Vecchio Ruggeri, “La Calabria e i suoi filosofi secondi”

“La Calabria e i suoi filosofi secondi": esce, per le edizioni città del Sole, il libro di Angelo Vecchio Ruggeri. Un testo che è fortemente connaturato da criteri pedagogici, oltre che da valenza culturale.

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La Calabria, la terra della Magna Grecia, dei “bronzi di Riace”, di un fermento culturale che ha radici nella storia più antica, è anche la terra di quei particolari pensatori che l’autore, catanese residente a Reggio Calabria, mira a rintracciare e ad esaltare. Essi, oltre a risultare rappresentativi di un qualche movimento filosofico, dal razionalismo allo spiritualismo, si sono assunti l’onere di tradurre gli esiti della loro elaborazione filosofica in insegnamento costante. Pensatori, dunque, che hanno fatto scuola, che sono stati autentici maestri di intere generazioni di giovani, filosofi che hanno immesso nel loro impegno intellettuale una precisa volontà educativa.

Non solo. Il saggio non presenta una valenza pedagogica generica o a esclusiva esplicitazione teorica. Essa è volta a ricercare elementi che aiutino a definire la formazione del cittadino: da quando si pervenne all’unità del regno italiano, agli odierni rapporti tra cittadini e Stato.

Scrive nell’introduzione al saggio l’ispettore ministeriale prof. Salvatore Belvedere che “il titolo del libro è esemplificativo delle intenzioni editoriali di Angelo Vecchio Ruggeri (titolare di Cattedra di Storia e Filosofia fin dal 1970 e, successivamente, Preside in diversi licei ed istituti magistrali): esso mira a raccogliere le idee e il pensiero di quei filosofi calabresi che non sono menzionati nei testi letterari nel tutto della loro produzione oppure in qualche parte poco nota (come nel caso dell’attenzione di Galluppi alla matematica). Lo scopo è quello di portarli alla conoscenza del vasto pubblico attraverso una trattazione snella e contenuta, comunque adeguatamente illustrativa ed incisiva negli aspetti essenziali”.

Vecchio Ruggeri scorge sempre una intenzione educativa, individuata come precipuo compito della filosofia, sempre attenta a porsi come un sapere non astratto, ma rivolto a creare persone che pur nelle diverse collocazioni storico-sociali, si assumono il dovere della responsabilità. Un tema questo, oggi più che mai presente nel dibattito politico culturale del nostro Paese, che egli vede declinato in tutti i filosofi studiati: l’uomo come essere naturale e l’uomo come soggetto di diritto, politica ed etica; l’uomo colto nella propria individualità e il singolo in rapporto alla moltitudine, ed altro ancora. La valenza pedagogica che egli riscontra è proposta come dimensione della cultura filosofica regionale, ai diversi livelli, in quanto segretamente riposta negli animi nobili dei calabresi.

L’intento sotteso del libro, infine, tende a intrecciarsi con il quotidiano lavoro didattico del docente. Qui, Vecchio Ruggeri, fa mostra di raffinata maestria, derivante sicuramente da diretta esperienza professionale, protesa a far intendere come deve esercitare il suo “mestiere” il docente-educatore che ha tra le mani il cumulo di teorie  elaborate  dai pensatori che costellano il cielo della filosofia, evitando di fare uso esclusivo  dei tradizionali manuali e poter  cogliere, utilizzando il materiale derivante dai filosofi locali, più pertinentemente tutte le problematiche presenti nelle richieste, negli interrogativi esistenziali, di scopo, dei suoi studenti.

Solo così, si può ritenere, il docente educa e aiuta i suoi allievi. Solo così la filosofia ribadisce il suo fondamentale ruolo formativo, di disciplina portante di tutto lo scorrere della vita di ognuno e di tutti.

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