Turi Ferro ritorna allo Stabile di Catania tramite un viaggio per immagini, dedicato ai 100 anni dalla sua nascita

“Turi Ferro e il ‘Teatro Stabile’. Storia di un amore” è il titolo della splendida Mostra, curata da Sarah Zappulla Muscarà ed Enzo Zappulla, che ripercorre il variegato itinerario per immagini e documenti di quello che è stato il fondatore e il pilastro del ‘Teatro Stabile’ per quasi un cinquantennio e che inaugura così le manifestazioni per il centenario della nascita dell’illustre artista.

“Sono particolarmente felice che questa mostra dedicata a Turi Ferro sia il primo appuntamento che ci consente di tornare a incontrarci dal vivo nel nostro teatro, nel momento in cui dovremo inventare nuove soluzioni che rimettano al centro la cultura. Il ricordo dell’artista infatti non ha intento solo celebrativo, ma si pone nella cornice della rinascita del Teatro Stabile che affonda le proprie radici nella tradizione ma insieme guada al rinnovamento. Il tema della ricostruzione si amplia, alla luce dell’emergenza Covid-19 e prospetta la necessità di uno sforzo globale per ripensare nuovi modelli di convivenza sociale, economica e culturale.”, commenta il direttore Laura Sicignano.

E Lina Scalisi, vice presidente dello Stabile, conferma: “Proprio Turi Ferro nel fondare questo teatro, lo concepì come collettore di intelligenze, che potesse farne un vero e proprio modello di far cultura a livello nazionale”.

La mostra si snoda, tappa dopo tappa, attraverso l’intero percorso artistico di Turi Ferro, dagli esordi del Teatro Stabile, nel 1958, a cui lo legò una costante fedeltà, sino al congedo dalle scene e dalla vita, un ventennio fa, con La cattura, ancora una volta un testo dell’autore più amato e frequentato, Luigi Pirandello.

Naturale erede Turi Ferro di un ricco, multiforme patrimonio che affonda le radici, attingendone nutrimento vitale, in un humus teatrale antichissimo, rinsanguato da generazioni di pupari, da tormenti di commedia dell’arte, da retaggi di cultura orale, da elementi temperamentali forti, da un innato, istintivo talento”: così annotano Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla a cui si deve un pregevole volume Turi Ferro. Il magistero dell’arte, esaustiva monografia che ci consegna un ritratto a tutto tondo dell’uomo, dell’artista, dei suoi compagni di scena, della critica, mediante una puntuale storia delle cronache teatrali e del prezioso, straordinario corredo iconografico. Un magistero, quello di Turi Ferro, ancora vivo nei tanti attori che si sono formati con lui e con lui sono cresciuti, conquistando uno spazio duraturo nel cuore degli spettatori.

Un libro che onora il nostro grande attore siciliano, che ha portato in scena la storia delle famiglie siciliane che hanno fatto la storia dello spettacolo nel Novecento, attraverso una ricca illustrazione e uno straordinario apparato iconografico riescono a dare vita al grande personaggio Turi Ferro, ricomponendo le molteplici tessere di una variegata generosa attività, il mosaico di un appassionante “viaggio” senza sottrarre nulla alla memoria con i suoi grandi compagni di teatro che erano Giusti e poi la sua compagna di vita e di arte Ida Carrara e altri ancora.

La pregevole monografia accompagna l’attore nelle sue variegate fasi professionali: dalle prove siciliane a Radio Catania o all’Ente Teatro di Sicilia (poi Teatro Stabile di Catania) a quelle televisive, i ruoli di protagonista (come ne Racconti del maresciallo di Mario Soldati) o di caratterista d’eccezione (il canonico Lupi in Mastro-don Gesualdo con la regia di Giacomo Vaccari), a quelle cinematografiche più frequenti dopo gli anni Settanta, per inoltrarsi a quelle più emozionali nel teatro di prosa destinato al circuito nazionale.

Come gli autori raccontano, Turi Ferro dai tratti della dialettalità sempre implicita nei suoi testi, è riuscito a spostare l’attenzione dal testo letterario del copione alla sua intima ed elaborata trasfigurazione emozionale o cognitiva più attuale e moderna. Lo vediamo anche con Gabriele Lavia con cui fu protagonista del Tito Andronico (1983).

Un libro “estensione della memoria e dell’immaginazione” dove gli spettacoli di Turi Ferro sono tutti repertoriati in ordine cronologico, accompagnati da un’equilibrata distribuzione delle parti e da una molteplice antologia della critica.

La Mostra, ospitata nell’appena ristrutturato spazio del ridotto, per divenire un piccolo spazio multifunzionale, per il tramite di un elegante allestimento, scandisce le fasi salienti dell’artista, il suo trascorrere, senza soluzione di continuità, dal teatro siciliano di tradizione al teatro sociale, alla narrativa ridotta per il teatro, dai classici ai contemporanei, mettendo a fuoco in particolare le superbe messe in scena pirandelliane soprattutto quelle indimenticabili di Liolà  e de  Il berretto a sonagli.

Prende vita così, ricomponendo le molteplici tessere di una variegata generosa attività, il mosaico di un appassionante “viaggio” senza nulla sottrarre alla memoria con i suoi grandi compagni di avventura Mario Giusti in primo luogo, col quale ha condiviso esperienze radiofoniche che gli sono valse simpatia e notorietà, la sua compagna di vita e di arte Ida Carrara e ancora Tanino Musumeci, Pietro Corigliano, Nunzio Sciavarello, Pietro Platania, i due capocomici Michele Abruzzo e Umberto Spadaro che con Rosina Anselmi, Turi Pandolfini, Dulcinea Balistreri, Eugenio Colombo, Rosolino Bua appartenenti al vecchio ceppo della stagione aurea del teatro siciliano: uno spaccato del teatro non solo isolano che dall’Ente Teatro di Sicilia (poi Teatro Stabile di Catania) è approdato ai palcoscenici internazionali più prestigiosi.

La mostra, nel cui ambito si può seguire la registrazione di brani delle più significative interpretazioni di Turi Ferro (L’aria del continente, L’Altalena, Il berretto a Sonagli, Il consiglio d’Egitto, La roba, e tanto altro)  è visitabile, su prenotazione obbligatoria, fino al 10 maggio 2021, tutti i giorni da lunedì a venerdì ore 14,00-19,30, sabato ore 8,30 – 12,30 (Botteghino tel. O95.7310856 o on-line tramite Eventbrite). Un’occasione anche per apprezzare la nuova facciata del Teatro Stabile.

Al centro delle varie iniziative, promosse dal Teatro Stabile in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umanistiche Università Catania, la Fondazione Domenico Sanfilippo Editore, l’Istituto di Storia dello Spettacolo siciliano e Fondazione Turi Ferro, si colloca la rappresentazione di Servo di scena di Harold   Harwood, regia di Gugliemo Ferro, che terrà anche la lezione aperta “Il dubbio per una perfezione impossibile”.