Catania-Taranto: la novità al “potere”

Manca poco all’esordio di mister Petrone sulla panchina del Catania. Avversario sarà il Taranto, rigenerato dall’arrivo del nuovo tecnico Ciullo ed alla ricerca di punti pesanti.

calciocatania.it
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L’alba di qualcosa di nuovo. Il Catania aspetta il Taranto, in una sfida che proprio nuova non è. Ricordi nostalgici di anni andati, sfide in cui ci si giocava promozione, reputazione, futuro e duello a suon di sfottò sugli spalti. Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Forse troppa. Gli etnei hanno sfruttato quella sfida di quindici anni fa a mo’ di trampolino di lancio verso i luccicanti anni della serie A; gli “ionici”, d’altro canto, di lustro, da quel giorno, ne hanno visto ben poco. Adesso, però, quei discorsi non hanno più diritto di cittadinanza, sono passate ere geologiche, calcisticamente parlando, ed è meglio focalizzarsi sul presente, su ciò che Catania e Taranto possono ancora guadagnare da questo campionato. La prima di Mario Petrone sulla panchina rossoazzurra. Un esordio più insidioso di quello che la classifica lascerebbe pensare. Già, perché i rossoblù, con il cambio della guida tecnica e l’avvento di mister Salvatore Ciullo, hanno mostrato grinta inedita nel derby contro il Foggia, vinto per 2-0, che nuova linfa ha consegnato sulla strada per la salvezza. Insomma, un pomeriggio di “novità”, tra ciò che è stato e ciò che dovrà essere.

Curiosità, tanta, con la consapevolezza che i tre punti sono l’unica via percorribile. In tale contesto, Mario Petrone si prepara a bagnare il suo esordio. Torna ad allenare l’ex Ascoli, un anno e mezzo dopo quel piccolo scorcio di serie B vissuto con la squadra marchigiana. Pochi gli allenamenti diretti dal nativo di Napoli, saranno bastati per conoscere almeno parzialmente lati oscuri e pregi dei propri calciatori? Il caposaldo da cui dovrebbe partire la nuova gestione è il ritorno alla difesa a quattro. Obbligata per la gara di domani, considerata la squalifica di Bergamelli, pronosticabile per il resto della stagione, a meno di inattese sorprese. Poi, la mediana. Probabilmente una coppia che abbia il compito di fortificare la fase difensiva e di lanciare l’azione verso il fantasioso motore offensivo, che sia questo composto da tre “trequartisti” alle spalle di una punta o da una coppia d’attacco pronta a dare fuoco alle polveri. 4-3-1-2 o 4-2-3-1 che sia, il Catania di domani dovrà partire con il giusto atteggiamento e con la consapevolezza che, nonostante la posizione in graduatoria, la tenuta difensiva del Taranto è più che affidabile.

Prevedibile è la partita che imposteranno i pugliesi: copertura degli spazi, chiusura di ogni possibile linea di passaggio, coesione e solidità mediana in modo da creare una diga che sia più impenetrabile possibile e ripartenze in contropiede alla massima velocità. Mister Ciullo dovrebbe affidarsi ad un classico 4-4-2, menù con il quale ha imbrigliato il Foggia appena sette giorni fa. Molte delle fortune tarantine passeranno dal lavoro “sporco” che compieranno Paolucci e Lo Sicco, sugli esterni, e da Magnaghi e Viola in avanti, che presumibilmente saranno i primi a portare pressing sui portatori di palla rossazzurri, Scoppa e Biagianti su tutti. Per fare male al Taranto, il Catania dovrà fare ciò che non ha fatto ad Agrigento: tenere saldamente in mano il pallino di gioco, dare vita ad un possesso palla ordinato, non ansioso, che punti ad aprire spazi nelle maglie avversarie e che faccia “stancare” il centrocampo tarantino. Inutile dire che sbloccare la gara in fretta sarebbe cosa preziosa, ma anche qualora non si configurerebbe tale situazione, la pazienza dovrà essere la virtù perseguita.

Insomma, in barba a pronostici e considerazioni varie, i rossoazzurri affronteranno una compagine in forma, che farà la propria partita con determinazione e voglia. Tutto passerà dall’atteggiamento e dall’ordine tenuto. Mario Petrone avrà avuto il suo bel da fare in questi giorni, avrà dovuto rigenerare un gruppo uscito malconcio, a livello mentale, dalla trasferta agrigentina. Se i frutti arriveranno solo il campo lo potrà dire. Non vincere, però, non sarebbe un buon viatico per il proseguo della sua avventura etnea, su questo pochi dubbi.

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