“BELLINI RELOADED”: OMAGGIO AL CIGNO CATANESE ATTRAVERSO TRE NUOVE CREAZIONI DI CELEBRI COMPOSITORI SICILIANI

Il Bellini International Context  propone in concerto le partiture di Giovanni D’Aquila, Simone Piraino e Giovanni Ferrauto: un progetto  elaborato dal compositore Marco Betta,  sovrintendente e direttore artistico del Teatro Massimo di Palermo,  che schiera la propria orchestra  diretta da Danilo Lombardini. 
CATANIA  - Vincenzo Bellini e l’eredità della sua opera, quale viene  raccolta ai nostri giorni dai compositori conterranei. È -questo - uno degli aspetti che maggiormente qualificano il Bellini International Context, il festival direttamente  promosso e organizzato dalla Regione Siciliana in partnership  con le maggiori istituzioni artistiche e culturali dell’isola, nell’ottica di un riflessione a 360 gradi sulla figura e l’influenza esercitata dal Cigno catanese  nel panorama musicale non solo coevo ma anche a venire, fino al tempo presente.
Rientra in tale visione il concerto “Bellini Reloaded”, in programma oggi, 28 settembre alle ore 21 alla Villa Bellini. Sono tre le partiture  commissionate dalla Fondazione Teatro Massimo di Palermo ad  ad una terna di autori siciliani per rendere omaggio ad altrettante  opere del genius loci, ancora oggi il più famoso compositore della Terra Madre, a quasi duecento anni dal suo debutto sulle scene. Il progetto è  elaborato dal compositore Marco Betta,  sovrintendente e direttore artistico del Massimo palermitano,  che schiera la propria Orchestra  diretta da Danilo Lombardini.
Il primo brano porta la firma di Giovanni D’Aquila, che dal  1995 si distingue in Italia e all’estero per la sua produzione di musica lirica, sinfonica, da camera e per il teatro. Nel 2009 lo spettacolo “Bianco, Rosso e…Verdi”, prodotto dalla Fondazione Teatro Massimo con sue musiche originali, trascrizioni ed elaborazioni da Verdi, ottiene il Premio Abbiati; nel 2015 gli viene conferito il premio alla carriera “Lirica sotto le stelle”. È docente di composizione presso il Conservatorio di Palermo. Il suo Montague + Capulet è una sintesi de I Capuleti e i Montecchi, ma nello stesso tempo una sua rivisitazione, che usa i materiali originali nel rispetto quasi assoluto delle fonti, operando con procedimenti di interpolazione, come un puzzle nel quale alcuni pezzi dell’immagine originale vengono usati e messi in relazione tra di loro usando altre tecniche, a ricomporre non l’immagine originale ma una sua nuova, diversa versione. I codici armonici impiegati sono anch’essi alle volte simili, molto diversi in altre situazioni, spaziando fino all’enarmonia e alle scale ottatoniche, in un gioco di apparente emulazione che spesso conduce inavvertitamente a percorrere sentieri lontani dal punto di partenza; questo grazie anche all’uso di citazioni più o meno esplicite di frammenti belliniani e non.
Seguirà  la partitura di Simone Piraino,  diplomato in Composizione presso il Conservatorio di Palermo con Giovanni D’Aquila e Marco Betta. Tra il 2019 e il 2020 partecipa alla Masterclass annuale di Film Scoring tenuta da Hans Zimmer. Ha al suo attivo oltre 60 prime esecuzioni in Italia e all’estero. Ha vinto premi ai concorsi internazionali come l’Atlanta Philarmonic Composition Competition e l’Ablaze Call for Scores di Edinburgo; il Premio Orchestra al Contest di composizione dei 100 Cellos di Giovanni Sollima. È pubblicato da Universal Edition, primo compositore siciliano ad entrare a far parte della storica casa editrice viennese. In “Cielo arridi a’ voti miei” Piraino parte da alcuni frammenti tratti da I Puritani: il singolo frammento melodico viene estrapolato, riarmonizzato ed esposto dagli archi ai fiati, comparendo e scomparendo; lo stesso principio viene utilizzato per la suddivisione ritmica, nella mescolanza tra ternario e binario, e negli effetti “eco”. Il titolo, tratto dalla cavatina di Arturo “A te, o cara”, cita la frase che determina l’atmosfera del brano: una richiesta drammatica; una preghiera; un desiderio ardente. L’esito positivo di tale richiesta è tutto nelle poche battute conclusive (“O rendetemi la speme”): il minimalismo melodico e strutturale, tipico del linguaggio del compositore palermitano, lascia spazio al (bel)canto, nella positività di un lieto fine.
Il brano che dà il titolo all’intero  programma è del catanese Giovanni Ferrauto, da lunghi lustri protagonista di  un’intensa attività nel campo della composizione e della direzione d’orchestra e corale. È oggi annoverato fra i compositori italiani maggiormente significativi e le sue opere sono state commissionate ed eseguite presso importanti enti musicali nazionali ed internazionali. Bellini Reloaded. Reperti d’archeologia futuribile si articola in sette sezioni. Partendo dalle domande “Quale è per la musica d’oggi il senso della lezione belliniana? Che stimoli può fornire alle nuove generazioni?”, Ferrauto sviluppa “un’ipotesi fantascientifica di un futuro remoto sospeso fra lacerazioni e desolazione. Un’umanità che ha consumato se stessa e i suoi valori nella spasmodica guerra per l’affermazione e la sopraffazione indiscriminate, che diviene a tutti gli effetti lotta per la sopravvivenza. Fra le macerie di questa civiltà degradata, rovistando fra la devastazione di detriti industriali di un’antica cultura, qualcuno rinviene qualcosa. Attraverso tecniche ipertecnologiche e lenti ma progressivi successi, si riesce ad isolare alcune cellule significative e ricomporre alcuni frammenti. È Norma! Un manufatto di un uomo presumibilmente vissuto una zona vulcanica situata all’incirca fra il trentasettesimo parallelo e il quattordicesimo meridiano. L’effetto è inaspettato e dirompente! La potenza di quei suoni permea lentamente come un virus quel mondo restituendogli forse un barlume di luce e speranza.