Il belcanto antico stile del tenore Piero Giuliacci e la voce sicura di Giovanna Casolla a Taormina per il Mythos Opera Festival

Con "Cavalleria rusticana" i due prestigiosi artisti hanno dato ampia prova delle loro consolidate doti vocali seppure l'opera sia stata data in forma di concerto.

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Come immettersi nel passato pur rimanendo, ahinoi, nel ventunesimo secolo: questo il filo conduttore della serata del 7 settembre al Teatro antico di Taormina, ove si è data, in forma di concerto, l'ennesima "Cavalleria rusticana", libretto di Targioni Tozzetti e musica di Pietro Mascagni tratta dalla novella del Senatore del Regno Giovanni Verga, catanese. L'evento è stato organizzato nell'ambito del Mythos Opera Festival, di cui è direttore artistico Nino Strano e Sovrintendente Gianfranco Pappalardo Fiumara.

Il colore del passato è stato dato dalla presenza dei due fuoriclasse invitati a esibirsi, nelle classiche parti di Santuzza e compare Turiddu: ovvero il soprano Giovanna Casolla e il tenore Piero Giuliacci. Sulla signora Casolla, veterana delle scene che ha calcato in molti teatri del mondo e dal timbro vocale estremamente deciso e potente nonostante le settantacinque primavere, che più volte ascoltammo felicemente nella nostra Sicilia (l'anno scorso a Tindari, nell'ambito della rassegna organizzata dal Coro Lirico Siciliano) , vestita di un rosso bene augurante, si può ripetere che conquistò il pur non numeroso pubblico intervenuto e ricoprente gli spalti petrosi del teatro taorminese, composto per lo più da stranieri attratti dal popolare capolavoro mascagniano che nel mondo è simbolo della nostra Isola. Spettacolo -sempre nell'ambito delle disposizioni di previdenza pandemica o da covid anche detto "covìddi"-  iniziato venti minuti dopo le 21 e protrattosi per una ora e dieci minuti circa, il quale si dipanò con la presernza di larga imponenza dei due cantanti. E dove la signora Casolla seppe, dopo centinaia di recite e pur in forma concertata, accennare a qualche movenza scenica ma soprattutto padroneggiare con ampia maestria il ruolo per lei aduso da anni.

Piero Giuliacci, classe 1961, è come s'accennava, il colore del passato: proveniente letteralmente dalla strada (la narrativa dice che operaio del movimento  terra, fu spinto dagli altri compagni a dedicarsi al canto: così vinse dei concorsi e iniziò la carriera), caso unico oggi di cantante lirico con tale passato , ha in sè le note della più bella tradizione novecentesca. Spaziante in ruoli verdiani pucciniani donizettiani e di vario genere, Giuliacci ha le classiche vocali aperte, lo stile, il fraseggio  del tenore di grazia:  e udendolo  cantare le arie più celebri di Cavalleria, non si poteva evitare di pensare a colui che egli considera l'ispiratore ideale, Beniamino Gigli. Ma anche al più famoso tenore di grazia del novecento italiano, ovvero Tito Schipa. La vocalità di Giuliacci è questa: da Gigli a Schipa, senza soluzione di continuità. Per lui il secondo novecento vocalmente parlando, da Kraus a Pavarotti a Domingo a Carreras, non esiste. Ascoltandolo si rivive nei dischi a 78 giri e nelle pellicole in bianconero che riportano le voci di "Mamma" del Gigli anteguerra o le melodie classiche napoletane cantate da Tito Schipa, come anche le romanze di Francesco Paolo Tosti, a cui il Maestro Giuliacci dovrebbe a parer nostro dedicare un intiero recital.     IMG-20200908-WA0004Anche l'aspetto scenico concorre a creare il brio del bel passato: egli sale sul palco di Taormina perfetto in frac (in frac lettori diletti, come nessuno dei cantanti moderni usa più! In frac, come era regola nel tempo in cui Filogamo presentava alla radio...) e intona "O Lola ch' hai di latti la cammisa" ; pàrci che nella penombra la voce dei grandi ora polvere, rieda dalle colonne dell'antico teatro e dica: eccoci, non siamo ancor morti se qualcuno è sulla nostra via.

L'orchestra che accompagnò la versione concertata dell'opera, formata da diversi elementi dell'organico del teatro Bellini di Catania, fu diretta dal Maestro Nino Manuli, ottimo "mestierante" della bacchetta e dal piglio sicuro. il coro Katane è stato diretto da Carlo Palazzo. Le altre voci cooperanti sono state Alessio Quaresima Escobar nel ruolo di Alfio, Elena Kanakis in mamma Lucia, Clementina Regina, una apprezzabile Lola.

Oggi poche voci hanno, dopo una certa età, la freschezza serena di quelle della signora Giovanna Casolla e del tenore Piero Giuliacci: molti giovani che intraprendono la carriera belcantistica dovrebbero imparare da  essi, con umiltà, senza arroganza che sovente abbonda. I loro soggiorni in Sicilia sono utili anche per questo, se vi è chi intende assimilare uno stile che magari non porterà all'arricchimento economico ma all'amare il pentagramma, come si diceva in altri casi, in perfetta armonia . In tal modo, seguendo anche un certo stile (il frac del nostro tenore in una serata umida e afosa non fu un caso ma esempio, per chi capisce) si giunge al risultato voluto. L'equilibrio della obiettività, nel belcanto come in ogni fase del proprio ruolo nel palcoscenico della umana esistenza, è difficile, spesso frainteso anche da chi ha gli elementi per capire: la propria coscienza di aver scelto Amore e non tenebra, è unica e sicura via della Luce.    Alla serata, Taormina è sempre un luogo magico, erano presenti fra gli altri, esponenti del Comando per la Sicilia della Legione Garibaldina e dei Rotary clubs.    Il teatro che ha visto e vedrà tanto e più ha ascoltato, continua la bimillenaria esistenza, tra il sole e il mare.

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