Egitto: scoperta da un docente della Kore di Enna l’unica traccia archeologica dell’Epidemia di San Cipriano

E' tutta made in Italy la M.A.I.L. (Missione Archeologica Italiana a Luxor), diretta dal professore Francesco Tiradritti, archeologo e docente di Egittologia presso l'Università Kore di Enna

Gli scavi, effettuati nella città egiziana, hanno permesso di scoprire l'unica traccia archeologica di una delle più disastrose epidemie della storia dell'umanità, conosciuta come l'Epidemia di San Cipriano (Vescovo di Cartagine che scrisse un'opera su di essa).La devastante epidemia, dalle cause ancora incerte, che si abbatté sull'antico Egitto e sull' Impero Romano nel III secolo d. C, riuscendo ad uccidere 5000 persone al giorno nella sola Roma, è stata a volte considerata solo una diceria perché non si trovava nessun riscontro oggettivo. La missione, durata quindici anni, da due sostenuta dall'università ennese, ha concentrato gli scavi nel Complesso funerario di Harwa e Akhimenru e ha permesso di ricostruire le modalità e le tecniche di smaltimento delle innumerevoli vittime dell'epidemia. Durante le operazioni di scavo sono stati ritrovati, infatti, dei corpi ricoperti di calce (materiale usato nell'antichità per sterilizzare i luoghi infetti) e delle fornaci, utilizzate per la preparazione della calce.

Durante gli scavi il gruppo di Tiradritti ha scoperto delle ceramiche ancora in ottime condizioni e degli affascinanti disegni sulle pareti. Ad affiancare il docente di Egittologia, nel catalogare i vari reperti, diversi colleghi della Kore come il professore Paolo Barresi, docente di Archeologia e il professore Claudio Gambino, docente di Geografia.

La missione ha coinvolto un team di circa trenta persone tra operai locali e ricercatori di varie nazionalità. Il progetto, come sostiene lo stesso Tiradritti, non può ancora ritenersi concluso anzi riserverà ancora molte sorprese.

Fotografia 03: fotografia panoramica e situazione archeologica lungo il muro orientale del cortile prima della rimozione delle calchere (Fotografie e ricostruzione virtuale di F. Tiradritti; planimetria di B. Orehek).

Fotografia 04: gruppo di Lucerne a olio trovate negli strati archeologici delle calchere (Fotografie di F. Tiradritti).

Fotografia 05: pezzi di sarcofaghi del II secolo d.C. con evidenti tracce di bruciatura trovati negli strati delle calchere (Fotografia di N. Cijan).

Fotografia 06: strato di calce solidificata messa in luce all’ingresso del Cenotafio di Akhimenru (Fotografia di M. Peršin).

Fotografia 07: Vasi del III secolo d.C. trovati all’interno dello strato di calce solidificata all’ingresso del Cenotafio di Akhimenru (Fotografia di F. Tiradritti).

Fotografia 08: strato di calce con trace di resti umani nella navata settentrionale della prima sala ipostila del cenotafio di Harwa, esposto e rimosso nella campagna di scavo 1997  (Fotografia di G. Lovera).

Fotografia 09: strato con resti di mummie (a sinistra contro il muro) e frammenti di sarcofaghi (al centro) scoperto nel 2005 nel corso degli scavi del portico d’entrata al Complesso funerario di Harwa e Akhimenru (Fotografia di F. Tiradritti).

Fotografia 10: viso di sarcofago del II secolo d.C. trovato nel corso degli scavi del portico d’entrata al Complesso funerario di Harwa e Akhimenru (Fotografia di F. Tiradritti).

Fotografia 11: Due teschi, due mattoni e una brocca del III secolo d.C. trovati tra I resti dell’enorme falò messo in luce al centro del cortile del Complesso funerario di Harwa e Akhimenru (Fotografia N. Cijan).

Plan: planimetria del complesso funerario di Harwa e Akhimenru con I contesti relative alle operazioni di smaltimento dei cadaveri del III secolo d.C. in evidenza  (elaborazione grafica di F. Tiradritti da una planimetria di Anja Wutte).

Tutte le fotografie  e le immagini sono © Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS.