivo per essere felici. Il primo dei due live al Madison Square Garden di New York il 19 marzo scorso ha rappresentato un piacere che sarà sempre più raro, viste le condizioni di salute non perfette del musicista inglese. Nel 2015 ha suonato solo un paio di volte per il 70° compleanno a New York e Londra, mentre nel 2016 ha fatto cinque spettacoli, tutti al Budokan di Tokyo.

Clapton aveva dichiarato al mensile Rolling Stone nel 2013: “Quando compirò 70 anni, mi fermerò. Non voglio smettere di suonare ogni tanto, ma con i tour ho chiuso.” In realtà 72 anni li compirà il 30 marzo prossimo ed effettivamente è stato di parola. Finora, nel 2017, ha tenuto solo due concerti al Madison Square Garden, seguiti da altri due a Los Angeles e tre che farà a maggio a Londra alla Royal Albert Hall. A settembre ritornerà a New York e a Los Angeles.

Per il live del 19 marzo scorso, ha voluto come ospiti speciali i chitarristi Gary Clark Jr. Jimmie Vaughan. Entrambi hanno proposto dei set di 30 minuti ciascuno e quindi possiamo “perdonare” Clapton per aver suonato “solo” 15 canzoni, per una durata complessiva del concerto di circa 75 minuti.

Il chitarrista ha iniziato la sua performance, accompagnato da una formidabile band di quattro elementi e da due coriste, con un semplice “Buona sera,” e subito insieme si sono lanciati nell’esecuzione di “Key To The Highway”, scritta da Charles Segar e William Lee Conley Broonzy. Dopo è stata la volta di tre canzoni del suo repertorio con i “Cream”: “Badge” è stata eseguita in versione estesa esaltando le doti della band.

Durante la sua personale interpretazione del brano di Bob Marley “I Shot The Sheriff”, la sua voce era particolarmente in forma, e si spera rimarrà tale per gli altri concerti, non avendo l’onere di sostenere un intero tour. Sotto una luce rossa, ha eseguito un lungo assolo da manuale.

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Clapton poi ha preso posto su una sedia per il set acustico di quattro canzoni, accompagnato alle percussioni dall’ormai multipresente Steve Gadd. In “Layla”, i suoi tastieristi di lunga data Chris Stainton e Walt Richmond hanno eseguito grandi assoli, seguiti da quello raffinato e intenso del musicista inglese. Ottima la performance delle coriste Sharon White e Michelle John, che hanno messo la giusta quantità di anima per fare da contrappunto alla voce di Clapton.

Con il pubblico ignaro che il suo set stava per volgere al termine, la band ha eseguito le cover dei brani di Robert Johnson “Cross Road Blues” (con i Cream la eseguiva col titolo “Crossroads”) e “Little Queen Of Spades”. “Portatemi una giocatrice d’azzardo” – cantava Clapton durante questa canzone – “se è l’ultima cosa che faccio,”. Altro grande assolo di Stainton seguito da uno memorabile di Clapton. La canzone ha ricevuto la più forte ovazione della serata.

Ed ecco “Cocaine”, il classico di J.J. Cale portato alla conoscenza del grande pubblico proprio da Clapton. Fine del concerto? No. Come da copione ecco il bis, per altri due brani: “Sunshine of Your Love” dei Cream e il gran finale: la cover del pezzo di Bo Diddley, “Before You Accuse Me”, che ha visto i chitarristi ospiti della prima parte dello spettacolo, Clark e Vaughan, suonare con la band.

Il recente album in studio del 2016 ”I Still Do”, è stato rappresentato durante il live solo da una cover di J.J. Cale e purtroppo Clapton non ha offerto alcun tributo a Chuck Berry, morto il giorno prima. Ma forse non c’è stato il tempo per provare una canzone.

Clapton continuerà a suonare dal vivo ma i suoi concerti, a questo punto assottigliati come numero e durata, sono ormai da imprimere saldamente nella memoria.

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