Gradevolissima “Butterfly del Sol Levante” in apertura della stagione della Camerata Polifonica Siciliana al Museo Diocesano di Catania

Ottima resa del giovane soprano Kasumi Hiyane e brillante il Goro di Riccardo Palazzo.

L'apertura della stagione estiva della Camerata Polifonica Siciliana per questo 2022, prestigioso cartellone curato e diretto dall'ottimo professore Giovanni Ferrauto, non poteva che essere di gran livello, nella corte del Museo Diocesano di Catania, denominata appunto "Corti e castelli". A cura della Italian Opera Academy di Tokyo con la regia di Orie Tanaka, si è data la sera del 10 giugno, alla presenza di un pubblico appassionato ed interessato, la forma semiscenica di "Madama Butterfly", reduce dalle giornate netine, a cura delle cantanti e dei cantanti di origine giapponese che hanno dato vita alla celeberrima opera pucciniana. Seguendo l'edizione per canto e pianoforte e curando in versione parziale come si deve all'aperto, la "Butterfly dal sol levante" della regista moglie del noto artista Costanzo, , ha deliziato i convenuti soprattutto per la cura delle voci dei protagonisti, nei due atti necessari allo svolgimento della trama, la "tragedia giapponese" come la vòlle il Maestro e Cavaliere del Regno Giacomo Puccini, secondo il libretto dei due "dioscuri" Giacosa e Illica. Come sappiamo, il debutto scaligero del febbraio 1904 dell'opera, dedicata a Sua Maestà la Regina d'Italia Elena di Savoja e del Montenegro, fu un fiasco sapientemente orchestrato: che servì però al Maestro per migliorare e perfezionare la partitura. Butterfly la farfalla, ha quindici anni: poche le quindicenni di oggi le quali riescono a comprendere tale personaggio, magari chi ha la stilla dell'Arte e della musicalità poetica. Rischiosissima la parte di Butterfly o Cio Cio San, difficile che un soprano sotto i quaranta anni si azzardi a temerariamente mettere a repentaglio la carriera affrontando codesto ruolo. Indi piacevole fu la sorpresa di riscontrare nel giovane soprano Kasumi Hiyane una ampia e possente estensione vocale, ottima resa scenica e piena convinzione nelle arie più complicate della partitura pucciniana: "un bel dì vedremo" venne modulata con sicurezza rara e grande serenità.

Kasumi Hyiane, allieva del Maestro Costanzo e già nella classe di canto dell'Istituto di Studi musicali "Bellini" di Catania (che ha degli elementi di buon livello anche locali in tale settore i quali andrebbero ben incoraggiati) ha svolto il ruolo della Butterfly con grande padronanza ed è destinata a nostro avviso ad un bel percorso musicale. Lode anche al mezzosoprano Haruna Nagai per una Suzuki ben cesellata e di buon livello, come bravo il baritono di buona estensione Tetsuj Yamaguchi nel ruolo di Sharpless il Console; brava anche Masumi Koga nel piccolo ma significativo ruolo di Kate. Per quanto riguarda Pinkerton, il giovane tenore leggero Rosario Andrea Cristaldi manifestò all'inizio toni bassi e voce consumata anche se impostata; nel secondo atto si riprese ma non ai livelli del ruolo che Puccini desiderava. Infine da rilevare il bellissimo cameo di Goro dell'ineffabile e piroettante tenore Riccardo Palazzo, che sa unire alla brillantezza del recitativo la capacità istrionica che lo rende artista unico nel suo genere. Belli e ben curati i costumi originali giapponesi che per Butterfly sono un obbligo, se si pensa ad una riuscita e resa più che decente. Il maestro al pianoforte Damiano Davide stentò agli inizi (l'anima del buon Giacomo era lì a dannarsi per taluni passaggi...) ma anche lui cercò di riscattarsi alla fine. Non fu grave la variazione del bimbo che qui è stata una bambina, nella scena finale. Gradite dal pubblico le arie celebri che ormai sono passate nei modi di dire proverbiali anche di chi non è appassionato d'opera, da "bimba dagli occhi pieni di malia" a "vogliatemi bene, un bene piccolino".Pubblico che decretò i consueti applausi finali, i quali dovevano essere anche più estesi, ma si conosce ormai il malvezzo di fuggire alla fine degli spettacoli: non si sa verso cosa. Tra i presenti, la Legione Garibaldina Comando per la Sicilia e l'Associazione Italiana Combattenti Interalleati.

L'amore esiste. Non è sempre costellato da morte; può anche avere la forma di un cuore di vitello tra una manzoniana mano del lago di Como. Ma se Sharpless avverte il vile Pinkerton col classico: "badate, ella vi crede, e sacrifica a questo il còre", gli è che la tragedia del tradim nto della geisha (la quale non è, ha spiegato all'inizio Orie Tanaka, una prostituta ma una "donna che fa arte" nel senso orientale del termine, difficile da trasporre nell'universo dell'Occidente corrivo a visioni più sordide) deve compiersi necessariamente con la morte, poiché -come sta inciso nella lama del coltello dono del Mikado con cui il padre di Cio Cio San fece seppuku e con il quale anche lei s'immola- "con onore muore chi non può serbar vita con onore". E' la bandiera dei Samurai, di coloro che per difendere la dignità della Patria si gettavano con l'aeroplano sulle navi degli americani, al grido di "Banzai!". Quello che fa chi serba un amore per sempre, anche assumendosi il rischio che esso non torni. E' l'ideale, da noi letto sotto la luce di Tosti, "ma sognavo e il bel sogno svani". Mentre in Giappone, gli haiku (anni fa ne fùmmo emuli, è una forma di poesia particolare che si può tentare di tradurre nella nostra lingua) sono fior di ciliegio, incontro alla morte. "Anche se non ci sei, in quel momento verrò da dove sei" scrisse il poeta giapponese Kikuo Takano. Chi ha capito ciò, ha la chiave di tutto. Una piccola chiave d'argento, data tra le nuvole con un sorriso e un bacio...

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