Calcio Catania: l’onda anomala del caos ed una piazza che attende risposte

Le dimissioni di Mario Petrone hanno, per certi versi, sconvolto la piazza rossoazzurra. E adesso? Cosa aspettarsi?

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Dieci giorni. Tanto è passato dal successo di Messina, l'unico conseguito da Mario Petrone sulla panchina del Catania. Dieci giorni da quella corsa sotto il settore ospiti, da quella rimonta sotto la pioggia, con l'uomo in meno, in balia di episodi avversi. Tre punti pesanti, che avevano dato la parvenza di avere di fronte il momento clou della stagione rossoazzurra. La "svolta", parola vituperata da un po' di anni a questa parte, sembrava ormai essere a portata di mano. La partita casalinga contro il Melfi rappresentava l'occasione definitiva: spiccare il volo, raggranellare ulteriore autostima in vista del rush finale, in vista dei playoff. Una postseason da affrontare, stando a quanto detto da Lo Monaco, da protagonisti, con l'obiettivo di gettare il cuore oltre l'ostacolo, di dare qualsiasi cosa pur di provare a raggiungere la cadetteria. Dieci giorni. Non anni, non decenni. A dir la verità, nemmeno settimane. In dieci giorni tutto quanto scritto nelle suddette righe non ha più diritto di cittadinanza. Che la sconfitta contro il Melfi potesse lasciare strascichi era ben noto, ma fino a quanto punto era difficile anche solo ipotizzarlo. Mario Petrone che si dimette. Il Catania a Giovanni Pulvirenti. L'onda del caos si è di nuovo abbattuta sul Catania, in una corsa ai playoff, o più in generale al termine di una stagione colma di paradossi, sempre più in salita.

"Caos calmo" è un film del 2008, diretto da Antonello Grimaldi ed interpretato magistralmente da Nanni Moretti. Più che caos calmo, in questo caso, si tratta di caos inaspettato. La sconfitta contro il Melfi, le dichiarazioni di sincera costernazione del tecnico, il rammarico per una prestazione al di sotto delle aspettative e quant'altro potevano solo lasciare immaginare un tentativo di risalita, di miglioramento di un andamento balbettante, alla ricerca di una solidità mentale che potesse sostituire la fragilità ormai propria di un gruppo con lacune psicologiche evidenti e sinceramente poco spiegabili. Come poco spiegabili sono le dimissioni di Petrone, arrivate a tre giorni dalla partita di domenica. Il tecnico ha spiegato come aver preparato la partita in modo perfetto e poi averla persa in quel modo gli avesse lasciato un senso di profonda amarezza, ragion per cui ha optato per l' "abbandono della nave". Nulla contro Petrone, né contro la purezza delle sue parole, ma la veridicità di queste è avvolta da un alone di mistero bello e buono. Perché non dimettersi nell'immediato post-partita o, al più, nella giornata di lunedì? Perché farlo all'indomani del confronto tra squadra e Lo Monaco che avrà, senza ombra di dubbio, coinvolto anche lui? Che il suddetto "confronto" abbia portato, più che chiarimenti, nuvoloni neri densi di pioggia?

La verità è che ci si può scervellare quanto si vuole, si possono esporre le più variegate teorie, ma il reale motivo di questa decisione, o meglio cosa sia successo nei tre giorni successivi alla gara contro il Melfi, solo Pietro Lo Monaco, in conferenza stampa domani, potrà renderlo noto. Se vorrà farlo. Anche perché la piazza etnea attende spasmodicamente spiegazioni ed aspetta anche l'identikit di colui che dovrà condurre il Catania al termine della stagione e, si spera, ai playoff. La squadra è stata affidata a Giovanni Pulvirenti, al momento ex allenatore della Berretti. Fino alla sfida del "Via del Mare" rimarrà lui al timone. Ma poi? Cosa accadrà? Si andrà avanti con lui aprioristicamente o è in atto la ricerca di un profilo adatto? Non che Pulvirenti non sia adatto, anzi. I risultati conseguiti con le varie formazioni giovanili rossoazzurre gli danno ragione.

Ma il succo del discorso non è propriamente questo. Catania attende di capire quale sia lo stato reale della squadra, del gruppo, sia fisicamente che psicologicamente parlando. Perché se l'entusiasmo era stato "mutilato" dopo la sconfitta di Agrigento, la debacle contro il Melfi ha spezzato ogni idillio tra tifoseria e squadra, a meno di reazioni veementi ed immediate. Perché il dubbio di disputarli o meno, i playoff, adesso comincia ad insinuarsi nella mente della piazza etnea. Ed il caos non fa altro che aumentare questi "sospetti di fallimento". Quanto accaduto oggi fa divampare l'incendio in atto da domenica, come se una molotov fosse stata appena lanciata al centro del "pandemonio".

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