MIDULLA: PRIMO MESE DI ATTIVITÀ SOCIALE

Avviato un processo di riappropriazione dal basso, dando il via al nuovo ciclo di vita sotto lo slogan: il Midulla è della città e alla città ritorna!

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Appena 30 giorni fa in via Zuccarelli 36 c’era un edificio pubblico abbandonato e vandalizzato. Oggi, anche se le porte esterne sono ancora mezze bruciacchiate, all’interno pulsa un cuore forte e vivo: quello del Midulla Centro Polifunzionale - San Cristoforo, alimentato dall’impegno volontario di tante persone e dai sorrisi delle decine di bambini e ragazzi che ogni giorno imparano e sperimentano nuovi modi di vivere.

Cominciamo con il sintetizzarvi la storia di questo luogo, semplicemente perché è esattamente da quella che siamo ripartiti.

Il Midulla è stato innanzitutto il Cinema di San Cristoforo, nei tempi d’oro in cui avere un cinema rendeva un quartiere importante, finché nel 1979 il fuoco non l’ha distrutto. Negli anni ’90 l’Amministrazione Comunale lo ha acquistato e ristrutturato con i fondi del “Progetto Urban”. Nel 2001 l’inaugurazione come Centro Polifunzionale che comprendeva una palestra, un’aula studio, un salone centrale e degli uffici al piano superiore. Nel 2009 è stata inaugurata anche la biblioteca che constava di 3000 volumi, di cui si e no adesso ne sopravvivono una scarsa metà. Quando il Comune ha smesso di erogare fondi l’edificio è rimasto quasi del tutto inutilizzato perché nessun ufficio comunale è stato trasferito al suo interno, mentre per un po’ alcune Associazioni tenevano aperta la struttura, almeno un paio di volte a settimana, per portare avanti dei corsi di palestra per donne. Nel gennaio 2012 la definitiva chiusura. La macchina burocratica e politica ha fatto sì che un posto come il Midulla venga ristrutturato, dotato di confort, chiuso, abbandonato, vandalizzato, depredato e distrutto, prima che sia affidato. In questi 5 anni diverse associazioni, tra cui anche alcuni degli “attivisti per il Midulla”, ne hanno richiesto l’utilizzo o l’assegnazione come l’Arci Catania e l’Orchestra Falcone Borsellino con petizioni, manifestazioni, richieste formali ma a parte qualche breve apparizione null’altro, il centro Midulla è rimasto chiuso alla Città e aperto ai vandali.

L’8 gennaio 2017, stufi di attendere, abbiamo aperto la porta centrale ed assumendoci tutti gli oneri e le responsabilità del caso abbiamo avviato un processo di riappropriazione dal basso, dando il via al nuovo ciclo di vita sotto lo slogan: il Midulla è della città e alla città ritorna!

Ebbene sì, è già passato un mese. Non è stata sicuramente una passeggiata e non lo sarà nei mesi a seguire, ma l’obiettivo era aprire una porta sul quartiere e far in modo che rimanesse aperta, e così è stato.

<<Cosa è stato fatto e cosa resta da fare>> questa è la domanda giusta e la risposta che ci sentiamo di dare dopo un primo mese di attività sociale per il Midulla.

  • Tra le cose fatte: abbiamo sistemato il possibile, pulito, riordinato, suddiviso i libri superstiti, al fine di riaprire la struttura, prima ai bambini con le attività pomeridiane e poi alla città con una festa, il tutto in appena una settimana. Lo spettacolo che si è presentato ai nostri occhi un mese fa è stato sconcertante: libri gettati per carta straccia ovunque, non c’era più nulla né mobilio ne impianti, figuriamo i pc e l’attrezzatura della palestra, solo stanze devastate e con infiltrazioni d’acqua, tavoli e sedie divelti, sanitari spaccati a mazzate, tutto l’impianto elettrico scippato dai muri, l’impianto idrico deturpato e pure la ringhiera di ferro pronta per essere definitivamente staccata e rubata.
  • Tra le cose da fare: se a prima vista, entrando oggi al Midulla, sembra tutto in ordine in realtà è solo perché al sui interno non c’è più nulla. Manca di tutto: dall’acqua corrente, ai tavoli, alle sedie, alle librerie, ai materiali per i laboratori manuali, all’attrezzatura per la palestra, ai soldi e ai materiali per ripristinare gli impianti. Ecco perché dal 9 al 16 febbraio indiciamo una settimana dedicata interamente alla raccolta materiali e fondi, ed intitolata “Ricostruiamo il Midulla”. Potrete venire ogni giorno in via Zuccarelli a portare ciò che avete in più in casa o potrete lasciare un contributo nei salvadanai, se preferite. Catania può essere una città in cui le persone si prendono cura dei beni comuni come se fossero i propri, semplicemente per vivere meglio e rendere migliore il quartiere che abitano.

Tra le cose fatte: abbiamo restituito uno spazio pubblico, un bene comune, alla quotidiana vita cittadina. Dalla riappropriazione dal basso è nato un vero Centro Polifunzionale, al cui interno delle semplici persone, attivisti, abitanti di San Cristoforo e non, volontariamente si adoperano per rendere migliore la propria città, offrendo attività settimanali gratuite per - e con – il Quartiere.

Oggi a San Cristoforo, oltre al G.A.P.A., alla Chiesa Valdese, alla Comunità Sant’Egidio, a Gammazita, esiste un’alternativa alla vita di strada, un luogo in cui bambini ed adulti, ogni giorno, possono vivere delle esperienze formative, educative, culturali ed artistiche del tutto diverse da quelle offerte normalmente dalla strada, dall’ambiente sociale, dalla scuola o dalla famiglia.

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Ecco il calendario di attività settimanali già avviate:

Lunedì la musica-terapia con il corso di chitarra creativa

Martedì il circo sociale e l’allenamento libero di giocoleria

Mercoledì la palestra per donne, il laboratorio manuale creativo per bambini e l’aikido

Giovedì i corsi di percussioni e samba per bambini e adulti

Venerdì la danza classica per bambini

Domenica la danza contemporanea per bambini

  • Tra le cose da fare: c’è ancora spazio per altre attività, proposte ed idee. Inoltre servono persone che possano occuparsi di supportare chi svolge le attività, semplicemente donando del tempo libero durante i pomeriggi. Fatevi avanti, quindi, contattandoci per mail o sui social.

Tra le cose fatte: il Midulla è tornato non solo a vivere, ma anche al centro della discussione politica sul processo di affidamento dei beni abbandonati di proprietà comunale ad associazioni ed enti che operano nel settore no-profit e sociale. Attraverso il processo di riappropriazione dal basso è diventato un luogo pubblico in cui si concretizzano diritti e in cui vige la regola del poter e voler “fare”, al di fuori da qualsiasi logica commerciale.

  • Tra le cose da fare: far sì che il Midulla venga formalmente affidato e far sì che diventi il primo di una lunga lista di posti, luoghi pubblici inutilizzati, che possono rispondere alla sete di spazi di cui soffrono associazioni, enti e collettivi che operano nel settore sociale e no-profit a Catania.

Tra le cose fatte: unire le forze. All’indomani della riapertura dal basso abbiamo indetto un’assemblea pubblica proprio per coinvolgere tutte le realtà associative e i singoli cittadini che avevano la voglia di diventare parte attive nello scrivere la nuova storia del luogo, il risultato è stato che in meno di una settimana abbiamo avuto già un calendario di attività settimanali, fisse, da offrire.

  • Tra le cose da fare: creare, il prima possibile, un calendario mensile da appendere fuori dalle diverse realtà sociali che già da molti anni forniscono servizi a San Cristoforo: dal G.A.P.A. di via Cordai - che terrà anche lezioni di palestra per donne anche al Midulla solo per cominciare - alla Comunità di Sant’Egidio, alla Chiesa Valdese, all’Ass. culturale Gammazita, proprio per creare un percorso e una proposta collettiva che riempia le giornate di tutti gli abitanti del quartiere. Continuare a coinvolgere persone, associazioni ed enti per costruire insieme.

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