“Una spiaggia troppo bianca”, il libro inchiesta di Stefania Divertito

“Presso i locali della Camera del Lavoro di Catania è stato presentato l’ultimo lavoro della giornalista napoletana”.

Lo scorso giovedì 11 giugno alle ore 19.30 ha avuto luogo alla Camera del Lavoro di Catania, in via Crociferi 40, la presentazione del libro-inchiesta sull’amianto di Stefania Divertito, dal titolo “Una spiaggia troppo bianca”.

Alla conferenza, oltre all’autrice, sono intervenuti Giacomo Rota, segretario alla Cgil di Catania, Pippo Glorioso, sindaco di Biancavilla, Marcello Migliore, professore di Chirurgia Toracica presso la facoltà di Medicina di Catania e Claudio Longo, della segreteria provinciale Cgil di Catania.  A moderare l’evento è stato Antonio Sciotta, giornalista de “Il Manifesto”.

Stafania Divertito ha definito il suo libro un romanzo fresco, dal linguaggio volutamente scorrevole, allo scopo di coinvolgere un pubblico vasto ed eterogeneo, con una particolare attenzione ai giovani. L’idea di partenza era infatti quella di avvicinare anche i ragazzi a una tematica dura e complessa come quella dell’amianto. Realizzare un libro che non sia rivolto esclusivamente agli “addetti ai lavori” è fondamentale data l’importanza di un argomento così delicato e ancora poco discusso.

A tal proposito Stefania Divertito costruisce una storia intorno a un’inchiesta ambientale strutturandola in due parti: una inventata e una autentica basata su una nota vicenda ambientale che ha colpito particolarmente l’autrice, spingendola ad occuparsi di amianto. L’episodio riguarda la morte di un centinaio di militari, causata dal contatto con il pericoloso materiale presente sulle navi della Marina.

Marcello Migliore è intervenuto raccontando la sua esperienza professionale che lo ha visto entrare in contatto con pazienti vittime del killer silenzioso. L’amianto ancora oggi si trova negli edifici pubblici e privati e a tal proposito il sindaco di Biancavilla, Pippo Glorioso, ha illustrato la situazione in cui da tempo riversa il paese segnalando la presenza di amianto anche negli inspessimenti delle tegole. Ogni anno si ammalano 1600 persone, tuttavia sembra esserci la speranza di un cambiamento rappresentata dal finanziamento di 12 milioni di euro che il Comune dovrebbe ricevere per la bonifica, come ha dichiarato lo stesso Glorioso.

La presentazione del libro di Stefania Divertito ha rappresentato un’occasione importante per rendere nota una situazione rischiosa che tocca da vicino il paese di Fiumefreddo, nel catanese. Giacomo Rota ha raccontato la storia di due cartiere, la Siace e la Keyes, che dichiararono il fallimento  rispettivamente nel 1987 e nel 2002. Da allora entrambe riversano in uno stato di abbandono, situazione particolarmente favorevole a Cosa Nostra che le ha trasformate in un deposito di amianto dove ne sono state versate 1500 tonnellate.

Nel 1999 la Provincia di Catania acquista l’area vicino alla spiaggia con l’intento di ripristinarla, al fine di realizzare un parco acquatico per il quale sono stati stanziati 17 miliardi delle vecchie lire, ma il progetto si blocca e il sito rimane abbandonato in balìa del caos burocratico e dell’illegalità. Dopo essere stata sequestrata per la prima volta nel 1998, la Siace subisce un secondo sequestro nel 2008. Due anni dopo la provincia vince una gara d’appalto per la bonifica del sito industriale, ma questo non accade, in quanto l’amianto viene, in un primo momento, rimosso dalla cartiera per poi essere tristemente occultato sotto terra. Così Fiumefreddo vede un sito di ben 40 ettari in prossimità del mare trasformato in una vera e propria bomba ambientale di materiale cancerogeno.

Quella di giovedì scorso è stata quindi uno spunto per puntare i riflettori su un problema, spesso taciuto che però costituisce ancora oggi un pericolo per la salute dell’uomo e per l’ambiente, nella speranza che il silenzio non rappresenti più un complice passivo di questo subdolo killer. 

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