“Una Piccola Impresa Meridionale” sul podio del Box Office

La pellicola di Rocco Papaleo sbanca a sorpresa  il botteghino conquistando critica e pubblico. Un successo meritato per il Regista lucano dalla gavetta importante

È sempre difficile confermarsi dopo il successo dell’opera prima, dopo le attese e le aspettative nutrite dai fans. Una pressione che potrebbe rischiare di vanificare il lavoro di tutta una vita. Non è il caso di Rocco Papaleo che dopo il pluripremiato “Basilicata Cost to Cost”, conferma le sue brillanti doti alla regia con “Una piccola impresa Meridionale”. Garbato e profondo, il lungometraggio dimostra dalle prime battute una vitalità non da poco, giocando sin dal titolo, con un ossimoro ben riuscito. Parlare d’impresa nel Mezzogiorno, al giorno d’oggi, non è semplice. Il caro vecchio Sud è sempre sulla bocca dei suoi detrattori, pronti a scagliarsi contro le dinamiche meridionali, sfruttando i soliti cliché, alquanto anacronistici. Sì perché ad essere sinceri, di vere e proprie differenze tra “l’evoluto” Nord e “l’arretrato” Sud, non sembra che sia ancora opportuno scriverne. Come una sorta di evergreen, servono solo a riempire i vuoti di talk show politici privi di contenuti, banali e ripetitivi. Il mezzogiorno è ben altro; è una spinta propulsiva che parte dal basso per arrivare a toccare le corde del sentimento, cercando un riscatto sociale che supera le brutture che lo attanagliano. La pellicola di Papaleo riesce nell’impresa: attraverso un faro diroccato e abbandonato, si intrecciano le storie di reietti, di scarti sociali che lontani dalle lusinghe del perbenismo di facciata, riscattano la propria esistenza attraverso la condivisione di un ideale. La ristrutturazione di un vecchio faro è il pretesto per rimettere in piedi le fondamenta delle proprie esistenti, riattivando un meccanismo che, come quello del faro, guida nella giusta direzione le rotte dei naviganti. Con una cast di tutto rispetto, dal regista-attore Papaleo, passando per Riccardo Scamarcio, giunto alla maturazione artistica, Barbara Bobulova nei panni di un ex prostituta, Sarah Felberbaum in quelli della sorella e Claudia Potenza, la pellicola gode di una spensieratezza supportata dalla gradevole colonna sonora. Rispetto al continuo movimento del precedente film, l’immobilismo del Faro in cui ruota la trama, non priva “Una piccola impresa meridionale” di una partitura ben orchestrata anzi, come il mare sullo sfondo, crea un perenne movimento narrativo, intessendo storie e rimandi narrativi. Da abile direttore d’orchestra, il regista di Lauria, afferma la sua poliedricità, premiata da una gavetta lunga ma utile a forgiarne il carattere. Critica e pubblico sono concordi nel premiare una produzione tutta italiana, con un occhio al  budget contenuto, a testimonianza che non sempre – o quasi mai – folli spese di produzione sono garanzia di successo. 

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