Un’esilarante Lina Sastri ne “La Lupa” al Teatro ABC di Catania

Una “Lupa” moderna e tragica, carica di sofferenza e dalla maternità simbiotica e malata, al Teatro ABC di Catania interpretata da Lina Sastri.

Un’insolita Lina Sastri, calca la scena al teatro ABC di Catania con “La Lupa”, novella di Giovanni Verga, una rappresentazione assai originale simbolo di una donna libera, ma anche piena di sofferenza, una nuova interpretazione di gnà Pina che il regista Guglielmo Ferro riesce a rendere con realismo, creando uno spazio che tende ad assumere significati diversi, in alcuni casi simbolici. La Lupa, inclusa nella raccolta Vita nei campi, si muove nella Sicilia rurale di fine Ottocento, quando si afferma il teatro verista del genovese Paolo Giacometti, utilizzando minuziose descrizioni degli ambienti.

L’attrice esprime la tipologia del personaggio, molto diverso dalle altre figure femminili delle opere del Verga, richiamando i tratti della strega nell’immaginario popolare, ma accanto all’idea ferina della sua insaziabilità, il pubblico si ritrova a contatto con una Lupa sola, isolata e piena di dolore. La protagonista arriva ad adescare un giovanotto (Nanni) Giuseppe Zeno, che convince a sposare la figlia Mara, per averlo in casa con sé e poterlo sedurre in ogni momento, sarà però un amore impossibile e tragico; l’uomo, esasperato dalle attenzioni della donna e dalla volontà di essere fedele alla moglie, arriverà a uccidere la donna. I personaggi agiscono in spazi esterni: la casa indica il rispetto dei valori più radicati della comunità, come il matrimonio e la famiglia (Maricchia stava in casa ad allattare i figliuoli), mentre i campi bruciati dall’afa estiva alludono alla loro profanazione (in quell’ora fra vespero e nona, in cui non ne va in volta femmina buona, la gnà Pina era la sola anima viva che si vedesse errare per la campagna).

L’ambientazione è fortemente simbolica: spicca l’Etna paesaggio che rispecchia lo stato d’animo con la mietitura, l’atmosfera torrida del paesaggio rinvia alla passionalità della Lupa con le ore calde di giugno; il delitto avviene nei campi, sotto il sole che fa luccicare la lama: i colori dominanti sono il nero degli occhi della Lupa (la morte), in contrasto con il bianco del pallore di Nanni (la paura), e il rosso dei papaveri, simbolo della perversa sensualità. Una storia quasi documentaria e l’omicidio finale rappresenta una sorta di rito,  di catarsi, con cui la comunità elimina dal proprio interno un elemento scomodo e perturbante

Nella figura della “lupa” Sastri fonde angoscia e aggressività, e rappresenta tutto ciò che è estraneo (e quindi, peccaminoso e malvagio) alla mentalità popolare, tanto da riecheggiare, nel proprio soprannome (peggiorativo come quello di Rosso Malpelo) una suggestione dantesca. La “lupa” del primo canto dell’Inferno che “[…] di tutte brame | sembrava carca nella sua magrezza”, vv. 49-50.

Personaggio universale e di attualità, rappresenta un archetipo della letteratura e l’interpretazione ridisegna una “Lupa” passionale e inquietante, coerente ai richiami storici della metà dell’Ottocento, una moderna Catherine di Emily Brontë, autrice inglese e come lei esprime la forza e l’intensità delle passioni, opponendosi al decano sociale, evadendo dalle soffocanti costrizioni, così attraverso metafore esprime sentimenti e anche qui troviamo l’eroe satanico dalla forza distruttiva. Una donna che genera paura del “diverso”; il suo potere ha il carattere del maleficio da esorcizzare. La Sastri è riuscita a cogliere un aspetto nuovo: l’eros come “sofferenza”, contenendo un rapporto simbiotico con la figlia, risultato di una maternità malata.

Nell’insieme la rappresentazione è riuscita a trascinare lo spettatore e a emozionarlo che applaude con vigore. L’arrangiamento musicale porta una firma d’eccezione, quella di Franco Battiato, che ha musicato “garofulu pumpusu”, lo stornello che la Lupa dedica al suo amore. “Non possiamo che ringraziare il Maestro – commenta Guglielmo Ferro – per la sua grande generosità”. 

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