Catania, riparte il progetto “FAI tua la nostra città”: chi ha sbagliato ieri valorizza i beni culturali etnei oggi

Un’iniziativa – in collaborazione con il Comune di Catania – che si snoda tra formazione in aula ed esperienza sul campo, in tema di beni paesaggistici e monumentali, educazione alla legalità e tutela dell’ambiente.

Via alla seconda edizione del progetto “FAI tua la nostra città”, nato grazie alla sinergia tra Ufficio Distrettuale Esecuzione penale esterna – Dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità e Sezione etnea del FAI (Fondo Ambiente Italiano).

Un’iniziativa – in collaborazione con il Comune di Catania – che si snoda tra formazione in aula ed esperienza sul campo, in tema di beni paesaggistici e monumentali, educazione alla legalità e tutela dell’ambiente, coinvolgendo soggetti selezionati dall’équipe dell’ufficio distrettuale, che hanno ottenuto la concessione di misura alternativa di affidamento in prova al servizio sociale.

L’anno scorso sono stati formati 12 Ciceroni – sottolinea Elisabetta Zito, direttore Udepe Catania – che hanno avuto l’opportunità di seguire un percorso trasversale e di offrire un grande contributo alla cittadinanza, in occasione delle Giornate Fai, come guide turistiche di due luoghi simbolo della nostra storia e della nostra cultura: la cripta di Sant’Euplio e la Chiesa di San Nicolò l’Arena. Questo mese è partito il secondo ciclo di formazione, con 12 nuovi utenti che avranno l’opportunità di partecipare a questo scambio educativo, portato avanti nell’ottica di un percorso a valenza restitutiva e risocializzante“.

A tenere le lezioni, insieme ai volontari, anche procuratori della Repubblica e professori universitari – coordinati dalla prof.ssa Teresa Di Blasi – uniti da una comunione d’intenti: offrire a chi ha sbagliato l’opportunità di risarcire la collettività attraverso un’attività culturale. Un’esperienza di cittadinanza attiva, grazie a un modello sperimentale che offre relazioni e valori, per la creazione di comportamenti socialmente corretti, con un impatto positivo sulle persone che “danno” e su quelle che “ricevono”.

Dopo il successo dello scorso anno – continua il capo delegazione FAI della città etnea l’avvocato Maria Donata Licataabbiamo voluto proseguire questo percorso virtuoso, che consente agli utenti selezionati dall’Udepe di essere coinvolti nella vita sociale, culturale ed economica della comunità, divenendo modello per gli altri. Inoltre, grazie al progetto potenzieremo la valorizzazione dei nostri beni culturali, restituiti al pubblico grazie al Fondo Ambiente Italiano, grazie anche alla disponibilità della direzione culturale e rete museale del Comune di Catania“.  

Un esempio concreto di giustizia riparativa – conclude Valeria Lagona, funzionario di Servizio Sociale Udepe e referente progettuale – che prosegue nell’obiettivo di sensibilizzare i soggetti in esecuzione penale esterna al valore del patrimonio cittadino e alla protezione dei beni artistici“.

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