La psicologa Emilia Neri riflette sulla pandemia che ha cambiato il mondo

Emilia Neri, 24 anni, catanese, bellissima e talentuosa, figlia della coppia di geologi: Marco Neri e Anna Leonardi. Ma come possiamo vedere, lei ha seguito una strada diversa  rispetto ai suoi genitori e si è laureata in psicologia clinica con un percorso eccellente e invidiabile.

«I termini “negazionismo“ e “negazionisti” sono stati usati per la prima volta a indicare il movimento  e coloro che negavano l’esistenza del genocidio degli ebrei, una realtà storica, drammatica frutto di menti criminali e disumane. Negavano questa cruda realtà nonostante le stragi che si compivano nei lager, nonostante i forni crematori e le camere a gas. A distanza di anni nonostante il progresso, l’avanzamento del grado di civiltà questo termine è tornato di nuovo in auge a indicare quanti negano una pandemia che ha attaccato il mondo intero, seminando morti, panico, angoscia e che ha blindato in casa le persone, che ha messo in ginocchio l’economia ,messo in difficoltà i governi mondiali che che ha mobilitato ila scienza , la medicina che grazie all’impegno e al genio umano è riuscita ad approntare vaccini per uscire dal buio di questo tunnel» 

A parlare è  una psicologa la dott.ssa Emilia Neri 24 anni, catanese, bellissima e talentuosa, figlia della coppia di geologi: Marco Neri e Anna Leonardi. Ma come possiamo vedere, lei ha seguito una strada diversa  rispetto ai suoi genitori e si è laureata in psicologia clinica  con un percorso eccellente e invidiabile. Ha ottenuto 110 e lode sia alla triennale conseguita nell’ateneo catanese con la tesi "Breve analisi del rapporto tra le attuali tipologie di famiglia e le patologie” sia alla specialistica conseguita all’Università di Padova con la tesi "Diari di solitudine e isolamento: una ricerca con studenti universitari". Inoltre ha appena conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione col massimo dei voti (50/50). Emilia durante il primo lockdown è rimasta in Veneto per evitare di portare contagi alla sua famiglia. Ora interviene con alcune riflessioni sull’atmosfera che si respira in questa fase della pandemia , su quanti non seguono le regole , non portano la mascherina, assumono comportamenti irresponsabili come i negazionisti.

Perché negano l’esistenza del virus?

«Il Covid è una minaccia alla nostra salute fisica e anche psicologica – ha spiegato la dott.ssa Emilia Neri - che ha fatto crollare certezze ritenute immutabili. Tutto questo può causare, in una certa misura, un senso di perdita di controllo, ansia, se non addirittura angoscia. Chi nega il virus lo fa per non affrontare la parte di realtà che crea sconforto e per questo ricerca un colpevole diverso dal virus e parla di complotti. Ciò permette ai negazionisti di riacquistare la percezione di controllo su ciò che accade e di dare forma a ciò che non comprendono. Anche le perplessità, le contraddizioni e le confusioni che si sono create nel primo periodo anche dal unto di vista della gestione mediatica della pandemia ha contribuito a creare una sorta di “mito della pandemia” dove ognuno si è sentito legittimato a esprimere la propria opinione anche senza essere in possesso di solide evidenze scientifiche»

Quali comportamenti dobbiamo assumere in attesa dell’unico futuro che ci potrà dare serenità, la vaccinazione?

«La frase iconica ”andrà tutto bene” ci ha incoraggiato. Ma per affrontare questo conto alla rovescia che ci separa dalla possibilità di essere vaccinati dobbiamo ricordare a noi stessi che farsi prendere dal panico non ci permette di individuare strategie funzionali per migliorare il nostro benessere o di quello di chi abbiamo intorno. Inoltre è necessario acquisire la consapevolezza che l’unico tempo su cui possiamo intervenire attivamente è il presente. L’ideale è seguire una routine, stilando una lista di tutto ciò che ogni giorno si debba fare dal punto di vista domestico, personale e professionale e poi rispettare le regole del distanziamento, portare la mascherina e gli accorgimenti nel rispetto di se stessi e degli altri»

Cosa ci aspetta dopo la fine della pandemia?

«Le previsioni sono diverse. Condivido l’opinione di Galimberti filosofo, psicoanalista e accademico italiano quando dice che "cercheremo di tornare alla vita di prima, anche se questo non sarà possibile in tempi brevi, ma ci vorrà un po' di tempo...»

Ne usciremo migliori?

«Dipende da cosa saremo capaci di trarre da questa nostra esperienza, sia come singoli che come comunità. Dovremo lavorare molto riflettere per migliorare noi stessi e la nostra capacità di riadattamento alla nostra normalità che non sarà più normale»

Lo psicologo può aiutare?

«Il supporto psicologico si è rivelato fondamentale sia per gli operatori sanitari che per quanti ne hanno richiesto l’aiuto. Lo psicologo può aiutare ad analizzare le esperienze personali che si accompagnano alla situazione Covid, a gestire i vissuti emozionali ad essa associati, a sviluppare una maggiore consapevolezza riguardo se stesse e aiutare a trovare strategie e strumenti per il loro benessere»

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