Splendido evento del Festival dei Teatri di Pietra a Taormina con l’omaggio a Dante e la Sicilia e il concerto in ricordo di Giuseppe Di Stefano dal Coro Lirico Siciliano

La composizione di Monsignor Frisina su versi danteschi e la voce luminosa di Piero Giuliacci echeggiarono lietamente nella antica cavea.

In una serata di fine agosto che già preannuncia l'incipiente autunno siciliano, mai freddo ma desideroso del buon vento che spazza le caduche foglie, la magia eterna del bimillenario teatro di Taormina ha novellamente fatto il laico miracolo. Così il 29 agosto ritrovandoci nell'evento taorminese per la stagione terza del Festival dei Teatri di Pietra, ideata intelligentemente dal Coro Lirico Siciliano con il supporto della Regione Siciliana e di molti altri enti, abbiamo potuto partecipare al gala del premio dedicato a Giuseppe Di Stefano, stella del firmamento lirico mondiale di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita e verso cui solo il Coro Lirico, presieduto da Alberto Munafò Siragusa e diretto da Francesco Costa, ha voluto spendersi in maniera attiva e concreta.

Mentre lo squarcio del fondoscena del teatro faceva balenare l'ennesima attività eruttiva del maestoso igneo Etna padre "di sòfi e di giganti" come disse il Rapisardi, con la colonna di cenere verso il mare e il sole iniziava il viaggio notturno, si dipanarono le note della serata denominata "Nessun dorma- Omaggio a Dante e Di Stefano", poiché anche il forte italico poeta si occupò (e forse visitava addirittura, come sostenne il nostro Maestro Santi Correnti) dell'isola del sole.

La Composizione "E la bella Trinacria", ispirata al canto VIII del Paradiso dantesco e appositamente commissionata per l'evento,  fu eseguita con grande cura e ampiezza vocale dai bravissimi artisti del Coro, di alta professionalità, diretti da Francesco Costa e sotto l'occhio vigile dello stesso autore Monsignor Marco Frisina il quale successivamente fu chiamato sul palco.  Egli ha voluto con una tonalità post decafonica, omaggiare il settecentenario della scomparsa del "ghibellin fuggiasco" con una breve ma intensa partitura, anche facendo riferimento alla vigilia dei moti rivoluzionari del Vespro, che cacciarono gli occupanti francesi dall'Isola, restituendole l'indipendenza tanto agognata. Il noto sacerdote musicista, che ariegga Don Perosi, ha precisato anche a noi codesto importante particolare tanto caro a chi conosce la storia di Sicilia.

Le celebrazioni per Giuseppe Di Stefano non potevano che essere cesellate dal miglior tenore di grazia oggi sul campo belcantistico, ovvero Piero Giuliacci: il quale, passando dal Canio di "Ridi pagliaccio" (la cui interpretazione fu davvero simile a quella indimenticata di Mario Lanza) all'Andrea Chènier di "Come un bel dì di maggio", delineato con una meticolosità di chiaroscuri e una resa scenica oggi ben rari, incantò il numeroso pubblico intervenuto con due capolavori della musica italiana in lingua napoletana -cari al Di Stefano dei bei tempi il quale più volte li incise-, ovvero "Torna a Surriento" (per chi non lo sapesse, la canzone  fu scritta per la visita a Sorrento del Presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli, uomo laico e moderno autore delle primissime riforme nell'Italia affacciatasi al XX secolo) e "Core 'ngrato". In questi due capolavori, l'Arte di Giuliacci ha voluto rendere omaggio a Di Stefano poiché il nostro artista ha marcato una chiave interpretativa affatto classica e appassionante, come sei i decenni non fossero passati.  Abbiamo già scritto che Giuliacci, che ha la "lacrima" di Gigli, è una stella fissa del firmamento belcantistico e molti giovani dovrebbero apprendere da lui. Collega di Giuliacci il tenore venezuelano Aquiles Machado, anch'egli convenuto per i festeggiamenti a Di Stefano, ha dato buona prova della sua vocalità, dal brindisi di Cavalleria rusticana al finale della Turandot. Tuttavia Machado, che da tempo rivela una non folta presenza nei teatri, seppure ben udibile, ebbe una vocalità secca che neppure i due colpi di tosse schiarirono ed ammorbidirono. Nel complesso però riescì a cavarsela. Così l'accompagnamento pianistico dei cantanti da parte di Giulia Russo, evidenziò quella attitudine didascalica che la pur volenterosa musicista non riusciva a superare, avendo ancora molto da studiare tra le importanti partiture che le furono affidate.

V'ha da aggiungere la bella e gustosa pagina del canto delle zingarelle di Traviata, affidata a tre delle brillanti voci del Coro, ovvero Susanna La Fiura, Marco Tinnirello e lo scenografico Riccardo Bosco.

Premio Di Stefano assegnato cum merito a Piero Giuliacci, Aquiles Machado e al cultore delle memorie di Di Stefano  Sabino Lenoci che moderò la serata, alla quale oltre al Coro prese parte un Ensemble orchestrale. Cura delle acconciature da parte del sempre attivo Alfredo Danese, trucchi di Cristina Strano. Organizzazione attenta da parte di Okan Siphaioglu, anche bravo corista.

All'evento furono presenti il Sindaco di Taormina Mario Bolognari, poi chiamato sul palco, il regista teatrale Nino Strano ex politico, nonché esponenti di associazioni combattentistiche che sempre hanno a cuore la promozione culturale, oltre ogni limitazione e barriera.  E Se è vero, come scrisse un poeta moderno del lontanissimo Giappone (ma con tratti simili alle nostre contrade) che "anche se non ci sei \ in quel momento verrò \ da dove sei", la memoria non si perde se di essa si serba il ricordo e se, soprattutto, si rinverdisce di novella e vitale luce.

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