William Shakespeare e la città di Messina

Un mistero lungo quattrocento anni

Un contributo per una riflessione su alcuni aspetti, ancora oscuri, della vita e delle opere del Bardo1

Ne “Il mercante di Venezia”, atto primo scena I, si parla di “ragusine”. “Ragusine” o “ragusee” erano chiamate le grandi galere mercantili veneziane, dal grande porto dalmata di Ragusa (in croato Dubrovnik) che era sotto il dominio di Venezia. Risulta difficile credere che lo Shakespeare di Stratford conoscesse tale specialistica denominazione. Cosa c’entrano queste “ragusine” con Messina?. Questo e altre verità si scopriranno  leggendo il libro “William Shakespeare e la città di Messina” di Nino Principato che sarà presentato mercoledì 6 dicembre, alle ore 16,30, nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca  presso il Municipio di Messina.

Nino Principato - Copia

Nino Principato

Moderatrice sarà la dott.ssa Silvana Paratore mentre in programma gli interventi dell’autore, Nino Principato, di Giuseppe Previti, di Damiano Malfi, di Anthony Greco e la partecipazione di Saul Gerevini, studioso e appassionato di Shakespeare.

PROLOGO: Fu nel secolo XVIII, il “Secolo dei Lumi”, che nacque la controversia e, quindi, il dibattito sull’attribuzione delle opere e sulla vera identità di William Shakespeare (Stratford upon-Avon aprile 1564 – 23 aprile 1616). Dibattito generato soprattutto dal fatto che, a lungo, mancarono e mancano notizie certe sul drammaturgo: lo studioso inglese George Steevens, infatti, nel 1785 ebbe ad affermare che le uniche notizie certe su Shakespeare fossero il luogo di nascita e morte e poche altre informazioni anagrafiche. Samuel Schoenbaum, uno dei più grandi studiosi di Shakespeare del sec. XX, riguardo la quasi inesistenza di fonti biografiche e l’assoluta mancanza di manoscritti di tutte le sue opere, scrisse in proposito: “La storia della vita di William Shakespeare è un racconto di due città. Stratford l’allevò; Londra gli diede, letteralmente e metaforicamente, un palcoscenico per la sua fortuna”. Martin Maurice, nel suo William Shakespeare (Rizzoli Milano, 1955) va ancora oltre e scrive: “Cinque o sei date su un registro, alcuni documenti di stato civile, di atti procedurali, di contabilità. Nonostante gli sforzi dei biografi per ampliare questo povero materiale facendo appello alla tradizione ed alla leggenda, ciò che sappiamo resta insignificante a confronto di ciò che non sappiamo. Sulla sua educazione, i suoi studi, la sua cultura o la sua ignoranza, il suo tirocinio nella vita e in un mestiere, la sua religione, il suo carattere, le sue ambizioni, i suoi amori; in breve, di ciò che faceva di lui un uomo, noi ignoriamo tutto. E non soltanto per quegli otto anni che sfuggono alle nostre ricerche, ma dalla sua nascita fino alla morte.”

una ragusina

una ragusina

A voler essere pignoli, però, la questione della vera identità di Shakespeare è molto più antica e fu innescata nel 1589 da un altro drammaturgo suo contemporaneo, Thomas Nashe, che nei suoi scritti denuncia una sua polemica contro John Florio il cui tema centrale, secondo la ricercatrice Giulia Harding, era proprio Shakespeare. In sostanza, l’attore William “Shakspere” di Stratford non avrebbe potuto “creare” Shakespeare senza l’intensa collaborazione del coltissimo e poliglotta John Florio che, a sua volta, lo presenta al conte di Southampton che era stato suo studente sin dal 1586 (a tale conclusione giunge anche Saul Gerevini nel suo “William Shakespeare, ovvero John Florio: un fiorentino alla conquista del mondo”.2 - Copia

Si consideri, inoltre, che nella sua scarna biografia c’è un vuoto di notizie di ben diciotto anni dalla nascita fino al 1582, quando il 27 novembre di quell’anno contrae matrimonio con Anne Hathaway, di otto anni più vecchia di lui (si trattò di un matrimonio riparatore dal momento che Anne era incinta). La critica parla anche di “anni perduti” per definire l’altro periodo dal 1585 al 1592, 8 anni, di cui non si sa assolutamente nulla di Shakespeare. Fra le supposizioni di diversi autori per cercare di far luce su questo periodo oscuro il primo biografo del drammaturgo, Nicholas Rowe, riporta una notizia (non suffragata da fonti) secondo la quale Shakespeare dovette lasciare Stratford e raggiungere Londra per sfuggire a un processo intentatogli per aver cacciato di frodo un cervo nel parco di sir Thomas Lucy; un’altra versione, risalente al sec. XVIII, vuole che Shakespeare iniziò la sua carriera in teatro sorvegliando i cavalli degli spettatori londinesi (è sintomatico rilevare che, col tempo, i custodi dei cavalli vennero denominati “Shakespeare’s boy”; secondo John Aubrey, il Bardo divenne un maestro di scuola di campagna, assunto da Alexander Hoghton di Lancashire che cita un certo “William Shakeshafte” nel suo testamento del 1581 (non ci sono comunque prove che qualche membro della famiglia del poeta usò mai la variante “Shakeshafte”). Molto acutamente, Saul Gerevini osserva: “Questo “anonimato” fa pensare a Shakespeare come ad una entità puramente letteraria, piuttosto che ad una persona in carne ed ossa”.

Principato

Un fitto mistero che ancora oggi avvolge la sua figura e che ha fatto ipotizzare diverse paternità delle sue opere: si fanno i nomi di Francis Bacon, Christopher Marlowe, Henry Neville, Edward de Vere 17° conte di Oxford, John Florio, Michel Agnolo Florio, Michelangelo Florio Crollalanza o Scrollalanza. Si aggiunga l’elevato livello culturale della produzione letteraria del Bardo, un ricchissimo vocabolario di circa 29.000 parole diverse, la profonda conoscenza dell’inglese oltre che della politica e della giurisprudenza, conoscenze che riesce difficile credere facessero parte del bagaglio culturale di un borghese attore-uomo d’affari, non fornito di una spiccata e particolare istruzione (non esistono registri di ammissione o di frequenza che testimonino di lui in alcuna scuola secondaria, college o università).

“Shakespeare non è mai esistito – affermò lo scrittore e giornalista Alphonse Allais (1854-1905) – Tutte le sue opere sono state scritte da uno sconosciuto che aveva il suo stesso nome”. E Mario Praz: “Shakespeare è impossibile ritrovarlo negli aridi insipidi particolari della sua vita: fuori dai drammi, l’uomo Shakespeare non è più vivo di quel che sia vivo il busto policromo sulla sua tomba”. Ridotta all’osso, come si è detto, la sua biografia: William Shakespeare, terzo figlio di John e Mary Arden Shakespeare con un fratello minore Edmund (nato nel 1580) che diventerà anche lui attore e lo seguirà a Londra, battezzato il 26 aprile 1564 a Stratford upon-Avon, grosso centro del Warwickshire a nord-ovest di Londra, si trasferisce a Londra nel 1592 e diventa attore e azionista (circa del 10%) della compagnia teatrale chiamata “The Lord Chamberlain’s Men” (proprietaria del Globe Theatre a Londra nel 1599). Tutta la sua vita si svolge tra Londra e Stratford, dove si ritira nel 1609 e dove muore nel 1616.William Shakespeare e la citta di Messina

Questo libro intende dare un contributo per una riflessione su alcuni aspetti, ancora oscuri, della vita e delle opere del Bardo, fermo restando che la sua grandezza, chiunque possa essere stato, non è minimamente scalfita: rimane (ed è ciò che conta) la sua immensa produzione letteraria che ne ha fatto il più grande drammaturgo di tutti i tempi.

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