Wonderland of Rockets: il ritorno sulla Terra degli Space Rock Invaders

È la band che negli anni Ottanta ha rivoluzionato la musica inventando lo “Space Rock”. “Wonderland” è un concept album con 10 brani che lanciano un messaggio: «Veniamo da un’altro Mondo per salvare il pianeta». Nell’album viene esaltata la figura del bambino, come l’unico essere umano che può salvare il mondo. Rockets_b

Il Viaggio di Ritorno, tra musica e ambiente. Presto nei Cartoni Animati.
Una sola navicella spaziale è uscita illesa dalla pioggia di proiettili di “Space Invaders”. Il suo pilota è Fabrice Quagliotti. Professione: tastierista dei Rockets. La band francese, per intenderci, che negli anni Ottanta ha inventato lo Space Rock con tanto di esibizioni live con laser, tute spaziali e navicella sul palco. Indimenticabile la loro versione di “On The Road Again” dei Canned Heat. Magistrali brani come “Galactica” Future Woman, Space Rock, One More Mission ed “Electric Delight”.  Nel 1980 il gruppo dal look spaziale, argenteo e alieno, vinse il Telegatto come miglior band straniera in Italia.
Poi, il silenzio (un nuovo, lungo, viaggio interstellare?) e, adesso, il ritorno sul pianeta Terra, grazie al tastierista Fabrice Quagliotti, unico superstite della band originaria.
TeatroUna volta parlavamo di un possibile futuro nello Spazio. Oggi vogliamo salvare il Pianeta. A quarant’anni dall’esordio: il ritorno sulla Terra dei Rockets.
Nel 1980 erano stati a Catania per suonare allo Stadio Cibali. Un giornalista di famiglia, allora  chiese loro se sentivano la “concorrenza” dei Kraftwerk, i pionieri dell’elettronica. La  risposta fu: «Noi non siamo ingegneri, noi siamo musicisti».WonderlandCOVER_b
Oggi, i Kraftwerk riempiono musei e palazzetti con le loro performance e i Rockets tornano sulla cresta dell’onda con il nuovo album “Wonderland” ed un singolo, le cui cover sono state realizzate da ragazzi.

L’atteso nuovo album verrà anticipato da tre singoli con tre videoclips.
Il filo conduttore di questo nuovo album è incentrato sui bambini, sul futuro e sulla salvezza del nostro pianeta.
L’attuale formazione: alla voce John BiancaleGianluca Martino alla chitarra, al basso Rosaire RiccobonoFabrice Quagliotti, tastiere e Eugenio Mori alla batteria, percussioni.

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 L’intervista a Fabrice Quagliotti, tastierista e leader della band, da tempo in Italia.
Fabrice, credi che i giovani d’oggi abbiano bisogno di nutrirsi della musica del passato?
«Bisogno non so, sicuramente sono curiosi di scoprire la musica con la m maiuscola, perché purtroppo oggi certa “musica” è alla portata di tutti, basta un semplice software e hai messo su la tua band. Bisognerebbe riscoprire il gusto e la fatica, fare quello che si faceva quando ho cominciato io. Se volevi registrare un disco, o suonavi davvero o niente. Oggi, nel 95% dei casi, la gente vorrebbe far musica senza saper suonare. Si utilizzano programmi con accordi già fatti, suoni preconfezionati. Bisogna ritornare alle origini, e dire: “Impariamo a suonare e, poi, abbiamo a disposizione anche la tecnologia».
Il problema è che oggi, forse, conta più l’apparire.
«Oggi hanno valore i “contatti”, qualche centinaia di “like”. Conta farti vedere in qualche trasmissione tv più o meno decadente, di quelle dove la gente si insulta perché non ha altro da dire, e questo lo trovo davvero triste».
Nella tua musica, in quella dei Rockets, emerge la capacità di rinnovarsi, di capire di cosa ha bisogno il mercato…
«Ti direi “ni”, nel senso che non ho più vent’anni, però faccio musica come la facevo allora, col cuore. Non sto lì a guardare se quello che faccio vada bene per il mercato. Quest’album, per esempio, è fuori dai canoni. Innanzitutto è un concept album ed è suonato da una band vera. Pochi, oggi fanno album; suonati, ancora meno; concept, nessuno. Per noi significa essere tornati indietro nel tempo ed è quello che ci rende diversi. Siamo moderni, nel senso che la modernità vuol dire anche volgere lo sguardo al passato».
Kids from Mars_cover singolo_bIl singolo “Kids From Mars” è un manifesto a favore dell’ambiente. Dite che a salvarci saranno i bambini…
«Partiamo dall’idea che io, dentro, sono e sarò sempre bambino. L’intero album “Wonderland” dipinge i bambini come i salvatori del nostro pianeta, ma non perché devono combattere o fare altre cose strane ma perché serve una presa importante di coscienza. Sulla base di questo ho chiamato l’album “Wonderland” che, nell’immaginario comune, è questo paese delle meraviglie che invece, per me, è tutt’altro che immaginario, perché “Wonderland” ce l’abbiamo qua davanti a noi, sotto i nostri piedi. E si chiama Terra».
Il guaio, forse, è che non riusciamo a capire il danno che stiamo facendo al nostro pianeta…
«I giovani, finalmente, si stanno rendendo conto che qualcosa non funziona, che siamo in preda a un processo involutivo cominciato almeno 50 anni fa».
Una domanda cattiva: ma non è che avete fatto un’operazione “paracula” cavalcando l’onda del disastro ambientale?
«No. Se volessi fare qualcosa di paraculo mi inventerei qualcosa di davvero paraculo. Questo è un discorso veramente importante perché dobbiamo renderci conto che se si va avanti così, fra due, tre secoli, saremo messi veramente male».
Beh, noi non ci saremo…rockets-anni-70-80
«Tu no? Io ci sarò ancora…».
Azz, beato te, Fabrice!
«C’è un astronauta che ha detto che se i potenti del mondo andassero nello Spazio per guardare come si sta riducendo la Terra, sicuramente qualcosa farebbero. Se hai una coscienza devi fare di tutto per cambiare, altrimenti andiamo verso la rovina».
Parli di Luca Parmitano? Sai che è siciliano di Paternò?
«Io amo l’Italia, ci vivo da tanto tempo…».
Direi che ormai sei italiano a tutti gli effetti.
«D’adozione sicuramente. E poi, devi sapere che questo album ha tantissimo di pugliese. I cori sono stati registrati a Bitonto con ragazzi pugliesi. La cover di “Doot Doot”, l’abbiamo realizzata in Puglia. Francesca Pastore, che ha disegnato la copertina con Leonardo Festa, è pugliese. Il mio produttore è pugliese. Adesso spero di realizzare qualcosa in Sicilia, terra che adoro. Vado spesso a San Vito Lo Capo, a Levanzo. Il paradiso ce l’abbiamo qua, dalla Val d’Aosta alla Sicilia. Io ho avuto la fortuna di viaggiare e mi sono reso conto che non c’è niente di più bello del nostro pianeta. Il grande problema è l’uomo, l’unico essere vivente che si autodistrugge, una cosa assurda. Per questo dico che i bambini, con una presa di coscienza giusta, hanno nelle mani il nostro futuro. I Rockets, una volta, nei loro testi parlavano del futuro delle nostre vite guardando allo Spazio, ad altre costellazioni. Adesso parliamo sempre del futuro ma con un avvertimento: facciamo attenzione!».

Scritto da Mauro D’Angelo, Eugenio Ripepi e Federico Bozzano. Regia Eugenio Ripepi. Art Director Federico Bozzano. Prodotto da Mauro D’Angelo e Eugenio Ripepi. Il brano è di F. Quagliotti e T. Corizia. Eseguito dai Rockets.
The-Rockets Il compito della musica è anche quello di lanciare dei messaggi forti?
«Il testo di “Kids From Mars” per qualcuno è debole, non è niente di che. Io rispondo che è un testo che potrebbe essere stato scritto da un bambino evoluto. E’ semplice, ma spesso la semplicità è molto profonda».
…to be continued

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