Una canzone di Filippo Andreani onora la memoria dell’indimenticabile granata Gigi Meroni

La meravigliosa alchimia che ha prodotto in me un sogno che diventa realtà  permettendo domani sera, sabato 17 di onorare la memoria di Gigi Meroni, nasce per un singolare mescolarsi delle mie passioni: la musica e il Toro.

Questa splendida occasione ha una genesi abbastanza rocambolesca.

Per me, giornalista musicale da tanti anni, seguire il Premio Tenco, la più nota manifestazione sulla canzone d’autore italiana, è d’obbligo. Quando scopro che tra i finalisti per la targa di miglior brano italiano c’è una canzone intitolata “Gigi Meroni”, scatta in me la curiosità di ascoltarlo immediatamente.

Il brano, a firma di Filippo Andreani e Luca Ghielmetti, è stupendo, di forte impatto poetico e musicale. Subito mi lancio sulle tracce di Filippo e mi balena in mente la più naturale delle conclusioni: la canzone potrebbe essere il modo migliore per onorare l’indimenticabile numero 7 granata, a quasi cinquant’anni dalla sua tragica scomparsa; era il 15 ottobre 1967 quando, attraversando un corso di Torino, venne travolto da un auto che lo uccise.

E se il verso della nota canzone di  Morandi “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” calza a pennello per la figura di Gigi Meroni, questo risulta altrettanto adeguato per Filippo Andreani, cantautore comasco folk e punk, classe ‘77, che per un soffio (due voti persi per l’errore nel votare di due giornalisti) non ha agguantato il premio Tenco per la migliore canzone.

Grazie all’attenzione e alla sensibilità del Torino FC, Filippo Andreani sabato sera è stato ufficialmente invitato allo stadio Comunale e nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo di Torino-Milan, mentre risuonerà la sua canzone dagli altoparlanti dello stadio, con la sorella minore di Gigi, Maria, depositerà un mazzo di fiori sotto la Maratona, tradizionale curva del tifo granata.

Un bellissimo modo per onorare la memoria di Gigi. Racconta Filippo: “L’amore immenso ed incompiuto tra Gigi Meroni e la sua Cristiana meriterebbe la penna e la voce di mille cantautori. Ci sono storie che sembrano nate per diventare canzoni, anche se ciascuno di noi avrebbe augurato a questo amore un finale ben diverso e meno tragico. Meroni per me è l’arte applicata al calcio: intreccio perfetto di regole e fantasia”.

In “Gigi Meroni” c’è il campione, la sua “solitudine in fascia”, il suo “numero sette alla schiena” a emblema di uno stile di vita; c’è quel Toro a cui il destino ha sempre tolto almeno quanto gli ha dato (“il futuro è il nemico peggiore della maglia granata / ogni volta che ha finto di amarla l’ha abbandonata”); c’è l’uomo, partito da Como, passato per Genova ed arrivato a Torino stringendo la mano della donna che di li a poco avrebbe salutato per sempre senza nemmeno l’ultimo bacio. La fine della canzone immagina una partita a scopa: al tavolo ci sono Giacinto Facchetti (“ieri l’altro è arrivato Giacinto che ancora cercava il pallone”, quello che Gigi gli nascose per poi segnare un meraviglioso gol all’Inter), Gianni Brera (che per Meroni scrisse un “coccodrillo” leggendario), Nostro Signore (a fare il padrone di casa) e  Meroni. Giocando a carte Gigi confessa di non aver più sorriso, nemmeno quando il Toro segnò lo strepitoso poker nel primo derby senza di lui. Era  passata una settimana dalla sua morte ma lui c’era: guardava la partita “da sopra una nuvola con Gabetto e Mazzola”.

La figura di Meroni sintetizza al meglio lo spirito del Toro: dare il massimo sempre, con onore e amore, privilegiando fantasia e libertà, anche quando un destino avverso sembra accanirsi e fa svanire il sogno.

In nome di questi valori, sono certo, sabato sera si unirà tutto lo stadio in un solo coro , in un solo applauso con quel calore granata che ci appartiene e idealmente, sotto la curva, si concretizzerà l’abbraccio con Gigi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *