Usa e Gran Bretagna pronti ad attaccare la Siria

Obama e Cameron pronti a sferrare l’attacco decisivo contro Assad entro dieci giorni, manca solo l’avallo delle Nazioni Unite. Ma forse non servirà

Dopo gli ultimi avvenimenti Usa e GB sono pronte ad attaccare la Siria con la copertura diplomatica delle Nazioni Unite; il problema maggiore per l’occidente sono le armi chimiche che il regime sta usando contro la popolazione e i ribelli, anche se Carla Del Ponte, commissario Onu per i crimini di guerra in Siria, avrebbe le prove che il gas è in mano ai ribelli: «Abbiamo le prove che le armi chimiche in Siria ci sono, ma sono in mano ai ribelli. Abbiamo potuto raccogliere alcune testimonianze sull’utilizzo di armi chimiche, e in particolare di gas nervino, ma non da parte delle autorità governative, bensì da parte degli oppositori e dei resistenti».

I recenti avvenimenti alla periferia Est di Damasco del 21 agosto scorso fanno, invece, pensare che Bashar al-Assad li stia usando contro i ribelli, per questo motivo Obama e Cameron sono disposti ad attaccare la Siria anche senza l’appoggio ufficiale dell’Onu. Sarebbe già pronto un piano per colpire il regime via mare e via aerea con i Tornado e gli F-16. L’indiscrezione arriva dal Daily Telegraph e dal Daily Mail, i quali affermano che Usa e Gran Bretagna stanno preparando una guerra-lampo di dieci giorni – stile Kosovo nel 1999 -, strategia tecnicamente perfetta per occupare il territorio siriano e far crollare il regime di Assad. L’unica certezza, a quanto pare, è che non ci dovrebbe essere nessun militare a calpestare il suolo siriano: Obama e Cameron non vogliono un altro Afghanistan o un altro Iraq, per cui la strategia sarebbe quella di bombardare la Siria con i droni che partirebbero dalle basi in Turchia e Giordania, prendendo di mira solamente le basi con i depositi chimici nel quadrante occidentale del Paese (Al Nayrab, Aleppo, Hama, Al Nasiriyah, Khalkhaliya, Damasco e Homs).

Quattro incrociatori della classe Arleigh Burke, tutti provenienti dalla sesta flotta, equipaggiati ognuno con 96 missili Tomahawk spareranno i loro cannoni a 2.500 chilometri dalla costa, poi ci penseranno i 180 caccia F-15 ed F-16 a coprire l’eventuale – ma improbabile – sbarco dei 18 elicotteri arrivati con le cinque portaerei in orbita vicino alle coste siriane. La protezione aerea, anche per i caccia e gli elicotteri, verrà assicurata da una dozzina di Awacs e cacciabombardieri che sorvoleranno l’area immediatamente dopo che l’ordine verrà impartito. Il tutto avverrà usando gli spazi aerei di paesi amici vicini come Israele, Giordania e Turchia.

I siriani si difenderanno con i MiG 25 e i MiG 21 rimodernati dalla Russia, l’ottantina di MiG 23 in mano ai lealisti, con i sempre efficientissimi MiG 29 (circa 80), i 20 cacciabombardieri Sukhoi 24, gli elicotteri europei Gazelle e la contraerea sparsa in tutti i punti strategici, a cominciare dai 15 aeroporti più importanti, equipaggiata con missili terra-aria SA-300.

Lo scenario sembra apocalittico, ma gli alleati ci hanno assicurato che tutto finirà in meno di due settimane. In dieci giorni i danni collaterali potrebbero anche non essere quantificabili, però l’importante che americani e inglesi abbiano la loro annuale guerra-lampo.

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