Preludi all’opera con Anna Bolena

Per la dodicesima edizione di “Preludi all’opera” si è svolta alla residenza universitaria Museion di via Verona la conferenza di presentazione dell’opera Anna Bolena di Gaetano Donizetti, tenuta dal musicologo Giuseppe Montemagno.

L'incontro, promosso dall'Ersu e dall'Università degli Studi di Catania, si inserisce tra gli appuntamenti dell'A.E.D.E. (Association européenne des enseignant), la cui presidente Lina Calì ha introdotto l'interessante dissertazione su una delle più note opere del repertorio donizettiano.

Il relatore ne ha subito posto in evidenza il ruolo importante nella storia del repertorio italiano di primo Ottocento, con la quale, secondo la svolta musicologica dello studioso Philip Gossett, Donizetti approdava alla maturità, accreditandosi tra i più grandi quattro operisti del 19° secolo, con Rossini, Verdi e Bellini. Concepita in cinque grandi pannelli che tessono la storia della regina in oggetto, l'opera viene prodotta dal musicista nel 1830 per il Teatro Carcano, anziché per il Teatro alla Scala, simbolo dell'impero asburgico e della cultura ufficiale, a seguito della campagna  avviata contro quest'ultimo da alcuni esponenti dell'intellighenzia milanese, quali il marchese Giulio Renato Litta e il banchiere Giuseppe Marinetti. Sono loro, infatti, a promuovere l'allestimento dell'opera, che va in scena il 26 dicembre al Carcano, la stessa data che inaugurava la stagione alla Scala, scritturando i migliori interpreti del momento, ovvero il soprano Giuditta Pasta (la Callas dell'epoca), alla quale Bellini attribuiva un carattere enciclopedico per la duttilità vocale, il tenore Giovanni Battista Rubini, icona del canto romantico, e il basso Filippo Galli (celebre nel repertorio di Rossini  che per lui aveva scelto i ruoli di Mustafà e Selim)  al quale Donizetti  attribuisce il ruolo di Enrico VIII senza esporlo con arie solistiche, data l'età avanzata del cantante. Anna Bolena, che fu per il musicista un'occasione di confronto col pubblico di Milano,  capitale d'Italia dopo Napoli, gli offrì anche un banco di prova col librettista Felice Romani, già collaboratore stabile di Vincenzo Bellini. Montemagno si è soffermato sulla protagonista, che assurge a notorietà storica per essere all'origine dello scisma anglicano, a metà degli anni venti del Cinquecento, con la scissione della chiesa omonima da quella cattolica romana.

    Giuseppe Montemagno

Figura travagliata, quella della regina, la quale, dopo il matrimonio con Enrico VIII che ripudia Caterina d'Aragona per l'assenza di figli maschi, subisce tre aborti di futuri eredi (dopo aver dato alla luce Elisabetta d'Inghilterra alla fine del 1533), che dopo alcuni anni verranno considerati frutto della sua stessa stregoneria (con la quale avrebbe sedotto persino il re) accanto alle accuse di incesto e adulterio: le tre cause della sua triste prigionìa prima della decapitazione, vissuta in piedi, con tutta la dignità di una donna vittima del  marito e del destino. Tutta la gamma dei  sentimenti, dall'intimità nostalgica dei giorni felici con  l'amore giovanile di Percy (nell'aria Io sentii sulla mia mano come lacrima corrente) alla tenerezza, all'angoscia, all'ira, al perdono della regina nei confronti di Jane Seymour (la dama di compagnia amata dal re) sono emersi nella accattivante cernita degli ascolti (oltre al suddetto, le arie Sul suo capo aggravi un Dio … Al dolce guidami castel natìo ..) tratti  dal DVD col Coro e Orchestra Der Wiener Staatsoper diretti da Evelino Pidò, attraverso le voci di Anna Netrebko, Elina Garanca e Ildebrando D'Arcangelo. Il relatore si è altresì avvalso di efficaci diapositive per rappresentare la drammaturgia della segregazione, con l'inferriata dell'unica scena in esterni, che presagisce la fine della regina. E ha posto in rilievo l'aspetto della pazzia nel XVI secolo, citando l'Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam: quella di Anna Bolena che si appresta al patibolo, lungi dalla pazzia illuministica reversibile quando la donna si ricongiunge all'amato, è  del tutto irreversibile, alla stregua della follia romantica. Significativo in proposito il  Ritratto di Giuditta Pasta nella scena della pazzia di Anna Bolena di Donizetti 1834, Museo teatrale alla Scala, Milano,  del pittore di S. Pietroburgo Karl Pavlovic Brjullov, dall'enorme iconografia che ritrae Anna Bolena prigioniera nella torre.

Il dolore della follia- specifica Montemagno- non viene vissuto  dalla regina nel presente, bensì nel passato (rivivendo la bellezza della natura) e nel futuro, ed è proprio in quest'ultimo aspetto che la dolcezza belcantistica della protagonista si interrompe con il suono delle campane e i colpi di cannone che preannunciano il futuro matrimonio di Enrico VIII con Jane Seymour. Due dimensioni che connotano il personaggio rendendolo immortale nel panorama operistico.


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