Ue: arriva la denominazione Igp per i Cantucci toscani

Insigniti dall’Unione Europea con il marchio Igp ai biscotti tipici della regione Toscana

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E’ arrivato dall’Unione Europea  il riconoscimento come marchio Igp (indicazione geografica protetta) per i Cantuccini Toscani e Cantucci Toscani (nomi che sono stati entrambi registrati).  Per la Toscana questa è la ventinovesima registrazione ricevuta per i suoi prodotti agroalimentari . La richiesta di riconoscimento  è stata avanzata nel 2011 da Ubaldo Corsini che è il  presidente dell’ associazione Assocantuccini (formata da 16 aziende  artigianali e industriali della regione Toscana) e anche, il discendente di Corrado fondatore della storica azienda senese che nel 1988 aumentò la sua produzione aprendo lo stabilimento tra i boschi del Monte Amiata e conquistò così  sia il mercato nazionale che quello estero  (oggi la sua produzione viene esportata in 25 paesi nel mondo tra cui: Inghilterra, Stati Uniti, Giappone, Russia e i paesi del Nord). Il Cantuccio o Cantuccino toscano è una prelibatezza preparata con ingredienti semplici come: burro,  miele, uova e le mandorle intere,  ponendolo al  terzo posto  come biscotto più conosciuto al mondo,  con un fatturato complessivo stimato di 3,5 milioni con export del 37%,.

Questo marchio   stabilisce non solo l’origine geografica, ma anche le misure (lunghezza non oltre i 10 cm e lo spessore non superiore ai 2,8 cm) e le fasi produttive, tutelandolo dal fenomeno italian souding  (l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia per promozionare e commercializzare prodotti non riconducibili al nostro Paese. Esso rappresenta la forma più eclatante di concorrenza sleale e truffa nei confronti dei consumatori, soprattutto nel settore agroalimentare), così da salvaguardare la qualità di produzione e la gestione economica da parte delle aziende toscane.

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La storia

L’origine risalirebbe al primo Cinquecento, quando in Italia e in Europa si stava affermando l’industria dolciaria e vi era una maggior diffusione dello zucchero di canna (veniva importato dalle Americhe e costava molto meno di quello che veniva prodotto nel vecchio continente). Con la parola Cantuccio s’indicava un pezzo di pane tagliato nell' angolo e si mangiava a fine pasto immerso nel vin santo (si inzuppa ancora oggi).  Il procedimento della lavorazione di questo pane dolce avveniva attraverso la cottura fatta per ben due volte in modo tale da biscottarlo. Per poterle conservare a lungo si aromatizzava o con l’anice o con l’aggiunta di finocchio. Furono aggiunte all’ interno del pan dolce le mandorle intere per ordine della golosa Caterina de’ Medici, moglie di Enrico II (appena fu conosciuta dai francesi gli diedero il soprannome di grassa bottegaia fiorentina). All’ epoca venivano chiamati “biscottelli” alle mandorle. Fu apprezzato da molti italiani il  Cantuccio toscano,  tanto che alcuni personaggi noti della cultura ne  hanno nominato nei loro scritti come: il medico e letterato Francesco Redi (1626-1697) in Opere di Francesco Redi, gentiluomo arentino e accademico della Crusca e  prima ancora il compositore fiorentino Giovanni Del Turco (1577- 1647) nel suo Epulario.  Molti hanno scambiato il biscotto toscano con quello di Prato (la ricetta è leggermente diversa da quello dal cantuccio in quanto è un prodotto più basico fatto con la farina, zucchero, uova,  mandorle e pinoli senza l’aggiunta di lieviti o aromi),  il disguido nasce nell’Ottocento quando un pratese di nome  Antonio Mattei, artigiano di umili origini  apre nel 1858 una  pasticceria in via dell’Appianato (oggi via Ricasoli al numero 22)  in cui nell’insegna riportava il seguente testo:  Antonio Mattei/fabbricante di cantucci/ biscotti ed altri generi. La facciata esterna della pasticceria del Mattei, raccontano in molti, era rivestita di mattonelle: sarebbe bastato questo semplice spunto, anche se non tutti sono d'accordo (qualcuno ha pensato alla forma dei cantucci, tale da ricordare una mattonella), perché la fantasia popolare gli affibbiasse il soprannome di Mattonella e chiamasse “biscotti di Mattonella” i suoi cantucci, grandi fette di pani biscottati all'anice.

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