“Nicola Piovani in Quintetto” per Etna in scena 2014

Meraviglioso concerto dal vivo, che ha incantato il copioso pubblico

Musica dal vivo a tutto spiano, nel concerto Nicola Piovani in Quintetto, svoltosi all’Anfiteatro comunale di Zafferana per la rassegna Etna in scena 2014. Un pubblico numerosissimo ha apprezzato di gran lunga una performance dal sapore teatrale, come l’ha voluta il suo direttore e pianista, nonché compositore e arrangiatore romano Nicola Piovani. Eclettico e affabile nel proporre una musica in libera uscita, che smitizzi il ruolo eterno della televisione, toccando la pelle di ciascuno forse con l’emozione che aleggiava nei teatri greci di età millenaria. L’evento, prodotto e organizzato da Arts Promotion di Mario Russo e Alfredo Lo Faro Produzioni, col patrocinio dell’assessorato al Turismo di Zafferana Etnea, ha visto campeggiare un pianoforte quanto mai espressivo che Piovani conduceva tra i meandri di musiche da films, suites da concerto e brani ispirati alla mitologia greca. Ad aprire la serata, la chitarra virtuosissima di Francesco Buzzurro, che ha proposto tre brani dal suo cd Il quinto elemento, dedicato ad acqua, aria, terra e fuoco, tra lo sgranare esplosivo di Fuego e la mestizia de Il respiro della luna, per poi concludere  con un omaggio  a Piovani fatto di tre celebri motivi partenopei, Voce e notte,Tu can nunchiagnee Funiculì Funiculà. L’estro del compositore romano ha tenuto alta l’attenzione dell’uditorio a partire dalle note sognanti de La notte di San Lorenzo ( sulla regia dei fratelli Taviani) nell’arrangiamento dell’Offertorium dal Requiem di Giuseppe Verdi, sempre a fianco del violoncello, chitarra e tastiere di Pasquale Filastò, delle percussioni, batteria e fisarmonica di Cristian Marini, del contrabbasso di Marco Loddo e del sax e clarinetto di Marina Cesari. L’ensemble trascolorava dalla ritmica frizzante de Il pianino delle meraviglie, tra effetti pianistici di banjo e pianino rullante,all’intimo ripiegarsi di Caro diario e La messa è finita (entrambi di Nanni Moretti), alle movenze straussiane venate da inquietudini contemporanee de Il valzer della cioccolata,sino al traino stuzzicante de La vita è bella, regista Roberto Benigni. Un’operazione riuscita, tra quell’argutoe suggestivo emergere di ciascuno strumento che affascina e correda l’excursus pianistico di Piovani, nel far rivivere musiche dall’alveo della loro pellicola; e proseguendo sull’omaggio a Fabrizio De Andrècon le suites da concerto Non al denaro, non all’amore né al cielo e Storia di un impiegato,  per scivolare in seguito sulle favole dei miti greci che è come lavorare con i più grandi sceneggiatori alla stregua di Vincenzo Cerami,ha affermato l’autore. Citando Joyce, sui destini dell’uomo che sono oggetto di tutte le mitologie, tra le quali la figura di Cassandra profetessa di sciagure, mai creduta nelle sue funeste previsioni, come appare oggi evidente nell’appunto sarcastico di Piovani.

Ed ecco l’accenno a Ovidio sul narrare orientaleggiante di Eco Il bacio di Narciso, dal tono esoterico, o Il volo di Icaro le cui ali di cera si sciolsero al sole per avere osato altezze impossibili. Tematiche attualissime del vivere odierno, sottolinea il compositore,come il virus del narcisismo sino alla critica sul chiasso mediatico, nell’eccesso di informazioni che affolla e ottunde la nostra mente: via libera allora al contraltare del brano La voce della luna  di Federico Fellini, dove, tra la carezzevole quiescenza lunare creata dagli strumenti si sente alla fine la voce catturante di Benigni “Eppure io credo che se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire…”.

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