Il ministro Kyenge dice “Stop al razzismo”. Tosi replica: “Contestare è un diritto”

Il ministro per l’Integrazione Kyenge difende l’Italia dall’accusa generica di “Stato razzista”. Ma incalza “Bisogna fermare i razzisti della Lega”. Tosi della Lega contesta “Dissentire è un diritto"

L'Italia non è razzista, l'ho detto e lo ripeto’: così si è espressa il ministro per l'Integrazione Cecile Kyenge, intervistata nella trasmissione mattutina Agorà di Raitre, perché gli episodi di intolleranza da lei subiti non possono certamente considerarsi come stereotipi di un popolo intero.

I comportamenti di poche persone non possono coinvolgere oltre 60 milioni di italiani. Bisognerebbe stare attenti anche a comportamenti, atteggiamenti e strumenti che si mettono in atto, che non devono minare la democrazia e non devono soprattutto essere strumentalizzati per la propaganda politica’, ha precisato la Kyenge parlando con i giornalisti a Montecitorio, tornando sulle polemiche dopo la pubblicazione da parte del giornale La Padania della sua agenda.

Il ministro dell’integrazione è chiaro: ‘Sono una donna nera, ho studiato e faccio il ministro. Purtroppo la mia stessa esistenza pare, oggi, una sfida ai peggiori stereotipi e a tutti gli intolleranti di casa nostra’. Così, in una intervista a Repubblica, ha esordito il ministro, sottolineando, dopo l'ennesimo attacco della Lega, che ‘ci sono momenti in cui diventa urgente recuperare l'orgoglio e la dignità delle istituzioni. Tutti i partiti devono fare di più. La politica si deve alzare tutta per condannare questi attacchi, altrimenti il razzismo può diventare un'arma pericolosa. Perché la democrazia può essere uccisa anche da continui atti striscianti. Gli atti nei miei confronti non mi tangono minimamente, ma bisogna fermate i razzisti della Lega!’.  Per questo, dice, ‘il mio appello è ancora più ampio e si rivolge alle istituzioni italiane, ma anche europee e alle Nazioni Unite: bisogna rafforzare urgentemente tutti i programmi contro il razzismo’. Serve ‘un percorso culturale, certo, ma anche nuovi strumenti giuridici per combattere il moltiplicarsi di fenomeni di razzismo’. Una cosa è certa, assicura: ‘Io vado avanti, non disdico nessun incontro e non salterò nessun appuntamento. Non cambierò la mia linea d'azione, che resta ancorata ai valori della non violenza e del dialogo. Con il presidente Napolitano, aggiunge, ‘ho da tempo un confronto prezioso e da lui ho sempre avuto un atteggiamento di forte sostegno’. E ‘non ho mai pensato di rassegnare le dimissioni, perché sarebbe una vittoria a chi mi ha sempre attaccato’.

Immediata e icastica la replica Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona. ‘Che male c'è se un giornale pubblica gli appuntamenti di un ministro, per di più prendendoli dal sito del ministero? Siamo in democrazia, se chi legge il nostro quotidiano poi decide di andare a contestare il ministro, fa una scelta legittima. Purché, ovviamente, tutto avvenga su un piano civile’. Questo è quando ha dichiarato Tosi alla Repubblica. ‘Per me - aggiunge - la cosa fondamentale è parlare di quello che potrebbe succedere con l'abolizione del reato di immigrazione clandestina, cosa che vuole fare il ministro. Ma non in modo generico, e senza fare proclami. Stiamo sul concreto, evitiamo le polemiche personali, che sono sterili. Chi ricopre un ruolo istituzionale, sa benissimo di andare incontro a rischi di contestazione, quando va in giro. Basta solo che tutto avvenga nei limiti dei comportamenti civili, della democrazia’.

Corretto quanto dichiarato da Tosi, ma siamo sicuri che questi “limiti” siano stati rispettati?

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