Shakespeare Horror Story – La sacralità delle magiche alchimie del teatro che si rinnovano

Il fascino del cinquecentesco Forte del Santissimo Salvatore ha fatto da cornice alla rappresentazione di “Shakespeare Horror Story”: una singolare esperienza teatrale di rara ed  accattivante energia ai piedi della stele della Madonna della Lettera

Shakespeare Horror Story, il lavoro teatrale del regista messinese Daniele Gonciaruk, è ritornato a Messina dopo il successo romano del 2019 a Villa Borghese.

In programma dal 28 luglio all’1 agosto per il “Festival Shakespeariano dello Stretto 2021”, indagando sentimenti, luoghi ed emozioni dei più controversi e drammatici personaggi shakespeariani, lo spettacolo ha il suo filo conduttore in una sorta di “viaggio” tra i complessi ed oscuri aspetti dell’animo umano che vengono rappresentati in scena.

Definito “spettacolo itinerante” è anche un progetto che nasce con la caratteristica di voler portare il teatro fuori dai suoi spazi usuali verso altri luoghi della cultura in cui far scaturire nuove sinergie sia con gli spettatori sia con gli spazi che così vengono rivisti e vissuti in nuove prospettive anche sensoriali.

Scaturisce un’immersione totale tra le luci e le ombre che accompagnano e delineano le grandi tragedie del Bardo quali “Tito Andronico”, “Romeo e Giulietta”, “Re Lear”, “Riccardo III”, “Otello”, “Macbeth” e “Amleto”.

Protagonisti gli antagonisti, ovvero i “cattivi”, che esercitando un loro misterioso fascino, spesso arrivano, pur essendo detestabili, ad offuscare persino le figure dei protagonisti eroici e positivi.

William Shakespeare maestro lo è stato, senza dubbio, nel creare, fra le altre cose, personaggi malvagi mostrandoli nelle loro molteplici sfaccettature in maniera profonda e tridimensionale e, quale grande indagatore dell'animo umano, li ha dotati di fascinoso carisma.

Riguardo allo spettacolo di Gonciaruk, un pullman da Piazza Stazione (previsto anche per il ritorno) ha portato gli spettatori (noi compresi la sera del 29 luglio) sino all’antica fortezza e preposti all’accoglienza, nel rispetto delle norme anti-Covid, due attori hanno dato il “Benvenuti all’inferno”, segnando così l’ingresso del pubblico “dentro lo spettacolo” già sul mezzo di trasporto con una esibizione dal “Re Lear”.

La suggestiva struttura del Forte del SS. Salvatore che li ha accolti ha fatto da originale palcoscenico, tra ambienti interni ed esterni che hanno ospitato i carismatici personaggi shakespeariani e le articolate drammatiche vicende. In una sapiente  maestria di luci, ombre ed ambienti interni ed esterni  dell’antica fortezza il pubblico è stato “guidato” tra le scene dei drammi, veri quadri inseriti nel contesto, scene che si intrecciano tra di loro fin sotto la Madonnina della Lettera, la parte più suggestiva ed alta della fortezza, con un panorama mozzafiato che si apre sullo Stretto di Messina.

È “Tito Andronico”, sanguinosa tragedia e primo grande successo popolare di Shakespeare, a fare da filo conduttore con alcune parti salienti della narrazione cui si intercalano alcune scene degli altri drammi shakespeariani e così  tra “Romeo e Giulietta”, “Re Lear”, “Riccardo III”, “Otello”, “Macbeth” si giunge all’epilogo finale e al celebre monologo di “Amleto” che Daniele Gonciaruk (nel ruolo di Tito Andronico) ha magistralmente recitato.

Stimolanti ritagli di sceneggiature teatrali in cui ogni attore, o comparsa a seconda dei momenti, anche nel silenzio dei passaggi da un’ambientazione ad un’altra, occupava la giusta posizione per ottimizzare la visuale degli spettatori dando bella prova della propria arte, ricoprendo alcuni di loro anche più di un ruolo come Marco Dell’Acqua (Re Lear, Amleto, Saturnino), Annalisa Rando (Giulietta e Lavinia) e a tutti i componenti della Scuola Sociale di Teatro tra cui Gaetano Citto (padre di Tito), Claudio Iannello (Otello), Aurora Macrì (enigmatica Tamora) va un fortissimo ed intenso applauso.

Bravi!!! E se si ha l’opportunità di poterli vedere si consiglia assolutamente di non perderla.

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